Vangelo della domenica, la riflessione del Vescovo Francesco Cavina: “L’aiuto di Cristo è indispensabile”

La riflessione sul Vangelo di domenica 9 agosto 2020 di monsignor Francesco Cavina*:

“Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù chiede agli apostoli di precederlo all’altra riva del lago. Mentre stanno compiendo la traversata vengono a trovarsi in una situazione di pericolo: hanno il vento contrario che agita il lago e la barca avanza con fatica. Sulla barca sono soli perché Gesù si è ritirato su un monte a pregare.

La vicenda degli apostoli descrive la situazione nella quale tante volte anche  noi ci troviamo a vivere: provati da difficoltà che nascono dall’esperienza della nostra fragilità o dalle cattiverie derivanti dal prossimo, ci sentiamo soli. Nonostante tutti i nostri sforzi non procediamo, continuiamo a scontrarci con le stesse difficoltà e, così, subentra lo sconforto ed il tedio della vita. Ebbene, in questa situazione, come è accaduto ai discepoli, il Signore si avvicina, si fa presente in modo inatteso, sorprendente, non convenzionale. Non tocca a noi decidere la modalità della presenza del Signore. A noi è chiesto di avere fiducia in Lui, di accogliere il suo aiuto nella forma in cui egli ce lo offre.

Gesù si presenta agli apostoli con le parole: “ Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Li rassicura! Dice loro che possono contare su di Lui e sulla Sua protezione per superare le difficoltà e i pericoli e giungere sani e salvi alla riva. Gesù può dire “Non abbiate paura, non temete!” Perché Lui è Dio e in quanto tale possiede tutti i poteri ed è più forte di tutti, anche della morte stessa.

Il comportamento dell’apostolo Pietro ci dice quali sono le condizioni che ci fanno superare il pericolo: guardare a Cristo, avere cioè il cuore rivolto verso di Lui. Gesù è sempre pronto a tenderci la mano. Possiamo vivere in questa sicurezza solo se come gli apostoli riconosciamo che Egli è il Figlio di Dio. I Vangeli sono stati scritti non per farci scoprire l’umanità di Cristo, che era ben evidente, ma la sua divinità. Infatti, se egli non è il Figlio di Dio non è in grado di salvarci dai nostri peccati e dalla morte, e, dunque, non ha senso aggrapparsi alla Sua Persona.

Se Cristo è il Figlio di Dio, fatto carne, per la redenzione del mondo, non solo la nostra vita sarà salvata dall’abisso del peccato e della morte, ma anche la Chiesa troverà in Lui un’ancora di salvezza. Scrive un autore: “Questa nave, sulla quale il Signore ordinò ai suoi discepoli di attraversare il mare, mentre egli saliva sul monte, raffigura la Chiesa, che il Figlio di Dio, salendo in cielo al Padre, affidò agli apostoli. Il Signore venne alla quarta veglia della notte a visitare e a salvare questa nave dal pericolo della tempesta, cioè dal naufragio di questo mondo. Il miracolo avvenuto è profezia della grazia presente. Gesù è sulla barca della Chiesa con la forza della sua divinità: con una presenza non strepitosa, ma onnipotente, come era presente Dio a Elia nel mormorio di un vento leggero.”

L’aiuto misericordioso e l’ intervento del Cristo risorto sono indispensabili per salvare la comunità in crisi e in ricerca, rappresentata da Pietro, che sta quasi affogando affidato alle sole sue forze. La mano di Cristo tesa verso Pietro non è solo la sua salvezza, ma anche la nostra e quella della Chiesa.”

*Vescovo Emerito di Carpi