FSL – Cultura, intervista al pittore Andrea Saltini: “All’estero tante iniziative per valorizzare l’arte contemporanea. In Italia il mercato online non funziona”


di Redazione

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Nato a Carpi da una famiglia di piccoli imprenditori del tessile nel 1974, Andrea Saltini è un pittore figurativo che lavora su dipinti di grande formato eseguite con tecniche miste su tavola e tela. Dopo il diploma in Maestro d’arte ha conseguito un Master UDP in comunicazione con una tesi dal titolo: “Come parlare sporco e influenzare la gente”.

L’intervista ad Andrea Saltini

Come hai vissuto da artista il periodo del lockdown?

Male, per varie ragioni. Principalmente c’è stato per me un grande blocco dal punto di vista della produzione, la mia attività principale è dipingere e, anche se ho provato a farlo, durante il lockdown è stato difficile. Pur essendo abituato a restare chiuso in studio a lavorare per molto tempo questa volta è stato diverso. Ho meditato molto su questo aspetto, come artista ho faticato a dire qualcosa in un momento che coinvolgeva tutto il mondo. Addirittura, durante il lockdown, ho smesso di sognare, cosa per me molto insolita dato che generalmente sogno tanto e questo mi ha fatto riflettere. Una situazione che si è poi risolta con l’arrivo dell’estate.

Tieni un diario sulla tua pagina facebook, cosa cerchi di comunicare. 

Ho sempre scritto, sono sui social per lavoro e la pandemia mi ha portato a voler mettere nero su bianco i miei pensieri. Potrei dire che vorrei che le persone capissero meglio il mio mondo dell’arte ma la verità è che questo diario nasce senza nessun reale intento specifico.

Il mondo dell’arte è stato aiutato in Italia? E in questo senso il mercato online ha aiutato gli artisti come affermato da qualcuno?

Tutte puttanate, quasi il 90% dell’arte contemporanea mondiale viene acquistata online, dato in aumento anche grazie all’ingresso del mercato asiatico, ma qui in Italia le cose vanno diversamente. C’è grande diffidenza da parte degli utenti che non vedono nel web il mezzo adattato, certamente per un limite del settore.  In generale in Italia l’arte contemporanea è poco valorizzata, gli altri Paesi fanno molto di più per gli artisti. Pensi che in Danimarca c’è una carta di credito che permette ai giovani di acquistare arte, una cosa impensabile da noi.

Forse il fatto di essere circondati d’arte, musei e monumenti – paradossalmente – non è d’aiuto?

Quando sono stato chiamato alla Biennale di Venezia ero ospite del padiglione del Costarica, per gli artisti di quel Paese era percepibile come quell’esperienza rappresentasse una svolta per la loro vita, io invece, come primo impatto, non ho percepito subito il reale valore di quel contesto così ricco di opere; noi italiani siamo sempre circondati dall’arte senza in realtà saperne nulla e forse per questo, certe volte, rischiamo di darla per scontata.

Tuttavia, durante la prima fase della pandemia il mercato dell’arte non si è fermato.

Vero, in quel periodo ho venduto alcune opere in Francia. Essendo rinchiuse alcune persone hanno sentito la necessità di avere in casa nuove opere. C’è chi compra arte per un mero fatto di arredamento ma ci sono anche persone che vedono nell’acquisto di un’opera la possibilità di rivivere un’emozione rivedendo, giorno dopo giorno, un quadro o una scultura capace di trasmettere loro ogni volta qualcosa di forte e positivo. Questo è uno dei grandi poteri dell’arte.

(Art Courtesy Noaddress Gallery. Foto: Veronica Barbato)

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