Terremoto dell’Emilia del 2012: le testimonianze di chi quelle scosse le ha vissute sulla propria pelle

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Sono così tante le testimonianze, arrivate in queste ore, sul post relativo all’anniversario del terremoto dell’Emilia che, otto anni fa, colpì così duramente la nostra terra, portandosi via ventisette persone e lasciando dietro di sé tanta devastazione e dolore, che abbiamo deciso di riportare di seguito i messaggi ricevuti ringraziando di cuore tutti coloro che hanno voluto condividere con noi il ricordo di un momento così difficile:


Fabrizia: “Mirandola: il 20 ero al terzo piano. Feci le scale volando… due tre scalini per volta… non ricordo… rigorosamente in pigiama. Il 29 ero già in tenda. Ricordo la scossa delle 13 perché svenni lungo la via. Qualcosa in me cambiò, nulla tornò come prima


Denis: “Un trauma che porto ancora oggi, a volte la notte mi sveglio convinta di aver sentito una scossa, accendo la luce e controllo sempre i lampadari


Valentina: “Come dimenticare, io ero al lavoro a Concordia sulla Secchia quel giorno, momento indimenticabile”


Patrizia: “Quel giorno ero al settimo piano dell’Ospedale Maggiore di Bologna, ala nuova, mio padre era stato operato al femore. La sensazione fu di ondeggiamento del palazzo. Tanta paura ma nessuno si mosse


Maria: “Quella mattina mi trovavo a letto… Con il mio cagnolino… E incinta di tre mesi… Corsi giù per le scale più in fretta che potevo… Vidi le case crollare sotto i miei occhi… Persi il mio bambino… Tanta paura e tanto dolore… Il mio cuore segnato per sempre…


Morena: “Io ero in centro a Concordia e non dimenticherò mai la gente che spuntava dalla polvere


Teresa: “Quel giorno ero a casa a Codisotto di Luzzara (Reggio Emilia)… Ha mosso tutto, io avevo la vetrina in sala che è crollata… Cameretta dei ragazzi, il muro con una crepa che ci entrava una pallina di ping pong e il pavimento idem… due mesi in tenda. Siamo corsi fuori e il terreno (di fronte avevamo un campo di grano) sembrava fosse diventato come le onde del mare, terrore!!!! E chi se lo dimentica


Anna: “Quel giorno mi trovavo a Reggio Emilia… dopo la paura sentii il desiderio di prendere il primo treno e rientrare a Roma ma prima volevo passare in ufficio a salutare le collaboratrici de La Caramella Buona Onlus. Sono ripartita quattro giorni dopo perché in quel preciso istante mi sono sentita emiliana, italiana e tanto fiera di una terra così forte e accogliente


Loretta: “Nessuno può dimenticare. Il terrore di essere inghiottiti da una terra che ondeggiava sotto di noi pronta ad aprirsi ed ingoiare tutto. I giorni mesi dopo senza più nulla, senza casa. Solo il ripetersi infinito di tante tante altre scosse…


Gabriella: “Io invece a Rovereto sul Secchia… me la ricordo bene dentro casa mia… la paura vera… ma davvero! Indimenticabile!


Jennifer: “Anche io ero a Rovereto, e la scossa delle 13 non la scorderò mai… il terrore, il senso di impotenza, il non sapere dove andare cosa fare, perché tutto ti crollava intorno, cadere per terra dalla potenza della scossa… sono cose che non ti abbandonano più. Ora se sento un boato mi parte il cuore a mille


Lara: “Io mi ricordo entrambe.. .il 20 ero a casa il 29 ero già nel campo con tutti i nonni del paese…


Elvira: “Impossibile dimenticare… ricordo ogni attimo. I muri che ondeggiavano…


Marco: “Il 29 ero tornato a lavorare da un giorno, dopo che avevano messo in sicurezza gli edifici. Stavo lavorando alle 9. Ricordo con esattezza ogni minuto di quel giorno, di tutti quei giorni dalla prima debole scossa dell’1 del 19 fino ai mesi dopo di quella del 29. Ricordi indelebili. Una cicatrice che ci porteremo per tutta la vita.”


Emilene: “Non lo dimenticherò mai quello che abbiamo passato quei giorni! Da 6 anni mi sono trasferita a Roma… ma l’Emilia-Romagna e casa mia. Modena mi ha regalato tanto mi ha dato tanto! Da quando sono arrivata dalla Bolivia sono arrivata a Modena e il mio italiano è modenese, l’Emilia Romagna non si è pianta addosso, è andata avanti dopo tutta quella tragedia… mi ricordo quella mattina alle 9 stavo per portare la mia bambina all’asilo per andare al lavoro… sento il mio cane piangere, strano, mi sto chiudendo la porta per uscire quando… il boato mi ha fatto più paura della scossa, per fortuna ero al primo piano. Ma non so come sono scesa in quel momento lasciando tutto aperto e cane in casa! Mio marito faceva la mattina, lui è un poliziotto! Vado dritta in questura perché la mia bambina andava all’asilo dentro la questura… subito dopo vado dalla dirigente a chiedere di lui perché non funzionavano i telefoni! La dirigente lascia la porta aperta e sento per sbaglio la radio che chiedevano ambulanze a destra e sinistra… il mio cuore non smetteva di battere forte… quella mattina hanno tirato fuori quella mamma e la sua bambina sotto le macerie, ecco perché mio marito non mi rispondeva più perché era impegnato e non pensava a me e a mia figlia perché lui sapeva che io ero al sicuro perché a quell’ora dovevo essere fuori casa in sicurezza. Poi in centro a Modena per fortuna non è successo niente io abitavo in via giardini a due passi dal centro! Mamma mia non smetterei più di raccontare… scusate per i miei errori ma non ho studiato l’italiano ho solo imparato ascoltando!


Milena: “12:56 il sussultorio che ho avvertito prima della scossa non lo dimenticherò mai, è sempre vivo nel pensiero, e quelle povere persone che sono morte e anno perso tutto, un dolore immenso


Barbara: “Quella mattina era in azienda, al telefono… Reduce da una settimana snervante… ad ogni scossa si scappava fuori! Il giorno prima nulla, nemmeno una scossa! Pensavamo e speravamo che tutto fosse finito. Invece la terra si stava preparando al colpo di grazia…
Sono cicatrici che ahimè resteranno sempre aperte, sensazioni sempre vive. Ogni anno è come celebrare l’anniversario di morte di un proprio caro


Valentina: “Erano le 9. Ero sul divano con il mio cagnolino. Ero sola. Dovevo portarlo fuori poi il divano si mosse. Subito piano e pensai ecco che è arrivata una scossa. Poi però invece di fermarsi aumentava di potenza. Urlai. Ma ero sola in casa. Non riuscivo a muovermi il terremoto mi impediva di alzarmi. Vedevo come tutto intorno a me cadeva e si rompeva. Piatti, bicchieri, la tv, il frigo. Camera mia era devastata. Un mobile antico era per terra. L’armadio si era aperto. Poi finalmente riuscii a uscire e andai da mia nonna a vedere come stava. Poi un altra scossa alle 13. E da quel giorno passai tre mesi in tenda


Stefano: “Ore 12.56 una lunga, interminabile e devastante scossa… e la nostra casa che per dodici anni ci ha visto ridere e piangere era irrimediabilmente ferita. Sfinita. Ci sono voluti quattro lunghi e interminabili anni densi di interrogativi, paure e sacrifici per poter rivarcare quella soglia, calpestare quei pavimenti e accarezzare quei muri. Ma le macerie, e l’odore dell terremoto, quelle rimarranno per sempre.”


Patty: “Da Napoli vi abbraccio, anch’io ho avuto paura perché a Parma c’è un pezzo del mio cuore mio figlio con la sua famiglia


Claudia: “Io ero in casa a Casalecchio di Reno Bologna ma l’ho sentita benissimo come ho sentito quella del 20 maggio tanta paura ma nessun danno a cose e persone…


Simona: “Ero in Emilia da pochi anni ma la forza la dignità il coraggio mi hanno reso fiera di aver scelto questa terra per crescere i miei figli


Mirca: “Io ero al lavoro, appena aperto il punto vendita ed aperto il magazzino consegne. Ero tra le persone formate per la 626, ho cercato di unire le persone nel punto di raccolta, sapere chi c’era, non rientrare assolutamente, e non trovare due persone. Da noi a 50 km dall’epicentro per fortuna solo crepe e nessuno ferito. Tanta paura ed una sensazione che non è più passata. I due che non trovavamo se ne erano andati a casa senza avvisare nessuno… Buona giornata


Fabrizia: “Mirandola il 29 fu epicentro. Credevo che la terra si aprisse e mi inghiottisse. Fu così tutto il giorno


Sandro: “Mi ricordo come se fosse oggi, pochi giorni dopo dovevo consegnare della merce a una ditta di Medolla… Premetto che abito a Correggio e in tutta questa vicenda sono stato molto fortunato, facendo l’autista arrivai alla rotonda e vidi un’azienda senza la facciata… si vedevano le scaffalature interne, impressionante. Poi, avanzai per andare nella ditta dove dovevo scaricare che era alla sua destra, nel controviale e vidi un capannone completamente a terra… Guardai e mentre mi avvicinavo al capannone pensai: cavolo gli è andata bene! Ma non c’era nessuno, scesi dal camion e mi resi conto che era vuoto, girato su se stesso, senza i pannelli superiori, arrivò un dipendente e mi disse: cosa ci fai qua che non c’è più niente… Mi venne un magone incredibile, mi disse che nella fabbrica di fianco (quella totalmente a terra) morirono delle persone, operai come me. Ora quando torno a scaricare l’azienda è è stata ricostruita, mentre percorro la via c’è un grande spiazzo ghiaiato, non ci sono più pilastri, muri crollati, casino… Quello che rimane è una recinzione da cantiere, dei fiori finti, dei manifesti di protesta ma soprattutto un dolore ed una profonda tristezza nel mio cuore, indelebile


GiorgioTin bota e l’Emilia la tgnu bota: e ancora la tin bota


Patrizia: “Ero in ambulatorio, dentista, stavamo per far sedere il paziente e il palazzo cominciò a tremare. Fui l’ultima ad uscire con il mio capo davanti alla porta di ingresso che non riusciva a centrarla, gli diedi letteralmente una pedata per farlo uscire e sulla porta volsi lo sguardo al palazzo di fianco dove un operaio, sul tetto, era aggrappato al lucernario, ci scambiammo uno sguardo di terrore e saltai con un balzo tutti e cinque gradini per arrivare nel parcheggio. Mirandola centro storico


Carmelo: “E loro poi hanno messo tutto se stessi per la loro terra e per ricordare che gli Emiliani hanno una forza e un cuore immenso!


Marisa: “Io ero a casa seduta sul divano.., avevo appena fatto la doccia… sedevo tranquilla con indosso solo l’accappatoio e ad un certo punto la mia casina ha cominciato ad oscillare come un pendolo… (io abito a Modena, ad un km circa dal centro)… e dalla libreria dietro al divano dove stavo hanno cominciato a cadere i soprammobili e, a quel punto, non sapevo se scappare con indosso solo un accappatoio e scalza… o aspettare accoccolata sotto ad una colonna portante che sta di fianco al mio divano sperando che tutto si fermasse… Anche perché, fuori casa ho dei palazzi alti ed avevo paura che mi potessero cadere sulla testa dei calcinacci o altro… La cosa che ricordo soprattutto è il senso di impotenza che sentivo dentro di me…


Patrizia: “Chi l’ha vissuto non potrà mai dimenticare, la vita va avanti ma basta veramente poco, un camion che fa vibrare la strada dove lavori, per tornare a quegli attimi di paura


Enza: “Io ho sentito la scossa ma non ho vissuto il trauma della popolazione della Bassa ma ciò che impressiona di più oltre le case distrutte era vedere che dal terreno usciva sabbia sembrava la lava di un vulcano. Terribile!


Claudia: “Ore 9 del 29… ero in ufficio nel polo del biomedicale a Mirandola… anzi a San Giacomo Roncole… mamma mia non lo scorderò mai più! Ero praticamente sull’epicentro della seconda scossa


Luisa: “Oggi è una brutta ricorrenza come lo è stato il 20 di maggio di 8 anni fa una cosa da incubo… ma noi per fortuna tutto bene anche se abbiamo avuto danni in casa rotto tutto… ma ci siamo ancora. Tante condoglianze alle famiglie che hanno perso i propri cari… ma adesso non è da meno con sto brutto virus che non ci lascia. Certa gente non rispetta le regole, persone incoscienti e irresponsabili, prego solo DIO che tutto ritorni piano piano alla normalità… la salute prima di tutto… poi al resto si rimedia…


Silvia: “Si va ancora in pelle d’oca! Sembra ieri e oggi , sempre noi della Bassa, siamo martoriati dal covid. Non ci manca nulla, solo l’invasione delle cavallette!!!


Patrizia: “Non si può dimenticare nemmeno volendo. Fu dopo questa scossa che la mia mente si oppose e mai nella vita ebbi un crollo emotivo così grande. Lavoravo all’epoca e la ditta era in mille pezzi, ma restammo fermi due giorni poi su le maniche e via a sistemare il sistemabile. Fu una guerra contro il male. A noi andò benino… al di là della strada invece distruzione totale. Fortunatamente nessun ferito o deceduto


Enrico: “Un brutto ricordo: ero in casa, appena terminato un turno di lavoro. La casa ondeggiava. Ho solo potuto rimanere fermo sino alla fine della scossa

Simone: “La mattina del 29 ero a Crevalcore in ufficio. Ricordo che mi sentii letteralmente il pavimento sfilarmi da sotto i piedi. Rimasi bloccato sulla porta perché dalla vetrina vedevo le colonne del portico ondeggiare! Il brutto però venne dopo: allarmi, polvere, gente che urlava, piangeva…

Terry: “Spero di non vivere più una brutta esperienza così la notte del 20, ho volato per le scale, arrivata all’ingresso ho calpestato di tutto vetri, vasi, non riuscivo ad aprire la porta, è stata tanta la paura, pianti in casa molte cose rotte. Poi la scossa del 29 bruttissima si vedeva la strada fare una ola le case ondeggiavano, brutto lavoro e per la paura si è scatenato l’inferno nel mio corpo ( in cura da anni), tanto che ho dovuto fare un trapianto, poi tutte le varie conseguenze, ancora oggi se sento un piccolo rumore guardo subito il lampadario e ogni camion che passa per strada sembra che la casa vibra, non si può dimenticare una tragedia così, bravi tutti gli Emiliani che si sono rimboccati le maniche e si sono dati da fare subito


Osvaldo: “Io ero in via Molinari difronte al parco dell’ospedale di Carpi, una cosa che non avevo mai visto prima, tremendo, un ricordo indelebile


Matteo: “Il 29 mi stavo alzando da letto… Eh niente… Non mi sono alzato… Però il muro della camera si è aperto ben a modo quel giorno… Mirandola 29 maggio ore 9 come se fosse ieri…


Mattia: “Dall’entroterra di Genova si decise di fare un camion pieno di aiuti e scendere fino a Mirandola… Alla Croce Verde… tanta tristezza nel vedere ciò che era accaduto… ma sono felice di aver conosciuto cosi tanta gente forte e determinata a rialzarsi… mando un forte abbraccio a tutti Voi


Virginia: “Quella mattina mi trovavo al lavoro a Carpi ad un tratto tremava tutto con un grande frastuono, in un secondo siamo scappate fuori dal capannone poi la corsa in macchina verso casa, nel tragitto un’altra scossa, la macchina si è spostata, le gambe mi tremavano piangevo non vedevo l’ora di arrivare a casa e avevo paura di cosa avrei visto, per fortuna la casa era ancora in piedi, trovai mia figlia e mio nipotino in giardino spaventati e piangenti da quel giorno vivevamo in giardino e dormito in tenda per tante notti, sempre con l’ansia e la paura di perdere tutto!


Glorianna: “E’ stato un evento traumatico, a distanza di otto anni non riesco ancora oggi ad andare a letto senza pensare a quella scossa così violenta e a liberarmi da quel rumore che aumentava sempre più forte ,non riuscirò mai a dimenticarlo. Anch’io ho dormito in macchina, sono stata una settimana senza entrare in casa, ero terrorizzata ,la casa non ha subito danni, per fortuna, ma i miei parenti di Rovereto hanno perso tutto, è stato un disastro


Carmelo: “Non dimenticherò mai le urla di mia madre e di mio padre che non potevano alzarsi dal letto da quanto si muoveva e l’armadio che (per fortuna ha tenuto botta) stava per cadergli addosso… I nonnini del piano di sotto (Ines e Napoleone) incastrati dai mobili e non riuscivano a liberarsi e io e mio fratello che tentavamo di rompere le grate delle finestre o il vetro dell’ingresso per entrare e liberarli… La signora della villetta di fronte col marito disabile che dormiva al primo piano e non sapeva come portarlo di sotto (Marta e il maestro) e siamo andati noi a liberarlo e a portarlo fuori… Non dimenticherò mai i loro grazie e i loro abbracci di quei giorni… non dimenticherò mai quei mesi a dormire in auto prima e in roulotte… un trauma che non passerà mai