Hinchada diferente – Porto-Once Caldas: l’ultima Coppa Intercontinentale del 2004

Autore: Santiago Roque Favilla

Dopo 44 anni dalla prima edizione del 1960 vinta dal Real Madrid contro il Peñarol, nel 2004 la Coppa Intercontinentale va in pensione per cedere il posto nel calendario calcistico al più ecumenico Mondiale per club, organizzato dalla FIFA e non più dalla sinergia tra UEFA e CONMEBOL. In Giappone il Porto e i colombiani dell’Once Caldas regalano un epilogo al cardiopalma.

La Coppa Intercontinentale nacque nel 1960 e dal 1980, per motivi commerciali, la UEFA e la CONMEBOL decisero di giocarla in gara secca in Giappone tramite la sponsorizzazione della Toyota. Precedentemente si disputavano gare di andata e ritorno oltre a un eventuale spareggio in campo neutro se le prime due partite finivano in parità (non esisteva la regola del gol in trasferta).
Il 12 dicembre 2004, all’International Stadium di Yokohama, andò in scena l’ultimo atto di questo torneo, nato e cresciuto in un mondo dove la tecnologia non era ai livelli attuali, le informazioni non volavano su Internet e dove il globalismo estremizzato non aveva ancora condizionato le nostre vite. Un periodo in cui affrontare una squadra di un altro continente, viaggiando in America Latina o in Europa e più avanti nell’esotico e rinato Giappone (la Cina e i paesi arabi allora non contavano nulla calcisticamente), era veramente come fare un viaggio alla scoperta di un nuovo universo.
Per una squadra sudamericana, solitamente considerata dai pronostici come sfavorita (sul piano tecnico, tattico ed economico), battere una squadra europea significava veramente raggiungere la gloria eterna. E anzi, spesso le sudamericane (soprattutto le brasiliane) hanno vinto in quanto proponevano un calcio più veloce, tecnico e spensierato contro avversari europei troppo statici e guardinghi.
Per le europee le trasferte in America erano spesso sinonimo di clima ostile che poteva sfociare in provocazioni, nervosismo e risse (come il doppio confronto nel 1969 che vide prevalere il Milan contro gli argentini dell’Estudiantes). La vittoria, anche in suolo giapponese, nella maggior parte dei casi bisognava sudarsela.
Il livello nel complesso era molto equilibrato a differenza dei giorni attuali: oggi una squadra sudamericana può avere problemi nel Mondiale per club contro il campione d’Africa (vedere nel 2010 l’Internacional de Porto Alegre battuto per 2-0 dai congolesi del Mazembe) o d’Asia, oppure cede in poco tempo i suoi migliori talenti, ricoperti d’oro in Europa, invece di aprire un ciclo. Le squadre europee in confronto sono come delle macchine di Formula 1, alle quali ogni tanto può saltare qualcosa come al Liverpool nel 2005, al Barcellona nel 2006 e al Chelsea nel 2012, battuti rispettivamente dai brasiliani del Sao Paulo, dell’Internacional e del Corinthians.

PORTO – I Dragoes, vittoriosi in Finale di Champions League contro il Monaco per 3-0, arrivano in Estremo Oriente con parecchi problemi. Sedersi sul trono che fu di José Mourinho è stato traumatico: il suo successore, l’italiano Luigi Delneri (ufficializzato da poche settimane come nuovo allenatore del Brescia) è stato licenziato nel pre-campionato per problemi con lo zoccolo duro dello spogliatoio ed è stato rimpiazzato con lo spagnolo Víctor Fernández, vincitore della Coppa delle Coppe nel 1995 con il Real Zaragoza (2-1 all’Arsenal). Inoltre molti big del doppio trionfo Coppa UEFA 2003-Champions League 2004 sono andati via: Mou si è portato al Chelsea il terzino destro Paulo Ferreira e il difensore centrale Ricardo Carvalho, sostituiti dal greco Seitaridis (fresco campione d’Europa con la Grecia) e dalla riserva Pedro Emanuel; Nuno Valente, terzino sinistro, è andato all’Everton (al suo posto c’è il prodotto del vivaio Ricardo Costa); e il talentoso trequartista Deco, passato al Barcellona, è stato rimpiazzato dal 19enne talento brasiliano Diego (futuro flop alla Juventus nell’annata 2009-2010). Il resto della squadra è composto dai pilastri rimasti: Vítor Baía in porta; al centro della difesa il capitano Jorge Costa; a centrocampo i versatili nazionali portoghesi Costinha e Maniche; in attacco il brasiliano Derlei, il sudafricano Benedict McCarthy e il nuovo arrivato Luís Fabiano, brasiliano capocannoniere uscente della Copa Libertadores con il Sao Paulo e che pochi anni dopo farà sfracelli nel Siviglia.

ONCE CALDAS – I colombiani della città di Manizales, allenati da Luis Montoya, sono arrivati in Giappone grazie all’incredibile vittoria della Copa Libertadores tramite un percorso che ha stracciato ogni pronostico: nella fase a eliminazione diretta hanno fatto fuori agli Ottavi il Barcelona di Guayaquil (0-0 in Ecuador, 1-1 in Colombia e vittoria ai rigori per 4-2), ai Quarti il Santos (1-1 in Brasile e 1-0 casalingo), in Semifinale il Sao Paulo (0-0 in Brasile e 2-1 in casa) e in Finale l’hanno spuntata contro il Boca Juniors campione d’America e del mondo in carica. Alla Bombonera finisce 0-0 e al ritorno in Colombia è 1-1 (reti di Viáfara al 7′ e Nicolás Burdisso, all’ultima partita di prima di andare all’Inter, al 52′), quindi si va ai rigori dove succede l’incredibile: il Boca ne sbaglia quattro su quattro (Schiavi calcia alto, il portiere Henao si esalta su Cascini, capitan Burdisso prende la traversa e Cángele tira una caramella facilitando il compito di Henao e sancendo la fine delle ostilità), mentre l’Once ne sbaglia due (il primo con Valentierra e il terzo con Ortigón) ma ne segna altrettanti con Soto e Agudelo. A Yokohama non c’è più Valentierra, ceduto all’Al-Wahda negli Emirati Arabi Uniti (il classico contratto pensionistico di cui beneficiano tanti sudamericani in qualsiasi momento della loro carriera), e in attacco il rinforzo è l’ariete messicano Antonio de Nigris. I punti forti della squadra sono il contropiede e una notevole solidità/resistenza difensiva.

LA PARTITA Il Porto, nonostante si sia indebolito molto nel mercato estivo, è chiaramente superiore. Al 7′, su una punizione di Diego dalla sinistra, McCarthy segna con un comodo tap-in sul secondo palo ma era in fuorigioco millimetrico. Al 17′ Luís Fabiano, pescato direttamente da una rimessa laterale in area di Seitaridis, stoppa magistralmente di petto (non per nulla lo chiamano in patria O Fabuloso) e sfodera un destro violentissimo da posizione defilata che coglie la traversa a Henao battuto. L’Once Caldas rischia qualcosa, nel complesso concede pochi spazi con il suo 4-4-2, ma fatica a proporre la sua arma migliore, ossia il contropiede. Al 40′ il Porto si divora l’impossibile: Diego batte un’altra punizione velenosa dalla sinistra, Viáfara sfiora di testa e manda la palla sul palo, poi sulla ribattuta Derlei colpisce la traversa da zero metri (forse subisce una spinta alle spalle) e McCarthy sul secondo rimpallo calcia clamorosamente altissimo sotto porta. La ripresa comincia con lo stesso copione. McCarthy, autore di 4 gol utili per vincere la Champions e capocannoniere in carica della Primeira Liga con 20 retu, sembra avere un conto aperto con la sfortuna. Al 60′ segna a tu per tu con Henao, ma viene segnalato un fuorigioco inesistente (il sudafricano è in posizione regolare sul tiro da fuori area di Diego sporcato da un difensore) e al 66′ stampa la traversa con un bolide da quasi 30 metri. Al 68′, da un corner di Diego, Henao compie un miracolo su un colpo di testa quasi a bruciapelo di Ricardo Costa. L’Once, abbastanza fortunato fin qui, si vede solo al 70′ e si vede negare due possibili calci di rigore: Viáfara lancia lungo per De Nigris che si scontra in uscita con Vítor Baía, poi mentre il terzino destro Jhon García si prepara a calciare nella porta sguarnita riceve una spinta evidente da dietro da parte di Diego. L’arbitro J0rge Larrionda, in cattiva serata come i suoi colleghi guardalinee, lascia correre clamorosamente in entrambi i casi. La partita si chiude sullo 0-0 e si va ai tempi supplementari. I ritmi calano nettamente fino all’inizio del secondo tempo quando succede l’ennesimo colpo di scena: il portiere del Porto Baía crolla a terra sulla schiena e si afferra la testa con le mani. Il responso medico parlerà di una tachicardia unita a un calo di pressione. Baía esce in barella e Fernández è così obbligato a bruciare il terzo cambio (erano già entrati la punta Carlos Alberto, autore dell’1-0 contro il Monaco, e il talento Quaresma rispettivamente per Derlei e Luís Fabiano) inserendo il portiere di riserva Nuno Espírito Santo, attuale allenatore del Wolverhampton in Inghilterra (e anche del Porto nella stagione 2016-2017). L’ultima edizione della Coppa Intercontinentale si deciderà ai calci di rigore.

RIGORI Il capitano dell’Once Caldas, il difensore centrale Samuel Vanégas, spiazza Nuno. 1-0. Juan Carlos Henao si prepara per andare in porta e aspetta il suo primo sfidante, ossia Diego. Il portiere colombiano di 32 anni è un personaggio: maglia rossa tendente al rosa, un modo di camminare da guappo e un vistoso pantaloncino nero, così corto e aderente che potrebbe benissimo essere usato da una ragazza che va in palestra. La sua porta contro il Boca Juniors è sembrata stregata. Diego non si lascia sorprendere e segna il rigore. Siamo 1-1 ma non è finita perché il brasiliano, appena trasforma il suo tiro, va incontro a Henao e gli urla in faccia un eloquente “Filho de puta!”. Mentre lo separa l’arbitro, il portiere risponde e con una mano sembra dirgli “Dimmelo più vicino”. Larrionda non dorme e per la prima volta nella storia un giocatore viene espulso durante la lotteria dagli undici metri. Probabilmente tra Diego ed Henao c’erano vecchie ruggini che risalivano alla Copa Libertadores, quando Once Caldas eliminò il Santos ai Quarti. Diego se ne va polemicamente in panchina e la tensione sembra tutta dalla parte del Porto. Si riprende con Alcáraz che batte Nuno, bravo solo a intuire. 2-1. Carlos Alberto, che il giorno prima aveva compiuto 20 anni, incrocia con potenza. 2-2. Viáfara segna con calma il 3-2. Il 21enne Quaresma, senza tatuaggi e con i capelli tenuti all’indietro da una fascetta, calcia basso ed Henao per poco non para. 3-3. De Nigris calcia allo stesso modo, ma Nuno va dall’altra parte. 4-3 e l’ariete messicano va a caricare con grinta da vendere Henao. Maniche, che a fine partita sarà votato MVP, prende la traversa. Per l’Once Caldas il quinto rigore può valere la gloria eterna. Il 10 argentino Jonathan Fabbro, che dal 2012 otterrà la cittadinanza paraguagia e giocherà con la nazionale Albiroja, ha la pelota della vittoria. Il potente destro si stampa sul palo. Nuno nemmeno si tuffa (non lo farà quasi mai con convinzione) alla sua destra. Il Porto si salva e deve calciare il quinto penal che significherebbe andare ad oltranza. Benny McCarthy, che durante la partita ha avuto una sfortuna inaudita (due gol annullati per fuorigioco, un gol divorato da zero metri e una traversa da paura), ha sui piedi un pallone che pesa come il piombo. Destro rasoterra ed Henao spiazzato. 4-4 e si va oltre. Il mediano Velásquez spacca la porta e urla aprendo le braccia con sguardo di sfida. Lo spirito della Coppa Intercontinentale dalla prospettiva sudamericana è ben incarnata in questo scatto. 5-4. Costinha, mediano col vizio del gol (fu fondamentale per eliminare il Manchester United negli Ottavi di Champions League segnando l’1-1 al 90′ nel match di ritorno all’Old Trafford dopo il 2-1 dell’andata giocata nell’appena inaugurato Do Dragao, costruito sopra il vecchio Estádio Das Antas), calcia sotto l’incrocio dove Henao non può arrivare. 5-5. Anche Jefrey Díaz spiazza Nuno. 6-5. Il capitano del Porto, il 33enne Jorge Costa, calcia con la sicurezza dei grandi veterani. 6-6. Il difensore di riserva Cataño tira a sinistra e Nuno, in modo quasi comico, saltella e infine resta in mezzo evidentemente indeciso se tuffarsi o meno. Il telecronista argentino Mariano Closs, con tono ironico, dice che “Nuno sembra voler fare tutto il possibile per far segnare Once Caldas. Siamo 7-6 per l’Once, che non sembra sentire i nervi. Il centrale Ricardo Costa calcia basso e forte, Henao si tuffa a destra e grattuggia la sfera. 7-7. Tocca a John García che spara alto. Altissimo. Nuno non ci crede. Ora il match point è per il Porto che ha come ultimi tiratori di movimento Seitaridis e Pedro Emanuel. Dal dischetto si presenta Pedro Emanuel, portoghese nato in Angola e difensore di riserva durante il ciclo d’oro di Mourinho. L’ultimo pallone della Coppa Intercontinentale sarà suo. Testa bassa, occhiata sfuggente verso la porta e destro a incrociare… Henao, incapace di bissare il magnetismo sfoggiato contro il Boca, va a sinistra. Il Porto vince per 8-7 ai rigori e diventa campione del mondo per la seconda volta dopo il successo per 2-1 del 1987 ottenuto a Tokyo contro gli uruguagi del Peñarol, quando la spuntò lottando letteralmente nella neve e nel fango. Un Drago europeo vola sul cielo della terra del Sol Levante.

APPENDICE

Quali titoli internazionali mancano a José Mourinho? Sono due: 1) la Supercoppa Europea, persa con il Porto nel 2003 contro il Milan e nel 2017 con il Manchester United contro il Real Madrid, in entrambi i casi dopo aver vinto la Coppa UEFA, chiamata dal 2009 Europa League; 2) la Coppa Intercontinentale e il Mondiale per club, ma in entrambi i casi lo Special One ha preferito un cambio di panchina (nel 2004 dal Porto al Chelsea e nel 2010 dall’Inter al Real Madrid) a diventare campione del mondo dopo aver trionfato in Champions League.

Prima della partita fu stabilito che la Coppa Intercontinentale sarebbe stata consegnata sul podio dei campioni da Zico, MVP del 1981 (3-0 del Flamengo al Liverpool), in caso di vittoria dell’Once Caldas; o da Platini, MVP del 1985 (Juventus vittoriosa ai rigori contro l’Argentinos Juniors), in caso di vittoria del Porto.

Nella panchina del Porto c’era un giovane Pepe, futuro difensore del Real Madrid e del Besiktas, oltreché campione d’Europa con il Portogallo nel 2016 e della Nations League nel 2019. Nato in Brasile, dal 2007 ha ottenuto la cittadinanza lusitana.

La vittoria della Coppa Intercontinentale non bastò a salvare Víctor Fernández dato che il Porto in campionato non decollò, favorendo così il trionfo del Benfica allenato da Giovanni Trapattoni. Nel febbraio del 2005 Fernández fu esonerato e al suo posto fu chiamato José Couceiro fino alla fine di una stagione nel complesso deludente nonostante il titolo mondiale.

Antonio de Nigris, nato a Monterrey nel 1971, era soprannominato El Tano, una cosa molto comune in America Latina per chi è di origini italiane (nel suo caso si trattava del nonno paterno). Il 15 novembre 2009, mentre giocava in Grecia al Larissa, morì a 31 anni per un infarto. Al momento del fattaccio era in casa e, in piena notte (la moglie racconterà che erano le 3:30), ebbe forti dolori al petto. Il tragico decesso arrivò dentro l’ambulanza che lo stava portando in ospedale. Il mistero della sua morte è stato ingigantito il giorno dopo quando fu reso noto che un anno prima il medico dell’Ankaragucu, club turco dove de Nigris militava prima di andare al Larissa, gli aveva diagnosticato una malformazione genetica del cuore e gli aveva suggerito di stare attento nel caso volesse continuare a giocare.

Il successo del Porto in questa storica ultima edizione non bastò alle squadre europee per sorpassare le sudamericane nell’albo d’oro della Coppa Intercontinentale (22 successi contro 21).
Sommando l’Intercontinentale con il Mondiale per club, il conto delle vittorie è in favore delle compagini europee: 33 contro 26.

NUMERI DELLA COPPA INTERCONTINENTALE (1960-2004)

CONFEDERAZIONI PIÙ VINCENTI

CONMEBOL: 22 vittorie (4 nazioni)
UEFA: 21 vittorie (7 nazioni).

NAZIONI PIÙ VINCENTI

9: Argentina (6 squadre).
7: Italia (3 squadre).
6: Brasile (4 squadre) e Uruguay (2 squadre).
4: Spagna (2 squadre).
3: Germania e Olanda (2 squadre a testa).
2: Portogallo (1 squadra).
1: Inghilterra, Jugoslavia e Paraguay.

VITTORIE PER CLUB

3: Boca Juniors (Argentina), Milan (Italia), Nacional (Uruguay), Peñarol (Uruguay), Real Madrid (Spagna).
2: Ajax (Olanda), Bayern Monaco (Germania), Independiente (Argentina), Inter (Italia), Juventus (Italia), Porto (Portogallo), Santos (Brasile), Sao Paulo (Brasile).
1: Atlético Madrid (Spagna), Borussia Dortmund (Germania), Estudiantes de La Plata (Argentina), Feyenoord (Olanda), Flamengo (Brasile), Gremio (Brasile), Manchester United (Inghilterra), Olimpia (Paraguay), Racing Club (Argentina), River Plate (Argentina), Stella Rossa (Jugoslavia), Vélez Sarsfield (Argentina).

Artículo dedicado a Antonio de Nigris.