Hinchada Diferente – Diego Milito: il ritorno vincente del Príncipe al Racing de Avellaneda

Autore: Santiago Roque Favilla

Dopo dieci anni straordinari in Europa tra Genoa, Zaragoza e Inter (dove è diventato campione di tutto nel 2010), Diego Milito nell’estate del 2014 ritorna in Argentina per indossare la maglia del “suo” Racing Club de Avellaneda e aggiornare i libri di storia.

Il 14 febbraio 2013 Inter e Cluj si sfidano per l’andata dei Sedicesimi di Finale di Europa League. Al 7′ i tifosi nerazzurri presenti al Meazza o seduti tranquillamente a casa vivono attimi di terrore: Diego Milito, nel tentativo di rubare la palla a un difensore avversario, appoggia male la gamba sinistra e crolla a terra. Mentre i sanitari intervengono Milito si tiene il ginocchio, grida e cerca di non perdere il controllo. Il mister Stramaccioni e i suoi giocatori fanno smorfie di preoccupazione. Al 10′ è d’obbligo il cambio con Palacio che firmerà la vittoria con una doppietta, ma l’amarezza per l’infortunio di Milito è superiore alla soddisfazione del risultato. Come temuto, il responso è spietato: doppia lesione del crociato del ginocchio sinistro e stagione finita. Per un giocatore di 33 anni una situazione del genere può essere devastante, quasi come un’anticamera del ritiro dall’attività agonistica.
Milito però pochi giorni dopo promette che ritornerà a giocare. Il 22 settembre 2013 El Príncipe torna in campo e segna una doppietta nel 7-0 a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Nessuno può prevedere che quelle saranno le ultime reti con la maglia nerazzurra. Il 18 maggio 2014, al termine della sconfitta per 2-1 contro il Chievo nell’ultimo turno di campionato, arriva il triste saluto all’Inter insieme allo storico capitano Javier Zanetti (per El Tractor è il ritiro definitivo), Walter Samuel ed Esteban Cambiasso (andranno al Basilea e al Leicester). Se ne vanno gli ultimi eroi del Triplete del 2010, al quale Milito diede un contributo sostanzioso decidendo tutte le partite fondamentali: Finale di Coppa Italia contro la Roma (1-0 all’Olimpico), ultima giornata di Serie A contro il Siena (1-0 al Franchi) e soprattutto Finale di Champions League al Bernabéu di Madrid con una doppietta da urlo al Bayern Monaco.

Il futuro di Milito invece è un po’ incerto, specialmente per quel che riguarda la tenuta fisica: le sole 18 partite giocate nell’ultima stagione con l’Inter potrebbero mettere in dubbio qualsiasi squadra di qualsiasi continente al momento di volerlo tesserare. Eppure in Argentina i tifosi del Racing Club de Avellaneda non perdono le speranze. Non sarà al meglio della forma, ma Milito dopo aver vinto tutto in Europa non può non ritirarsi nel Racing, la squadra nella quale è cresciuto, nella quale debuttò da professionista nel 1999, con cui vinse il Torneo Apertura 2001 dopo 35 anni di digiuno e dove divenne un punto di riferimento prima del rimunerativo trasferimento al Genoa nel gennaio del 2004. Il 18 giugno 2014, sei giorni dopo aver compiuto 35 anni, Milito torna ufficialmente al Racing: firma fino al dicembre del 2015 diventa per ovvi motivi il nuovo capitano.

Il 27 luglio Milito fa il suo secondo debutto in biancoceleste contro il San Martín de San Juan in Copa Argentina (vittoria per 1-0). Il 9 agosto ecco l’atteso esordio in Primera División, che per l’ultima volta avrà come formato un campionato corto di sole 18 partite (infatti tale campionato prenderà il nome di Torneo de Transición). Sul campo del Defensa y Justícia Racing vince per 3-1 e Milito mostra il meglio: carisma da líder, varie sponde spalle alla porta, visione di gioco (vedere la giocata del 2-0), propensione al sacrificio, capacità di dettare i tempi ai compagni… E infine come punto esclamativo arriva come una sentenza il gol del 3-0 all’inizio della ripresa, seguito dalla corsa a braccia aperte verso i compagni della panchina e dal bacio all’escudo sulla maglia.
Dopo la vittoria per 2-0 sul San Lorenzo, Racing crolla incredibilmente in trasferta per 4-0 contro Tigre e si riprende a fatica battendo per 1-0 Arsenal con un rigore trasformato da Milito. Nella quinta giornata c’è l’attesissimo Clásico del barrio de Avellaneda contro l’Independiente e Milito segna d’astuzia l’1-0. Come è tipico in Argentina in questi casi, l’esultanza non è facile da trattenere: El Príncipe urla a squarciagola, bacia lo stemma sulla maglia davanti alla Curva del Rojo e alle telecamere mentre intanto dall’alto gli buttano in segno di protesta rotoli di carta igienica che normalmente servono per le coreografie. L’Independiente subisce la scossa e già nel primo tempo rimonta il risultato (nel 2-1 decisivo c’è un evidente errore in uscita del portiere Saja). L’ambiente in casa del Racing, capace di proporre una bella fase offensiva e grossi buchi in difesa, diventa pesante. Nella testa dei tifosi risuonano ancora le parole della vigilia pronunciate dall’allenatore Diego Cocca: “Preferisco perdere contro Independiente e lottare per vincere il campionato”. Nella successiva sconfitta casalinga contro il Lanús (3-1 in rimonta dei granata) alcuni cori e qualche striscione chiedono chiedono l’esonero di Cocca. Alla settima giornata, il 14 settembre, Racing si reca alla Bombonera contro il Boca Juniors: gli Xeneises, sotto una forte pioggia, vincono per 1-0 ma al 56′ la partita viene sospesa e rimandata al 25 settembre in quanto il terreno di gioco è un pantano. Racing in mezzo pareggia al Cilindro per 1-1 contro il Newell’s Old Boys e tre giorni dopo torna alla Bombonera con solo 34 minuti da giocare. E qui avviene il miracolo: Milito di petto fornisce l’assist per il pareggio di Gustavo Bou, giovane attaccante scuola River sbloccatosi contro Newell’s, che poco dopo farà persino doppietta e confezionerà una vittoria epica senza eguali. Il Racing sfrutta il vento in poppa con un’altra vittoria in trasferta (4-1 in rimonta sul Belgrano) ma poi, con un po’ di sfortuna, cade in casa per 2-0 contro Atlético de Rafaela.

A questo punto la situazione è la seguente: dopo 10 giornate Racing è settimo con 16 punti a -6 dal River Plate (22). La distanza non è incolmabile, anche se il River di Gallardo va a vele spiegate e si appresta ad iniziare un ciclo d’oro (soprattutto a livello continentale) senza precedenti nella sua gloriosa storia. Chi pensa che la stagione del Racing stia andando verso l’anonimato si sbaglia di grosso. Nelle ultime nove giornate Milito e compagni ottengono 8 vittorie e 1 pareggio: Estudiantes (0-4, Diego segna l’1-0 di testa sul primo palo) e Vélez (2-0) cadono con risonanza, poi arriva un 1-1 in trasferta contro Olimpo (su rinvio di Saja, probabilmente studiato in allenamento, Milito fa un velo eccellente che smarca Hauche per il parziale vantaggio). Segue una serie di 4 vittorie per 1-0, alcune soffertissime: Gimnasia de La Plata in trasferta (Milito all’85’ fa partire il contropiede concluso da Hauche su assist di Bou, a dimostrazione che le punte sono diventate molto affiatate strada facendo), Banfield (1-0 di Bou al 6′ su assist di Milito), Quilmes (Saja para un rigore nel primo tempo e all’87’ Bou, in stato di grazia totale, stampa sotto l’incrocio una punizione mostruosa) e infine River che nello scontro diretto cade al Cilindro con un autogol del difensore Funes Mori propiziato da un tiro sporco di Milito. Il sorpasso è compiuto: 35 punti contro 32 a due turni dalla fine. Il 30 novembre Racing affronta in una insidiosa trasferta il Rosario Central e vince con un secco 3-0, scandito nel secondo tempo dalla doppietta di Milito: nel primo gol, su assist geniale di Bou, parte sul filo del fuorigioco, con slancio naturale salta Caranta e appoggia a porta vuota; nel secondo, su pressione alta di Hauche (che si libera con una ruleta prima di dare il passaggio vincente), la piazza di piatto destro all’angolino basso.
Arriva finalmente l’ultima giornata: Racing, che gioca in casa contro il già salvo Godoy Cruz, è primo con 38 punti a +2 sul River che visita Quilmes. Il 15 dicembre le telecamere e gli occhi dell’Argentina sono esclusivamente su queste due partite. E i pronostici non verranno traditi: River si impone per 1-0 e Racing fa altrettanto grazie a una capocciata al 48′ di Ricardo Centurión (Milito apre sulla destra e Gastón Díaz sforna l’ennesimo cross vincente dalla fascia) e vince il campionato con 41 punti totali. L’attesa per il fischio finale è un calvario: non c’è solo il cronometro che sembra scorrere più lentamente del solito, ma anche il Godoy Cruz che finisce giocando in attacco e mettendo cross in area come non mai. Racing regge stoicamente: Saja con la sua esperienza comanda la difesa a quattro composta da Pillud (ancora in rosa), Lollo, Cabral e Grimi (prodotto del vivaio, ex meteora nel Milan campione d’Europa nel 2007 e tornato a 29 anni al Racing in contemporanea con Milito); a centrocampo sulle fasce Díaz e Centurión (più El Huevo Acuña dalla panchina) lasciano la tecnica in favore della sofferenza e danno man forte ad Aued (cervello della mediana) e a Videla (corsa infinita, contrasti chirurgici e grinta da vendere, probabilmente l’arma segreta di questo gruppo); e in attacco Bou, passato da oggetto misterioso a bomber implacabile (10 gol in 15 presenze), e la sua riserva Hauche (a inizio stagione i ruoli erano invertiti) si adeguano e seguono come un faro quel fuoriclasse con il numero 22 sulle spalle che li ha aiutati a dare il meglio di sé e ben oltre. Che non può lasciare il campo nemmeno per sogno. Perché lui sa cosa significa soffrire fino all’ultimo secondo prima di esultare senza freni. Quando arriva il fischio finale Diego si inginocchia, apre le braccia e riceve l’abbraccio di Hauche e dei suoi compagni, la maggior parte arrivati in estate con lui, poco abituati a questi momenti e bisognosi di una guida per puntare in alto. Cocca, nonostante le polemiche frasi pre-Independiente, ha avuto terribilmente ragione: meglio perdere il derby e vincere la Primera División. Una vera impresa per un allenatore che a maggio aveva portato in massima serie il piccolo Defensa y Justícia per la prima volta nella sua storia. Alla lunga è riuscito a migliorare la fase difensiva (solo 1 gol subito nelle ultime 9 gare) e a proporre un calcio simile a quello di Diego Simeone nell’Atletico Madrid: aggressivo, intenso, a tratti spettacolare, con sprazzi di qualità sulle ali e, nelle giornate dure, cinico.

Milito, insieme al vice-capitano Saja, alza la coppa dei campioni d’Argentina e diventa il train d’union con il titolo vinto nel 2001, quando Racing stava uscendo da una crisi economica disastrosa (fu in un certo senso lo specchio di un intero paese) e lui era, come tanti altri colleghi di quel trionfo, un suplente alle prime armi tutto da sgrezzare, uscito da un vivaio che in quel periodo non aveva nemmeno l’acqua calda negli spogliatoi per farsi la doccia. Era tornato con tutti gli onori dall’Europa (oltre a Genoa e Inter lo ricordano con tantissimo affetto anche al Real Zaragoza in Spagna) e con un ginocchio sinistro da tenere d’occhio. Poteva andare in Qatar o in Cina e chiudere senza particolari pressioni. Invece è tornato a casa con la solita umiltà, si è messo in gioco senza paura, ha offerto ancora una volta la classe al servizio della squadra e ha portato mentalità vincente. Ha lasciato il segno come pochi avevano fatto prima di lui. Così Diego Milito, El Príncipe de Bernal, è diventato Rey anche in patria.

APPENDICE

Diego Milito si ritira ufficialmente dal calcio giocato il 21 maggio 2016 a 36 anni. Con la camiseta blanquiceleste ha vinto 2 campionati, giocato 216 partite e segnato 59 gol. Nella vittoria per 2-0 contro il Temperley prima segna un rigore al 17′ e poi ne sbaglia un altro al 19′ (Crivelli para ma Romero di testa non perdona sul rimbalzo). Probabilmente era destino che le reti dopo il suo ritorno fossero 22.
El Cilindro è vestito a festa, gli dedica cori a non finire e srotola alcune bandiere giganti con immagini del loro idolo. A fine partita Diego riceve una targa dal presidente Victor Blanco e l’abbraccio del portiere Saja. Insieme piangono a dirotto: solo loro sanno, in quei lunghi secondi, che quella partita sarà l’ultima con la maglia del Racing anche per il coetaneo arquero, arrivato nel 2011 e che si ritirerà l’anno dopo in Spagna dopo aver giocato con il Gimnástic de Tarragona e il Zaragoza.

Il 30 giugno 2016 viene inaugurata davanti a tantissimi tifosi la strada Diego Milito 22, adiacente al Cilindro. El Príncipe a momenti non trattiene le lacrime: “Quando ho iniziato a giocare non avevo mai immaginato tutto questo. La targa di fianco al Cilindro, che come dico sempre è la mia casa, è un riconoscimento molto forte che sarà inciso per sempre nella mia memoria e nel mio cuore. Quando morirò mi porterò nella bara il vostro amore. Non c’è onore più bello di essere rispettato e riconosciuto. Nella mia carriera ho fatto molti sacrifici e alla distanza posso dire di aver compiuto i miei sogni. Sono veramente molto cosciente di cosa significa oggi vedere quella targa. Immagino i miei figli quando verranno allo stadio, con me o da soli, e vedranno il nome del loro padre… Ringrazio mia moglie e i miei tre figli per avermi accompagnato in questa pazza avventura di tornare e inseguire un sogno che avevo da sempre: vestire di niovo questa camiseta e ritirarmi con questa camiseta”.

Il 17 dicembre 2017 Milito entra nella dirigenza del Racing nel ruolo di segretario tecnico. Si occuperà di calciomercato (vedere i trasferimenti di Musso all’Udinese e Lautaro Martínez all’Inter) e di tessere partnership in Italia con Kappa e FIAT rispettivamente come fornitore tecnico e main sponsor.

Il 31 marzo 2019 Milito vince il suo terzo campionato con il Racing, il primo da dirigente e il 18° della sua squadra del cuore. Meglio hanno fatto River (36) e Boca (34).