Caffè Lungo: È un Paese per vecchi?

Cambiano i colori, cambiano i governi, cambiano i ministri. Cambia anche la sostanza? Certo, gli anni sui banchi della facoltà di Scienze Politiche mi aiutano a comprendere il fatto che questo sia un governo legittimo (si sono messi insieme il primo e il secondo partito, nella precedente edizione erano il primo e il terzo, legittimo pure quello) e che la strada intrapresa dopo la assurda crisi di governo ad agosto sia stata la più fedele alla forma costituzionale (le elezioni, tanto invocate, sarebbero giunte solo in causo di naufragio delle trattative).

Ma, al di là di questo, empaticamente parlando, nutro qualche dubbio su questo nascente governo (al quale, da italiano, auguro naturalmente di fare un buon lavoro), così come ne ho nutriti parecchi su quello che l’ha preceduto. I motivi personali non sono interessanti; tuttavia c’è un motivo che mi sento di condividere: i giovani. Sembra, infatti, che ancora una volta l’astrattamente concreta categoria dei giovani (della quale faccio parte io come tanti lettori) venga usata come mero punto propagandistico. Stavo leggendo un interessante articolo su Open in cui, tra i punti del programma di governo tra M5S e PD, meno del 20% dei punti riguarda i giovani.

I giovani vengono citati accanto a linee programmatiche e ad iniziative, senza però entrare nello specifico del come, del cosa, del quando e, soprattutto, del modo per finanziare queste promesse. Sì, perché cari politici, a noi giovani non disdegnerebbe sapere in che modo realizzerete queste promesse; sul se, invece, abbiamo la nostra dose di dubbi, che anni e anni di promesse non mantenute hanno alimentato.

Mi sto disinnamorando della politica? Non so, forse. La cosa peggiore è che, come me, migliaia di altri trentenni, ventenni e compagnia cantante si stanno allontanando dalla “cosa pubblica”, sfibrati dall’essere solo uno spot propagandistico e mai un valore. Chissà se questa situazione arriverà anche nelle stanze dei bottoni, nei palazzi o se gli echi si interromperanno nelle piazze adiacenti. Chissà se un giorno si renderanno conto, tutti i colori della politica, che un’intera generazione si è stancata del grigio sfocato delle promesse fini a se stesse, mentre vaga chiedendosi se questo sia un paese per vecchi? Federico Bonati