Caffè Lungo: La cultura non brucerà mai

L’odore dei libri che vengono consumati dalle fiamme, l’incendio che morde le pareti e annerisce la speranza di ripartire, la stessa immagine mesi dopo, lo stesso atto vile. Avrebbe dovuto riaprire oggi La Pecora Elettrica, libreria bistrot di Centocelle, periferia romana: invece, questa riapertura non ci sarà, perché un altro incendio, dopo quello avvenuto il 25 aprile, ha rimandato la rinascita di questo luogo. Un luogo dichiaratamente antifascista.

Il punto è questo. “Questa è una dichiarazione di guerra” ha detto Christian Raimo, assessore alla Cultura del III Municipio a Roma, “è un attentato gravissimo, in un luogo diventato fondamentale per il quartiere, le famiglie e la gente di passaggio”. Un attentato, non c’è altro modo per definirlo. Un attentato che ha voluto colpire la cultura, l’aggregazione, la società e sì, anche le idee diverse.

Guardando l’atto simbolico più di quello concreto, sembra proprio che sia lampante il desiderio di colpire la cultura, la conoscenza, l’apertura mentale, elementi che evidentemente non appartengono a tutti gli esseri umani, di certo non a quelli che optano per la violenza, per la vessazione, il sopruso, il fuoco. Ma, il problema, è che se la carta e le pareti possono essere distrutte, la cultura non brucerà mai.

Non c’è “Farhenheit 451” (citazione non per tutti, a conferma di quanto detto poco fa) che tenga. Le idee non si possono eliminare, la cultura è qualcosa di talmente grande e talmente vivo che non conosce sconfitta (anche se l’ignoranza dilagante che si respira in giro la sta mettendo a dura prova), ed anche nella repressione più totale riuscirà sempre ad emergere dal pozzo nero a rivedere la luce. La cultura e la conoscenza sanno tenere botta, nonostante tutto; per questo non esiste fuoco per bruciarle. Federico Bonati