Vangelo della domenica, la riflessione del Vescovo Francesco Cavina: “L’annuncio coraggioso del Vangelo richiede piena fiducia in Cristo”

“Non abbiate paura!” è l’invito che ritorna ben tre volte sulla bocca di Gesù nel Vangelo di questa domenica. Il Signore sa che il Suo messaggio dovrà confrontarsi con molti ostacoli e causerà la persecuzione di coloro che lo annunciano e di coloro che lo accolgono

 

Vangelo, la riflessione di domenica 21 giugno 2020 del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

“Non abbiate paura! Questo invito ritorna per ben tre volte sulla bocca di Gesù nel Vangelo di questa domenica. Il Signore sa che il messaggio del Vangelo dovrà confrontarsi con ostacoli, troverà opposizione, sarà oggetto di derisione e causerà persecuzione a coloro che lo annunciano e a coloro che lo accolgono. Tutto ciò che ci appartiene e che ci è caro è sotto minaccia. Gesù non offre ai discepoli alcuna garanzia se non quella di fidarci di Lui. Nulla e nessuno, infatti, potrà fermare la forza intrinseca della Verità. Ne è un esempio la vicenda storica di Cristo stesso. La parola di salvezza che egli ha annunciato ha avuto una risonanza molto modesta presso i suoi contemporanei, tuttavia noi oggi assistiamo ad un fatto straordinario: questa parola partita da un oscuro angolo del nostro pianeta ha raggiunto tutti gli angoli della terra, superando ostacoli che sembravano insormontabili, portando frutti di bene e di santità insperati.

Cristo ci offre anche una seconda ragione per la quale non si deve avere paura del Vangelo: la vita terrena – ottanta, novant’anni – è poca cosa messa in confronto del “per sempre” della vita eterna, dove vivremo o nella felicità o nella disperazione, in base alle scelte che ognuno avrà operato nella sua esistenza terrena. Gesù ci invita a considerare che la morte è solamente una realtà penultima e dunque la vita terrena non è il bene più grande e che gli uomini, nonostante il loro potere, non possono minimamente influire sulla salvezza definitiva. L’insegnamento porta a riconoscere l’enorme responsabilità della libertà con la quale il Signore ha reso “grande” l’uomo. Il Signore, infatti, vuole essere amato da figli e non da servi.

Gesù nel brano di Vangelo afferma che c’è un nemico che è in grado di  influenzare negativamente le nostre scelte e quindi orientarci verso il male e compromettere la nostra felicità eterna, che è il destino ultimo dell’uomo. Questo nemico, dice il Signore, ha il “potere di uccidere l’anima”. Si tratta di un’affermazione singolare, in quanto noi sappiamo che è impossibile uccidere l’anima perché essa è immortale. Come dobbiamo interpretare, allora, queste parole? Cristo vuole sottolineare che il pericolo più grande che incombe sulla vita di un cristiano è quello di perdere la fede o di non avere il coraggio di testimoniare la propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Mentre per il non cristiano che è stato raggiunto dall’annuncio del Vangelo il pericolo più grande è quello di rifiutare di aderire al Signore Gesù e di entrare nella Chiesa.

Così insegnano il Concilio Vaticano II (LG 14) ed il CCC (n. 846): Cristo inculcando espressamente la necessità della fede e del Battesimo ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano mediante il Battesimo come per la porta. Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare.

L’annuncio coraggioso del Vangelo richiede piena fiducia nella persona di Cristo, che si manifesta in un forte attaccamento a Lui e alla Sua Parola. Dal nostro comportamento verso di Lui si decide il giudizio di Dio su di noi, e quindi il nostro destino eterno.”