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“Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia” di Fabio Federici: un viaggio per conoscere la “Cosa Nera”

Scritto da il 29 Dicembre 2021

Ascolta “”Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia” di Fabio Federici: un viaggio per conoscere la “Cosa Nera”” su Spreaker.

 

Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia” scritto da Fabio Federici e pubblicato da Oligo Editore nel 2019 rappresenta un prezioso saggio per conoscere e comprendere meglio un’organizzazione sempre più presente e radicata anche nel nostro Paese: la mafia nigeriana.

Federici realizza un resoconto dettagliato su questo fenomeno criminale, il suo libro è ricco di dati e curiosità, di informazioni talvolta scioccanti poiché raccontano che, come altre organizzazioni malavitose, la mafia nigeriana si caratterizza per una totale assenza di scrupoli, per il ricorso ad una violenza spietata e per lo sfruttamento dei più deboli.

Paolo Borsellino diceva «parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene», anche per questo abbiamo voluto presentarvi  questo testo e, facendolo, ringraziamo l’autore per il tempo che ha voluto dedicarci nell’intervista in cui potrete avere un’interessante anteprima di ciò che troverete leggendo il suo libro.

 

L’intervista

Fabio Federici

Per quale ragione la Mafia Nigeriana viene considerata, almeno a livello mediatico, una mafia di “serie B” nonostante la sua espansione internazionale e l’elevata pericolosità?

«Innanzitutto, La ringrazio per avermi invitato per un’intervista sulla vostra prestigiosa pagina dedicata ai libri.

La Mafia Nigeriana, a mio avviso, oramai non è più considerata sia dagli addetti ai lavori, investigatori e magistratura, che dai Mass Media un’organizzazione mafiosa di secondo piano. Significativamente, di fatti, negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti di questa feroce organizzazione criminale di caratura internazionale.

A riguardo, non a caso, il quotidiano La Stampa ha dedicato alcuni giorni fa, 14 dicembre scorso, un’intera pagina di analisi del fenomeno intitolando “Nigeria, la mafia più feroce”, evidenziando come alcuni infiltrati della Bbc a Benin City in un lavoro investigativo durato quasi due anni hanno svelato i suoi segreti tra brutali riti d’iniziazione e truffe online milionarie.

Ritengo che questo analitico focus de La Stampa si vada ad inquadrare a pieno titolo con il mio lavoro di studio ed analisi, sviluppato con approccio scientifico, olistico e multidisciplinare, svolto nel corso del 2019, anno in cui ho pubblicato il saggio dal titolo “Il lato oscuro della Mafia Nigeriana in Italia”, edito da Oligo Editore.

Saggio ancora molto attuale, attraverso in quale, con i miei personali approfondimenti documentali, supportati da numerose inchieste giudiziarie e numerose sentenze dei Tribunali e cesellati dalla scarna presenza di letteratura di settore, sono giunto ad ipotizzare che oggi la presenza della Mafia Nigeriana in Italia è una pericolosa realtà, sicuramente posta sotto l’attenzione dalle tante Istituzioni competenti (Ministero Interno, magistratura, DIA, Forze di Polizia), in cui in essa convivono ancora molti lati oscuri che devono essere esplorati con un approccio sistemico di natura criminologica-olistica.

Le evidenze raccolte mi inducono a ritenere in prospettiva analitica che la Mafia Nigeriana, che possiamo già chiamare “Cosa Nera”, è un “network criminale” di caratura internazionale formato da un insieme di individui coalizzati attorno ad una serie di progetti criminali che vengono perseguiti in un contesto di alleanze variabili, per mezzo di sottogruppi indipendenti, ciascuno con attività delinquenziali proprie, che fondono la loro forza intimidatrice nel particolare background culturale d’origine».

 

Colpisce molto sapere che la criminalità organizzata nigeriana nasca in seno alle università all’interno delle confraternite, le chiedo un commento su questo aspetto poco noto.

«Senza sterili polemiche nel mio libro, dopo una serie di specifici ragionamenti di natura storico-criminologica, giungo ad una riflessione, che qualifico nefasta.

Ciò perché, atteso che la maggioranza delle confraternite nigeriane, nate all’epoca nei campus per perseguire nobili ideali, si sono trasformante, nel tempo, in vere “gang criminali”, queste costituiscono una seria minaccia non solo per l’intera società nigeriana ma anche per le altre parti del mondo, perché, oramai, il loro modus operandi lo hanno esportato, trasformandosi in organizzazioni criminali mafiose transazionali dedite a innumerevoli tipologie di reati.

Aggiungo inoltre, a tal proposito, che in Nigeria i tanti secret cult, o confraternity, sono vietati ma purtroppo spesso tollerati o impuniti. I culti sono caratterizzate da segretezza, da un altissimo tasso di omertà interna e da sentimenti fideistici e superstiziosi, oltre che da violenze legate a rituali sacrificali di natura magico-tradizionale. Le confraternite nigeriane nel loro Dna hanno due aspetti vitali che vincolano, in modo inesorabile ed esistenziale, i propri adepti: la religione e la magia, poiché alla fine non c’è differenza. Perché sono state previste entrambe per un unico scopo: rassicurare.

Ciò vuol significare che si entra nel Culto per avere potere e denaro. Il culto offre protezione al suo seguace, lo fa sentire accettato dandogli, tra l’altro, uno scopo di vita nonché il soggetto potrà contare sul fatto che avrà un ruolo e il conseguente rispetto da chi è inferiore e il potere su tutta la zona che riuscirà a controllare. È il potere a cui i vari membri ambiscono, che vuol anche dire un bel po’ di soldi.

Ad oggi, i cult più attivi sono quelli dei Black Axe, Maphite, Buccaneers, Vikings, Mafia e sono ormai diffusi in molti paesi al di fuori della Nigeria e del Benin: Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Romania, Inghilterra, Austria, Stati Uniti, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Ucraina, Polonia, Russia, Brasile e chiaramente l’Italia».

 

Quali sono le principali differenza tra la mafia italiana e quella nigeriana?

«Riti, linguaggi, famiglie, intimidazioni, violenze, associazioni, sodalizi sono terminologie che abbiamo per decenni associato alle mafie nostrane, sulle quali fiumi di inchiostro sono stati scritti da sentenze, protocolli, testi, saggi.

Oggi questa aneddotica, ormai altrettanto corroborata da un corpus iuris di sentenze, indagini, operazioni di polizia, che è andata costruendosi negli ultimi dieci anni, è assolutamente applicabile anche alla Mafia Nigeriana che tanto sta assomigliando a Cosa Nostra e alla `Ndrangheta.

L’appellativo di “Cosa Nera” non è una creazione narrativa ma bensì è un fenomeno cogente con una struttura basata su gruppi (i Secret cult) di forte livello organizzativo, che ripropongono le forme di associazionismo tipiche della madrepatria su base gerarchica. Questi non sono collegati fra loro, ma operano su scala internazionale, sono capaci di sopportarsi vicendevolmente, hanno i mezzi per gestire rilevanti interessi economici e il loro centro decisionale si trova in Nigeria.

Ricordo, come scrivo nel saggio, che storicamente la Mafia Nigeriana è chiamata anche mafia di Langtang, dall’omonima città di Plateau State della Federazione nigeriana, e nasce in Nigeria, per poi espandersi negli Stati vicini quali il Benin e il Niger e poi in Europa e altri paesi finanche in Russia e Brasile. Questa tipologia di mafia è organizzata sotto forma di “network criminale”, sembianza che la tipicizza rispetto alle altre mafie, come ad esempio le Triadi cinesi, che sono a gerarchia rigida.

Le mafie italiane, meno la Camorra, con la Yakuza e le “mafie russe” sono a gerarchia decentralizzata. In sintesi, il network criminale dei nigeriani, strutturato quindi a celle, costituite su base familiare e/o tribale, è un insieme di individui coalizzati attorno a una serie di progetti criminali che vengono perseguiti in un contesto di alleanze variabili».

 

Vista la capacità della Mafia Nigeriana di “mimetizzarsi” è ragionevole preoccuparsi delle possibili infiltrazioni di questi criminali, ad esempio, all’interno di organizzazioni umanitarie che in buona fede si ripropongono di dare assistenza ai migranti? Nello specifico, nel caso già non accada, varrebbe la pena di pensare a percorsi formativi che permettano agli operatori di queste realtà di riconoscere persone potenzialmente affiliate a queste organizzazioni criminali?

«Ritengo per il momento difficile l’ipotesi di infiltrazione all’interno di organizzazioni umanitarie che si propongono di dare assistenza ai migranti, anche perché sono tutte associazioni non profit, mentre la Mafia Nigeriana ha un interesse elevato nell’immigrazione clandestina, che risulta ancor oggi tra i business criminali più proficui, spesso connesso allo sfruttamento della prostituzione.

La Mafia Nigeriana ha strutturato un vero e proprio specifico percorso, suddiviso in precipui step, che prevedono momenti e figure chiave per favorire il ciclo migratorio.

In particolare, l’organizzazione si muove in modo strutturato e progettuale, avente nel suo seno peculiari ruoli che di volta in volta assumono compiti e nomi differenti. Ci sono i “contattatori” e/o “reclutatori” i quali si dedicano all’individuazione della persona propensa proprio all’espatrio, la “vittima futura”; alla quale con l’inganno promettono lavoro e addirittura offrono del denaro per pagare il costoso viaggio a mezzo della figura delle “sponsor del prestito” (uomo/donna), che garantisce la restituzione del debito da parte dello migrante.

Poi attraverso “il patto di espatrio”, che prevede la stipulazione di un contratto tra il migrante e l’organizzazione, alla cui costituzione partecipano avvocati compiacenti, si stabiliscono le modalità di restituzione del denaro. L’organizzazione pensa al viaggio e ai connessi aspetti logistici con tanti altri attori che favoriscono il sistema.

Certamente, ritengo che l’implementazione della “cultura della legalità” può essere un valido strumento di contrasto del fenomeno mafioso nigeriano ma anche di tutte le altre organizzazioni sia esogene che endogene. A tal proposito, lo scrittore e insegnante siciliano Gesualdo Bufalino ci insegna che “La mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari”».

 

È corretto affermare che un’adeguata istruzione potrebbe salvare molte possibili vittime dalla Mafia Nigeriana che, come spiega nel libro, vengono soggiogate attraverso un mix ritualistico di superstizioni e rituali magici?

«In relazione a quanto emerso nei miei studi, che si può analiticamente leggere nel testo, nello strutturato ciclo “tratta-viaggio” ha un ruolo criminologicamente significativo il momento intermedio del “giuramento”, connesso alla sottoscrizione del contratto tra il migrante e il suo sponsor/benefattore. 

Giuramento che viene celebrato a mezzo di riti Voodoo o Juju, che sono elementi religiosi esoterici di enorme valenza nella costrizione vincolante delle vittime. In particolare, nel rito Voodoo, ad esempio, il sacerdote del villaggio raccoglie in tre pacchettini unghie, peli pubici, piccoli pezzi di stoffa del vestito del migrante e li mescola con farina di Jam e con qualche goccia di sangue di gallo/gallina e ne consegna uno alla vittima, uno allo sponsor e l’altro lo tiene per sé. Le tre parti devono simbolicamente ricordare il patto sottoscritto.

Mentre, nell’altro rito, quello Juju, si pone in essere una sorta di maleficio realizzato con tagli sulla pelle che vengono ricoperti di cenere e un sacchetto con capelli, peli, unghie e indumenti intimi della vittima che sarà poi conservato dall’officiante. La cerimonia termina con l’uccisione di un gallo di cui la persona è costretta a ingerire il cuore insieme a una bevanda alcolica.

L’accordo obbliga il migrante a non tradire mai il trafficante: se infrangerà il giuramento andrà incontro a morte o pazzia. Ricordo che le celebrazioni di riti animistici ed esoterici Juju si caratterizzano principalmente dalla presenza di alcuni ambienti, soggetti ed elementi costituenti, quali lo shrine (tempio o santuario), lo juju priest (stregone/leader spirituale).

In pratica, il solenne giuramento di emigrazione (lato mistico, spirituale, religioso, sincretico ed esoterico) volge a rafforzare le logiche di sfruttamento tramite la sottomissione e l’obbedienza delle ragazze e infonde nelle donne sfruttate una sorta di sicurezza e di invincibilità nei con-fronti delle numerose avversità, che le stesse potranno incontrare nella loro vita in Italia/Europa.

Riti tribali che purtroppo nella Mafia Nigeriana non li si trovano soltanto nel ciclo migratorio ma anche nella quotidianità, ad esempio per entrare nei secret cult oppure come punizioni corporali per non aver fatto ciò che si doveva».

 

Come professione sei un appartenente alle Forze dell’Ordine. Perché hai deciso di scrivere libri tra l’altro spazi dalla saggistica ai romanzi per finire alle poesie haiku?

Domanda curiosa visto il contesto, ma alla fine ci sta. Scrivere è una mia grande passione che ho sin dai tempi dell’adolescenza quando frequentavo il liceo classico.

La vita di tutti noi è costellata di tanti eventi più o meno importanti. Certamente la mia esperienza professionale è stata di grande stimolo, avendo avuto la possibilità di osservare da vicino tanti fenomeni sociali e criminali, arricchendo il mio bagaglio culturale.

Ho sempre avuto in mente un precetto che un mio insegnante salesiano mi ripeteva quando ero ragazzo: “ogni qual volta che senti un’emozione, di qualsiasi natura, prova a trascrivere nell’immediatezza ciò che senti e provi. Poi divulgala alle persone che stanno intorno a te!”.

Ebbene, questo è lo spirito con cui mi approccio allo scrivere».

 

“Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia” di Fabio Federici (Oligo Editore, anno 2019)

 

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L’autore

Fabio Federici ha la passione per la scrittura che lo ha portato a pubblicare con Oligo Editore vari saggi di ambito criminologico vincitori di numerosi premi nazionali tra cui si segnalano: il Premio Speciale per le Arti letterarie nell’ambito del Premio Letterario Città di Cattolica, XIII edizione, Cattolica (RN) 2021; il Premio Franz Kafka Italia “Alla Cultura”, X edizione, Udine 2020; il Paladino delle Memorie, V edizione, Milano 2019;

il Premio Speciale Letterario Giuseppe Acerbi, XX edizione, Castel Goffredo (MN) 2018; il Premio Speciale “Vitaliano Brancati”, per la sezione Letteratura, nell’ambito del Premio Internazionale di Giornalismo “Vitaliano Brancati”, VIII edizione, Torino 2018.

È un tutore delle forze dell’ordine  ed è stato insignito per un atto di eroismo della Medaglia d’Argento al Valor Civile, altresì gli è stata conferita l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È anche criminologo, giornalista pubblicista e docente universitario a contratto. Di recente si è cimentato nella composizione di Haiku e in un romanzo noir da pochissimi giorni in libreria dal titolo enigmatico “Il Pigiama Rosa”.

Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia”, Ed. Oligo, 2019, patrocinato dall’associazione “Avviso Pubblico”, a cui sono completamente devoluti i diritti d’autore, è risultato vincitore come di seguito indicato:

  • Primo classificato al Premio Letterario “Uniti per la legalità”, V edizione, San Giorgio a Cremano 2021;
  • Menzione Speciale per la sezione “E” – Carlo Alberto dalla Chiesa, nell’ambito del Premio Letterario Kerasion, II edizione, San Pietro Apostolo (CZ) 2021.
  • Primo classificato nella sezione “O” saggistica a tema nell’ambito del Premio Letterario Internazionale Città di Sarzana, VIII edizione, Sarzana (SP) 2020.