FSL – Professionisti, l’avvocato penalista Cosimo Zaccaria: “Lavoro sfidante o sfidato?”


di Cosimo Zaccaria*

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Il motto frequentemente usato dagli ottimisti è quello secondo cui il periodo di crisi genera opportunità . Forse, anzi, speriamo…

Quello però che ha certamente prodotto la “Covid-crisi” è una immagine più chiara dello scenario del lavoro in Italia, scenario solo intravisto negli anni precedenti, ora nitido: una grande incolmabile spaccatura fra mondo del lavoro pubblico e quello privato.

Una dicotomia nuova, che ha soppiantato la passata divisione “ideologica” fra padrone – lavoratore, da alcuni ancora strumentalmente vagheggiata per tentare di coprire il nuovo divario, iniquo, fra settore pubblico e privato.

Una distinzione che accomuna da un lato le partite iva e i loro dipendenti; dall’altro il Moloc intangibile e imperturbato dei dirigenti/amministratori/lavoratori pubblici.

Una distinzione che preoccupa i vagheggiatori delle lotte indiscriminate contro il “padronato”, perché toglie loro la materia del contendere, rendendoli obsoleti e forse non più funzionali alle nuove esigenze.

Una distinzione che vede datori di lavoro e dipendenti uniti dalla preoccupazione di non riuscire a resistere, di non riuscire ad arrivare con le proprie famiglie alla fine del mese…

Una nuova categoria compatta anche sotto un profilo giuridico nella lotta alla pandemia, nell’investire risorse, nell’applicare INSIEME strategie per non ammalarsi: una vera e nuova Resistenza contro il Virus Covid.

Ammalarsi in generale e, nello specifico di Covid, significa per l’operatore del privato, sia esso il titolare o il dipendente, rischiare di non sopravvivere, anche economicamente…

Si è quindi creata una nuova Resistenza.

Una Resistenza che ha forgiato un valore comune: l’assimilazione e la messa in atto delle numerose norme introdotte dai vari DPCM, con enormi sacrifici economici ed umani.

Spicca, al riguardo, il principio di attualizzazione della valutazione del rischio imposto ai datori di lavoro e ai loro dipendenti.

Nel dettaglio, a questi nuovi Resistenti viene richiesto dall’autorità pubblica di aggiornare, a proprie spese e in continuazione, gli strumenti di prevenzione del Virus.

Diversamente, in caso di diffusione nell’azienda della malattia senza che sia avvenuto l’aggiornamento obbligatorio delle misure di prevenzione, si configura una condotta colposa che può determinare responsabilità penali.

Questo a prescindere dai costi, dalle difficoltà di approvvigionamento e/o applicazione dei nuovi strumenti che costituiscono le nuove misure di prevenzione.

Ma, come spesso capita, “il peccato è negli occhi del peccatore “.

È sufficiente guardare cosa accade nel settore pubblico, quello stesso settore che, con gli organi accertatori (INAIL, INPS, SPISAL, AGENZIE DELLE ENTRATE, ecc..) funge da controllore rispetto al mondo del lavoro privato.

Un settore pubblico che, per preservare se stesso e non innovare in materia di tutela dei propri lavoratori, ha dovuto in tutta fretta virare verso lo Smart workig ; un termine accattivante dal significato chiaro e crudo : milioni di lavoratori lasciati a casa, senza cassa integrazione, con stipendio assicurato nella sua pienezza, per l’impossibilità/incapacità dei propri amministratori di introdurre e applicare le misure di prevenzione imposte agli operatori del privato!

Ovviamente è di facile comprensione un’altra e più aspra diseguaglianza.

Nel mondo del lavoro pubblico vi sono categorie EROICHE (sanitari, forze dell’ordine, vigili del fuoco) che continuano a lavorare in presa diretta – senza la protetta formula dello Smart working – subendo sulla loro pelle la disorganizzazione, la mancanza di considerazione e di prospettive generata dai loro vertici.

Dipendenti pubblici di serie A e di serie B.

Auspico che, anche a seguito dello sciopero pubblico nei giorni scorsi, si possa tornare a riflettere insieme e in modo costruttivo sul concetto di bene comune e di lavoro sfidante e non ingiustamente sfidato da assurde diseguaglianze.

*Avvocato penalista, Zaccaria, Rotella & Associates


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