“Conservare la natura”, Francesco Giubilei presenta a Radio 5.9 il suo ultimo libro: “Ecco perché la tutela dell’ambiente è un tema caro alla destra”


Nicola Pozzati, 5 giugno 2020 


Esce oggi, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, l’ultimo libro di Francesco Giubilei dal titolo “Conservare la natura. Perché l’ambiente è un tema caro alla destra e ai conservatori” che si ripropone di chiarire un equivoco, la mancanza di sensibilità dei conservatori per l’ambiente

Giubilei, classe 1992, intellettuale e imprenditore nel settore dell’editoria, offre al lettore una panoramica dei capisaldi del pensiero conservatore relativi all’ecologia. Un viaggio importante che aiuta a riflettere su un tema fondamentale per tutta l’umanità poiché, proteggere l’ambiente, dovrebbe essere tra le priorità di ogni cittadino. In “Conservare la natura” troviamo un focus sui temi ecologisti visti, finalmente, in una dimensione locale e comunitaria dove il rispetto dell’ambiente è concreto e non teorico, dove prima di occuparsi del mondo si suggerisce di prendersi cura dell’ambiente circostante, un concetto di “prossimo tuo” esteso al Creato. Una riflessione che nega la teoria per cui l’umanità sarebbe nemica della natura ma che, al contrario, vede nell’uomo il possibile e principale alleato della natura stessa. Ricordiamo che nella Genesi il Signore darà proprio all’uomo il compito di salvare le creature terrestri dal diluvio universale, un compito sacro che l’umanità, oggi più che mai, dovrebbe riscoprire:

Come è nata l’idea di scrivere un libro sul tema dell’ecologia nel pensiero conservatore?

L’idea di scrivere un libro sul tema dell’ambientalismo nasce dalla consapevolezza di una sensibilità crescente su queste tematiche da parte della nostra società. Sensibilità che ha portato alla nascita di movimenti come i Fridays For Future e alla diffusione di personalità legate all’ambientalismo, pensiamo ad esempio a Greta Thunberg che, a livello globale, è diventata l’emblema di una certa visione ecologista. Partendo dalle idee e dalle proposte emerse in questo senso all’interno del dibattito mediatico e politico ho cercato di ripercorrere quella che è stata la visione della conservazione della natura da una prospettiva diversa, quella appunto dei conservatori e del mondo della destra. Questo per spiegare come sia possibile proporre una visione di tutela dell’ambiente differente e con caratteristiche a volte, addirittura, antitetiche da quelle proposte da un certo ambientalismo.

Quali sono le principali differenze tra queste distinte concezioni ambientaliste?

L’ambientalismo di Greta Thunberg viene portato avanti da entità sovranazionali, come l’Unione Europea, che nascono con una visione globalista della società, quindi un ambientalismo che non tiene conto del tema dell’identità, che non considera il carattere delle singole nazioni e che, soprattutto, non valorizza il tema delle comunità in questo senso. L’ecologismo conservatore, come scriveva anche Roger Scruton, nasce proprio dalle piccole comunità. Prima delle unità sovranazionali, che impongono decisioni ai popoli, devono essere gli stessi cittadini ad avere a cuore il destino della Terra. La visione di un certo ambientalismo globalista vede nell’uomo un nemico della natura ma, come ci insegna una visione cristiana e cattolica, l’uomo, così come la natura, fanno parte di uno stesso insieme che è il Creato, concetto spiegato nella Bibbia e nel Vangelo, toccato da San Francesco e da San Giovanni Paolo II. L’uomo può vivere assieme alla natura diventando a sua volta un elemento a tutela della stessa sotto vari punti di vista. Infine, risulta importante coniugare le esigenze sociali a quelle ambientali, l’ambientalismo, infatti, dovrebbe tenere in considerazione le esigenze delle imprese e dei lavoratori. Se una fabbrica inquina è evidente che bisogna arrivare a una soluzione del problema ma, altrettanto evidentemente, bisogna far si che quei posti di lavoro siano tutelati. Non si può risolvere un problema creandone un altro, il concetto del “tutto e subito” non può essere applicato in ambito ambientale.

Quali sono le figure principali che ti hanno accompagnato nella scrittura di “Conservare la natura”?

Senza dubbio una delle figure più importanti è il già citato Roger Scruton che è stato il principale filosofo conservatore inglese e che ha scritto una serie di pubblicazioni sul tema come, ad esempio, Green Philosophy. Ci sono altre figure inserite all’interno della storia e della tradizione della destra come può essere, in parte, Alain de Benoist. Ricordo lo scrittore norvegese Hamsun che racconta il tema dell’ambiente da una prospettiva di destra, oppure Konrad Lorenz che fu un importante studioso in questo senso. Anche nell’antica Roma possiamo trovare pensatori e filosofi che hanno scritto pagine bellissime sulla natura: pensiamo a Virgilio con le sue Bucoliche. Oppure guardiamo al tema dell’Arcadia di Sannazaro, nella letteratura italiana dell’800 possiamo poi analizzare il rapporto tra Leopardi e la natura. Nella storia dell’arte, tra il ‘700 e l’800, invece, ritroviamo pittori come Marco Ricci, Annibale Carracci o Giovanni Battista Piranesi che raccontano la natura attraverso il cosiddetto rovinismo che aprirà  poi le porte al periodo del Romanticismo e del Gran Tour. Oppure, parlando di movimenti, penso a quello tedesco dei Wandervogel, per citarne uno. Una storia e una tradizione culturale ampia e, per tanti aspetti, ascrivibile al pensiero conservatore.

Spesso però le tematiche ambientali sono sembrate distanti dalle sensibilità della destra politica…

Il rischio dell’approccio dei partiti del centrodestra è che, come già avvenuto per la cultura dal ’68 in avanti, con il concetto di egemonia culturale, si regali alla sinistra un tema che riguarda tutti. Alcuni giorni fa all’Università in cui insegno a Benevento abbiamo fatto un’iniziativa con Confindustria legata al tema della giovane imprenditoria: su cinque progetti presentati da parte degli studenti delle scuole superiori ben tre erano legati al tema ambientale. Se ai giovani della mia generazione, sono nato nel ’92, fosse stato chiesto di presentare un progetto quando eravamo alle superiori, difficilmente avremmo parlato di ambiente. Oggi da parte dei ragazzi c’è una grande sensibilità che prescinde dal credo politico, basti pensare che in Germania il partito dei Verdi, alle elezioni europee dello scorso anno, ha preso il 20%. I partiti di centrodestra farebbero un grave errore a non far proprio un tema così importante e condiviso: un giovane, indeciso sul partito per il quale votare, sceglierà quelle formazioni politiche in grado di dare risposte chiare e credibili sulle tematiche ambientali.

Come vedi il ruolo della scuola in questo processo…

Non sarebbe sbagliato introdurre un’ora settimanale dedicata al tema della natura ma la mia paura è che si incorra in un insegnamento ideologico in linea con la visione di Greta Thunberg o dei Fridays For Future. Ricordo ad esempio che lo scorso anno l’allora Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti disse che gli studenti che andavano a manifestare in piazza sarebbero stati giustificati: una cosa inimmaginabile per qualsiasi sistema scolastico che funzioni! Gli studenti non dovrebbero essere giustificati per il fatto di andare in piazza a manifestare, all’interno di contesti con una precisa connotazione ideologica. Bisognerebbe invece che fosse la scuola ad insegnare le tematiche legate al tema dell’ambiente, approfondendo quella sensibilità sul rispetto della natura presente nella letteratura o nell’arte. Dovremmo partire dal piccolo vedendo in ogni scuola, ad esempio, la creazione di un orto che siano gli stessi studenti a coltivare, oppure si dovrebbe dedicare ogni settimana un po’ di tempo alla cura di un parco cittadino, gesti concreti e pratici che avrebbero una ricaduta sul territorio ma, soprattutto, farebbero capire agli studenti l’importanza dell’impegno a tutela dell’ambiente da un punto di vista pratico. Come possiamo pensare di diminuire l’inquinamento del Mondo se poi non ci curiamo di ciò che sta a pochi metri da noi?

C’è anche un tema di mezzi e strutture…

Abbiamo in molti contesti mezzi pubblici vecchi e inquinanti oppure scuole fatiscenti dove non c’è nessun tipo di risparmio energetico. La recente proposta degli incentivi per il monopattino, ad esempio, non tiene conto della conformazione del nostro Paese dove ci sono borghi e piccoli centri molti dei quali si trovano in collina o in montagna. Da un punto di vista teorico sarebbe ottimo per la City di Londra ma non per l’Italia. Meglio sarebbe investire quelle risorse per migliorare i servizi pubblici con più mezzi, più moderni e meno inquinanti, oppure per rendere le strutture scolastiche più efficienti dal punto di vista del risparmio energetico. Servono proposte che abbiano una ricaduta concreta e pratica, non teorica.