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Caffè Lungo: A piccoli passi

Scritto da il 20 Luglio 2019

“Ground control to Major Tom”. Inizia così una delle canzoni “Space Oddity” di David Bowie: un dialogo tra la stazione di controllo sulla terra e un astronauta che sta compiendo un viaggio tra le stelle. Una canzone che oggi calza a pennello, vista la ricorrenza dello sbarco del primo uomo sulla Luna.

Il 20 luglio del 1969, Neil Armstrong completò la missione spaziale dell’Apollo 11, poggiando per la prima volta nella storia un piede sul nostro satellite. Il famoso piccolo passo per un uomo e il grande passo per l’umanità. Chissà che cosa ha provato Armstrong in quel momento? Chissà che emozioni hanno invaso le persone che hanno guardato in diretta televisiva l’allunaggio?

Sembrava l’inizio di un futuro fantascientifico, fatto di viaggi interspaziali e auto volanti; nulla di più sbagliato. Certo, l’umanità ha raggiunto grandi traguardi in svariati campi, ma a distanza di cinquant’anni siamo più impegnati a farci selfie con filtri che ci fanno apparire le orecchie da cagnolini che a programmare l’abbattimento della barriera spaziotemporale, non ci rendiamo conto di come stiamo distruggendo il pianeta, dando però adito alle teorie di chi crede che l’allunaggio fu una montatura, a braccetto con chi sostiene che la terra sia piatta.

Grande passo per l’umanità? Forse nel 1969. Ma, da lì, ci siamo mossi solo a piccoli passi, mettendo in un cassetto i sogni di quel famoso futuro. Eppure basterebbe che la logica del piccolo passo per un uomo lasciasse veramente spazio ai grandi passi per l’umanità. A parole è semplice, lo so, ma io sono un sognatore. Vedo l’immagine dello sbarco sulla Luna e ascolto “Space Oddity”, aspettando il cambio di strofa, quel momento in cui l’umanità farà partire “This is Major Tom to Ground Control…”. Federico Bonati