Caffè Lungo: Testa vuota

È diventato virale nell’arco di poche ore il video di un paguro che, come rifugio, al posto di una conchiglia ha scelto la testa vuota di una bambola. È un fatto accaduto realmente nell’isola di Wake, un atollo dell’Oceano Pacifico, e l’immagine di questo crostaceo che si muove, trascinandosi quel pezzo di plastica che un tempo, prima di diventare spazzatura, era un giocattolo, ci fa capire quanto il confine col punto di non ritorno sia sempre più vicino e sempre più inesorabile.

La natura, in questo caso, mostra l’ennesima prova della capacità di adattamento degli esseri viventi, dirà qualcuno; no, questa immagine è l’emblema di come l’uomo stia distruggendo lentamente questo pianeta, dico io. Con la sottile differenza che sarà difficile per la nostra specie adattarsi, come ha fatto il paguro di Wake con la testa vuota della bambola, quando i mari brulicheranno di sacchetti e oggetti di plastica (cosa che peraltro avviene già in alcune zone del mondo), quando le campagne rigurgiteranno rifiuti di non si sa quale specie (cosa che peraltro avviene già in alcune zone del mondo), quando saremo costretti ad emigrare in massa perché il nostro habitat ci è diventato ostile (cosa che peraltro sta iniziando a manifestarsi).

La natura ci ha mandato l’ennesimo campanello d’allarme: invertiremo la rotta di tutto ciò o, come l’immagine del paguro, andremo avanti nel ruolo di testa vuota trascinati da qualcosa di più forte di noi?  Federico Bonati