CAFFÈ LUNGO: SE A GOMORRA (QUELLA VERA) C’È CHI DICE NO

L’estate scorsa ho trascorso alcuni giorni a Napoli. Sono del Nord e, inutile negarlo, qualche pregiudizio sulla città ce l’avevo. Fortunatamente, l’ignoranza è una malattia che si può curare con la conoscenza: oggi di Napoli non posso che dire il meglio possibile, per come sono stato accolto e per le esperienze che ho vissuto.

Purtroppo, la città è balzata in testa alle cronache nazionali in questi giorni, a causa della sparatoria in cui una bambina, Noemi, è rimasta gravemente ferita. La parte sana della città, però, non è rimasta in silenzio, non ha voltato lo sguardo dall’altra parte ed ha deciso di scendere in piazza per protestare contro la camorra. In particolare, spiccano tra i manifestanti due ragazzi: Arturo (in passato accoltellato da una baby gang) e Antonio (figlio di un camorrista che ha scelto una strada diversa da quella del padre). Al grido di “Disarmiamo Napoli”, questi due ragazzi sono il volto di una città che ha deciso di alzare la testa, attaccando e accusando il “Sistema”, come in passato fece un gigante come Giancarlo Siani.

Una città che, evidentemente, non ne può più di Gomorra, quella vera. Perchè la serie tv è un prodotto di notevole fattura ed eccellente successo, che romanza una realtà cruda (e che ha aiutato tanti ragazzi “di strada” ad avere un’alternativa). La Gomorra vera, invece, è quella che fa paura solo a nominarla; ma che prima o poi finirà perchè, come disse un altro gigante, Giovanni Falcone: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un inizio, un’evoluzione e una fine”. C’è una luce in fondo al tunnel, e quella gente scesa in piazza ne è la conferma. Federico Bonati