Caffè Lungo: L’erba cattiva

Una premessa è d’obbligo: non ho mai fatto uso di sostanze stupefacenti in vita mia, nemmeno una canna. Ho già il vizio delle sigarette, quello basta e avanza. Tornando alla premessa, nonostante il mio totale disinteresse per la marijuana, non riesco proprio a comprendere l’ultima battaglia che sta intraprendendo il ministro Matteo Salvini, quella nei confronti dei rivenditori di cannabis light.

Insomma, il vicepremier ce l’ha con quei negozi che si vedono in giro per le nostre città, anche nei centri più piccoli, che vendono prodotti derivanti dalla canapa con un Thc (la sostanza che dà effetti psicotropi) inferiore allo 0,6%: l’obbiettivo è quello di chiuderli tutti in quanto considerati centri di spaccio. Mi è capitato di vedere questi negozi, in uno sono pure entrato per curiosità (ad Ischia, e sono uscito senza comprare nulla); tutto mi sembrano fuorchè centri di spaccio. Inoltre, il deputato Giuseppe Brescia (M5S) ha ricordato che nel 2016 la Lega votò a favore dei canapa shop, come riportato dalle colonne del giornale online Tpi. Certo, si può cambiare idea nella vita, ci mancherebbe.

Onestamente, però, avrei più paura ad aggirarmi nelle zone limitrofe del bosco di Rogoredo, a pochi passi da Milano (una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa) in pieno giorno piuttosto che passare davanti un canapa shop di qualunque città italiana in piena notte. Insomma, faccio fatica a credere che l’erba cattiva, quella da combattere come tutta la filiera malavitosa che fa arrivare le droghe nelle nostre strade (e contro la quale le forze dell’ordine si impegnano in maniera straordinaria e lontano dai riflettori), sia quella di questi negozietti. Federico Bonati