Caffè Lungo: Il (nostro) canto del cigno

Siamo a Recoaro Terme, non lontano Vicenza, un paesino di poco più di seimila anime con le montagne alle sue spalle. Un paese divenuto tristemente noto per la vicenda di una coppia di cigni. Il maschio è morto, o meglio, è stato molto probabilmente ucciso con delle bastonate, come evidenziato dal suo collo spezzato.

Si tratta di una vicenda dai risvolti strazianti, come straziante è la brutalità di chi ha compiuto un atto del genere. Si ignorano sia le generalità di chi ha commesso questo gesto feroce sia il movente; ma, onestamente, cambierebbe qualcosa saperlo? No. Quando sento notizie del genere, quando leggo fatti come questi, penso che come genere umano non perdiamo occasione di raschiare il fondo del barile di una dignità che appare sempre più fumosa ed evanescente.

Non è il fatto di aver ucciso a bastonate un cigno, poteva essere benissimo un cane, come un pavone o un essere umano; non è nemmeno il fatto di averlo fatto magari per rabbia o, peggio, per noia. È il fatto di aver privato della vita un altro essere vivente, arrogandosi l’inesistente diritto di essere giudice, giuria e giustiziere. In che direzione stiamo andando? Ce lo chiediamo ogni tanto? Quand’è che avremo davvero il coraggio di fare i conti con noi stessi e con ciò che siamo diventati? Temo il canto del cigno del genere umano perché, con fatti come questi, le note hanno già iniziato a risuonare. Federico Bonati