CAFFÈ LUNGO: GLI INVINCIBILI IN “TRASFERTA” DA 70 ANNI

Mi capita spesso di andare a Torino e, ogni volta che cammino verso piazza San Carlo, superandola sulla destra, lo sguardo mi cade sempre là, verso la collina dove sorge la Basilica di Superga. Là c’è una targa commemorativa, che ricorda ciò che è accaduto esattamente settant’anni fa: la sciagura aerea in cui persero la vita gli Invincibili.

La “I” maiuscola non è un errore di battitura; il Grande Torino era davvero la squadra degli Invincibili, che conquistò cinque scudetti e una Coppa Italia in otto anni. Il 3 maggio del ‘49 avevano giocato la loro ultima partita contro il Benfica; poi il ritorno in patria, il rombo, il silenzio. Il Grande Torino è diventato una leggenda che vive ancora oggi nei cuori e nei ricordi dei tifosi granata e di tutti gli sportivi; il Grande Torino è passione e arte, musica e poesia, è la classe operaia che si fa largo in paradiso. Per il Torino, oggi è un giorno sacro, tanto da far anticipare a ieri sera il derby della Mole, previsto invece proprio per questo sabato.

Sì, perché oggi non c’è spazio a Torino per il calcio giocato. Oggi a Torino, e non solo, c’è spazio per ricordare quella formazione, recitata così: “Bacigalupo / Ballarin  – Maroso / Grezar –  Rigamonti – Castigliano / Menti  – Loik – Gabetto – Mazzola – Ossola”. Di loro, scrisse così Indro Montanelli: “Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”.  Federico Bonati