Caffè Lungo: Del delitto e della pena

Premetto due cose fondamentali: non sono contro il porto d’armi, ma spero vivamente che l’Italia non diventi una replica degli Stati Uniti in questo senso, e quando sento notizie di un ladro ucciso da un derubato (o che lo sarebbe diventato), non provo sentimenti di pietà. Non ho mai posseduto un’arma né ho in programma di averne, non credo che in un momento di poca lucidità (come potrebbe essere un furto in atto), avrei la freddezza di saperla usare correttamente; oggettivamente, spero di non dovermi mai trovare in una situazione di questo tipo.

Come dicevo, non provo pietà per quei ladri che ci rimettono la vita compiendo un reato; sapevano quello a cui andavano incontro (tanto per restare in tema di “dolce e amaro”, visto che in questi giorni se ne parla tanto). In queste situazioni credo che spesso ci si dimentichi del derubato che ha sparato, costretto ad una pena ben più violenta di quella che potrebbe infliggergli un tribunale, magari per eccesso di legittima difesa: la convivenza con il peso della coscienza.

Tutti bravi a dire “Giusto sparare, ammazziamoli tutti”, ma nell’atto pratico quanti di questi sanno cosa voglia dire convivere con la consapevolezza di aver ucciso una persona? Io non lo so, provo solamente ad immaginare quell’ombra nell’anima che perseguita, giorno e notte, chi ha premuto il grilletto. Ed è una consapevolezza che non lascerà mai spazio ad altro. Per loro, sì, provo pietà. Perché anche nei momenti felici che scandiranno le loro vite, dalla nascita di figli e nipoti a compleanni e anniversari, dalle soddisfazioni per un grande risultato alle risate con gli amici, sentiranno dentro di loro quella vocina che dirà: “Ti ricordi che hai ucciso una persona”?

Per un uomo, faccio fatica a pensare che possa esserci qualcosa di peggio che un tormento costante, un’interiore tortura della goccia, che si ripresenta con il suo carico di tempesta ogni volta che sembra tornare il sereno. Dovremmo pensarci bene, ogni qualvolta commenteremo una notizia di questo genere: ricordiamoci che quel derubato, osannato dai giustizieri della domenica, con quel gesto si è condannato ad una pena eterna. Per la quale non c’è redenzione, per la quale non c’è grazia. Federico Bonati