Caffè Lungo: Benvenuti a Suburra

Signore e signori,  benvenuti a Suburra. No, non sto parlando del bellissimo film di qualche anno  fa, né dell’ottimo libro che l’ha ispirato. E non parlo nemmeno della bella serie su Netflix. Nella Suburra che intendo, non ci sono Spadino, Manfredi Anacleti, Aureliano Adami e Samurai, personaggi talmente cupi da essere irresistibili. E se proprio vogliamo dare un tocco vintage, in questa Suburra non ci sono nemmeno il Libanese, Freddo e Dandi.

Signore e signori, benvenuti a Suburra; quella vera. Quella dove per difenderti da uno scippo, da un furto, rischi di prenderti una pallottola. Quando va bene, sopravvivi, ma porterai con te i danni di quello sparo  per sempre. Quando va male, perdi la vita. Fidati, può capitare. Benvenuti a Suburra, dove una vita può valere quanto un portafoglio da sfilare dai pantaloni di qualcuno.

Benvenuti a Suburra, crocevia del mondo di sopra e del mondo di sotto, dove non esistono le mafie, dove si muore per una coltellata anche se sei un difensore dello Stato. Benvenuti a Suburra, là dove si trovano i rifiuti ai lati delle strade. Benvenuti a Suburra, dove la realtà supera l’immaginazione, dove i potenti vengono solo per fare delle passerelle e qualche promessa.

Benvenuti a Suburra, che non è Roma. Perché Roma è un’altra cosa,  è qualcosa di talmente bello che non si può descrivere. Suburra no, Suburra è il dolore, è la paura. Purtroppo, Suburra è la realtà o, almeno, una parte di essa. Fatta anche del grido d’aiuto di tante persone, spesso inascoltato o troppo ovattato per essere sentito. Benvenuti a Suburra, dove “Liberaci dal male” non è la parte finale del Padre Nostro. Federico Bonati