Caffè Lungo: Al di là di Robin

Tra poco più di un mese ricorrerà il quinto anniversario della morte di Robin Williams. Siccome fioccheranno editoriali, pensieri, parole, opinioni in sua memoria, desidero anticipare i tempi ed evitare di unirmi alla massa. Il rischio di risultare banale per quello che sto per scrivere è tanto, ma è un rischio che sono disposto a correre: emotivamente parlando, Robin Williams mi ha regalato tanto, a mio modo desidero rendere qualcosa di mio al suo ricordo.

Robin Williams non è stato solo un attore, è stato parte integrante della mia vita e, sono convinto, di quella di molti altri. Ogni volta che entro in radio e vedo il microfono sogno di urlare “Gooooooooood Morning, Vietnam”, ho sempre desiderato salire su un banco e dire “Oh capitano, mio capitano”, so che Peter Pan è in realtà un avvocato con poco tempo per i suoi figli e che per riconquistarli avrebbe potuto vestirsi da donna, grazie a lui so che se un giorno dovessi finire nella giungla ci resterei finchè non comparissero un 5 o un 8, ho capito che nei musei di notte succedono magie e che ridere è la miglior medicina. E potrei continuare.

Se riesco ancora a sognare nonostante il mondo in cui vivo e in cui viviamo, una buona parte del merito è di Robin Williams, l’unico attore capace di farmi ridere mentre piangevo, l’unica persona al di là dello schermo che sembrava stesse parlando proprio a te. Quando ho saputo della sua morte, mi sono sentito un vuoto dentro, un senso di abbandono che ancora adesso non so spiegare. Con lui se ne era andata la mia infanzia, era fuggita la mia adolescenza, l’uomo che stavo diventando si sentiva smarrito. Mi aggrappo, di tanto in tanto, ai suoi film, cercando di incrociare il suo sguardo. Risvegli di emozioni ma poi tutto torna alla normalità. Il vuoto non si rimargina, ma so che lui sta bene là dov’è, al di là dei sogni. Federico Bonati