Vangelo della domenica, la riflessione del Vescovo Francesco Cavina: “La preghiera è la via per buttarci nelle braccia di Dio”

La riflessione sul Vangelo di domenica 21 febbraio 2021 di monsignor Francesco Cavina*:

La quaresima è tempo di preparazione alla solenne festa di Pasqua Perché questa preparazione possa portare frutti la Chiesa ci chiede di entrare per quaranta giorni con Gesù nel deserto  per imparare ad amare le nostre anime più dei nostri cuori. Questo significa che in questo tempo siamo invitati a prenderci cura della nostra salvezza eterna, che è il fine per il quale siamo al mondo.

In questa ottica, la Quaresima è un’occasione che ci viene offerta per crescere nella santità. Per facilitarci il cammino , la Chiesa ci suggerisce anche gli ambiti nel quale operare. Il primo è il  cambiamento di qualche aspetto della nostra vita, che  la parola del Signore chiama “conversione”. Questa parola la sentiamo molto lontana. Per renderla più comprensibile possiamo fare riferimento alla prima lettura della Messa, dove è risuonato questo invito: “Ritornate a me con tutto il cuore”. Tutti, credo, abbiamo sperimentato la solitudine in cui si cade quando, per causa nostra, abbiamo rotto un’amicizia che era sorgente di gioia e di ricchezza interiore. Allora conversione significa “ritornare” da Qualcuno che ci ama e da cui ci sé allontanati . E questo Qualcuno è il Signore.

Per tornare a Lui è necessaria una disposizione interiore particolare che Gesù nel Vangelo riassume con le parole “diventare bambini”. Il bambino è colui che si affida senza riserve nelle mani dei propri genitori perché sa, istintivamente, il loro amore per lui. Diventare bambini, in senso evangelico, significa credere all’amore di Gesù per noi e affidarci a Lui con la consapevolezza che Egli vuole il nostro bene e desidera la nostra vera felicità, in maniera assoluta. Significativa, al riguardo una testimonianza riportata dal cardinal Dolan: Un malato di AIDS alla Casa Dono della Pace delle Missionarie della Carità, ha chiesto il battesimo. Quando il sacerdote ha chiesto al giovane di fare la sua professione di fede, lui ha mormorato: ‘quello che so è che sono infelice, e le suore invece sono felici anche quando le insulto e sputo loro addosso. Ieri finalmente ho chiesto loro il motivo della loro felicità. Esse hanno risposto: “Gesù”. Io voglio questo Gesù, così posso essere felice anch’io”.

La preghiera, una delle grandi opere quaresimali, è la via da percorrere per buttarci nelle braccia di Dio e superare la tristezza della solitudine. La preghiera ha una duplice forma: personale e liturgica. Quest’ultima è più efficace di tante parole, di tanti incontri, di tante riunioni.

E non può essere diversamente perché la Chiesa nella Liturgia non esprime dei concetti, delle idee, ma attualizza una presenza: quella di Cristo, perché Egli possa dimorare, vivere in noi, custodirci con il suo amore. Infatti, per usare un’espressione cara ad un grande uomo di Chiesa, Romano Guardini, “la delizia” di Cristo “sta nell’essere tra i figli degli uomini”.