Vangelo della domenica, la riflessione del Vescovo Francesco Cavina: “Il perdono che segue al peccato è il più grande miracolo che possa accadere”

La riflessione sul Vangelo di domenica 27 settembre 2020 di monsignor Francesco Cavina:

“Gesù anche questa domenica ci parla con una parabola la quale, pur avendo una grande connotazione polemica nei confronti della classe dirigente del suo tempo, è rivolta anche a noi. L’insegnamento appare molto chiaro. E’ possibile dire di “si” a Dio con le parole, ma non con la vita. Questo accade, ad esempio, quando si ascoltano espressioni del tipo: io credo, ma non vado a messa. Oppure quando a belle parole non fanno seguito i fatti. Tuttavia, è possibile anche l’atteggiamento contrario. Infatti, nella parabola, al “sì” inoperoso, troviamo anche il “no” del secondo figlio, che poi ci ripensa a va a lavorare nella vigna. Nel primo caso le parole sono buone, ma manca l’azione. Nel secondo le parole non sono positive, ma l’azione è buona. Ciò che conta, dunque, sono i fatti. Solo il figlio che obbedisce al padre, compie anche la sua volontà che dapprima rifiuta, ma che poi accoglie.

In questo secondo fratello storicamente noi possiamo vedere descritto l’atteggiamento dei peccatori che hanno accolto l’invito di Gesù alla conversione. Essi si presentano al Signore con il carico dei loro peccati e da Lui vengono liberati dalla loro colpa e iniziano un nuovo cammino di vita. Gesù oggi ci dice una parola di grande consolazione perché evidenzia che nessuno è “chiuso” nel suo passato, ma a tutti è offerta la possibilità, qualsiasi sia il suo vissuto, di cambiare vita se accoglie il Signore. Il perdono che segue al peccato è il più grande miracolo che possa accadere sulla terra, perché “è la vita dopo la morte, l’essere dopo il nulla, l’edificazione dopo lo sfacelo, la gioia dopo la disperazione. E’ il Vangelo che diventa realtà” (Inos Biffi). Il perdono dissolve la colpa, ridona la grazia e apre alla possibilità di una nuova esistenza.

Il Signore non ci chiede di non sbagliare e di non peccare, ma di riconoscere il nostro peccato e di confessarlo. Si entra, dunque, in un cammino di conversione quando si ha il coraggio di rientrare in se stessi e di guardare la propria vita alla luce della proposta di Cristo. Il pentimento, dunque, non è un segno di debolezza, ma  di coraggio e di forza, di grandezza umana e spirituale. Ha scritto un autore: “Noi cristiani abbiamo il privilegio di disporre di un metodo altro, rispetto alla mondanità, per avvicinarci alla verità: il pentimento” (Christof Yannaras).”

*Vescovo Emerito di Carpi