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Lions Carpi Host, conferenza del Vescovo Cavina sulla Speranza: “La vita umana è inconcepibile senza una tensione verso il futuro”

Scritto da il 29 Novembre 2023

Cavina, ospite d’onore al meeting organizzato dal Lions Club Carpi Host, ha tenuto una conferenza sul tema della Speranza: “Noi speriamo perché desideriamo la vita”

 

S.E. Mons. Francesco Cavina durante la conferenza, accanto a lui il Presidente Lions Club Carpi Host Marco Arletti

 

 

Emilia-Romagna, Carpi – Nella giornata di ieri, martedì 28 novembre, presso la Parrocchia di Quartirolo, il Lions Club Carpi Host ha ospitato il Vescovo Emerito di Carpi, monsignor Francesco Cavina, per una conferenza dal titolo “La Speranza: la vita umana è inconcepibile senza una tensione verso il futuro”.

L’argomento è attuale, centrale direi, ma troppo spesso ignorato. È risultata quindi apprezzata la scelta di  Marco Arletti, presidente del Club, di proporre un meeting incentrato su questa tematica.

Negli ultimi anni guerre, crisi pandemiche, economiche e climatiche, sembrano volerci mandare in una direzione opposta alla speranza, una parola che appare fuori tempo, fuori luogo (tra poco, forse, fuorilegge) e non più una tensione naturalmente radicata nell’animo umano, un sentimento da coltivare poiché capace di proiettarci verso un futuro dove il bene sia in grado di prevalere sul male.

Ricordiamo le parole pronunciate da una ragazza al Giffoni Film Festival nel luglio scorso, Giorgia – questo il suo nome – rivolgendosi al Ministro Pichetto Fratin disse “Ho molta paura per il mio futuro. Io personalmente soffro di ecoansia e alle volte penso di non avere un futuro [….] non so se voglio avere figli“. Un sentimento, talvolta ideologico, che rischia di radicarsi  tra i giovani e giovanissimi, la cosiddetta generazione Z.

Quale strada si deve percorrere per vivere la speranza” domanda monsignor Cavina sottolineando come “senza la speranza” non sia possibile “sostenere il peso dell’esistenza“.

Per il Vescovo Emerito di Carpi la risposta si trova in Gesù Cristo il quale tuttavia “per trent’anni è vissuto nell’ombra e nel silenzio, conosciuto come il figlio del falegname e di Maria” e in tutti quegli anni, non pochi per l’epoca, non ha fatto nulla di straordinario. Inoltre, anche “dopo la sua morte e resurrezione il peccato nel mondo c’è ancora. Si moriva prima di Cristo e si continua a morire dopo Cristo. Prima di Cristo vi era violenza, guerra e ingiustizia, altrettanto oggi“.

Quale sarebbe allora la rivoluzione del messaggio cristiano?

 

Il Vescovo Cavina durante la celebrazione svoltasi a Quartirolo prima della conferenza

 

Insieme a tanta cattiveria – prosegue Cavina – c’è la Sua presenza (di Cristo) perché Egli avendo vinto la morte è l’eterno presente. Una presenza talmente reale da riuscire ad affascinare il cuore dell’uomo” una presenza grazie la quale l’uomo “fa la meravigliosa scoperta di non essere solo, di non trovarsi in balìa di un tragico destino“.

Non può essere elusa la domanda sul senso dell’esistenza: siamo frutto di un disegno più alto, intelligente, oppure di una serie di casualità delle quali siamo il prodotto?

La scrittura insegna che la speranza è fondata su una promessa. C’è la speranza perché c’è una promessa”.  Secondo Cavina “ciò che vince la guerra, ciò che sana le divisioni, ciò che guarisce dall’odio non è mai la forza che si oppone alla forza contraria, ma la follia di gesti gratuiti di bellezza e di bontà di verità e di dolcezza, posti proprio là dove sembrano assurdi […] noi siamo stati creati per la gioia, non per il dolore, siamo stati creati per l’amore, non certo per l’odio; siamo stati creati per la vita, non per la morte […] allora – conclude il Vescovo – iniziamo con responsabilità ad abitare il luogo fisico dove ci troviamo e a vivere edificando, da oggi, nell’attimo presente che ci è dato in dono, l’eternità che abiteremo! Faremo questo se sapremo seminare nel fango che ci circonda semi dell’amore più grande, quello che ci ha insegnato Gesù e che rigenera il mondo. In attesa di giungere al traguardo della vita“.

Trovare le risposte è difficile, porsi le domande è necessario. Ci domandiamo quindi se il declino dell’Occidente non sia legato alla scristianizzazione dell’Occidente stesso? Una domanda sulla quale riflettere, prima ancora che sul piano della fede individuale, da un punto di vista storico e antropologico.

 

Al termine della conferenza il Vescovo Emerito di Carpi è stato omaggiato con uno scatto realizzato dal noto fotografo carpigiano Luciano Pergreffi


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