L’implosione del Moviento 5 Stelle e i possibili scenari in caso di scissione

C’era una volta la “Cenerentola” della politica italiana: il Movimento 5 Stelle. Nato dal fertile ma contenutisticamente sterile humus del “Vaffa Day“, il “movimento”, guidato ideologicamente dall’istrionico tandem “Grillo-Casaleggio”, ha saputo letteralmente scalare le vette della politica italiana sino ad arrivare a prenderne “saldamente” il timone.

Di Maio, Di Battista, Toninelli, Taverna: tutte facce pulite e pronte, a detta loro, a spazzare via in maniera definitiva tutto il “marcio” della politica italiana. Peccato che più i sondaggi crescevano, più l’onere di governare costringeva il nuovo soggetto ad adattarsi alle regole del gioco abbandonando gli sguaiati interventi parlamentari “anti sistema” per un più congruo e zelante appiattimento allo stesso. Il 1 Marzo del 2018 (sembra passata una vita ma sono solamente poco più di due anni) i “pentastellati” superarono il 32% nella tornata elettorale nazionale, diventando il primo partito e paralizzando il Paese per circa quattro mesi nell’incapacità strategica di scegliere celermente se allearsi con il Pd o con la Lega per formare il nuovo Governo. Passano pochi mesi, contraddistinti da una presunta luna di miele “giallo-verde”, e le Elezioni Europee del 2019 puniscono severamente la manifesta incapacità governativa con un dimezzamento dei consensi sino al 17%, nella contestuale esplosione del partner di Governo, la Lega di Salvini, che raddoppia, toccando il 34%.

Tutto finito? Nemmeno per idea: il suicidio politico “verde”, con l’ormai celebre messa in crisi del Governo da parte dell’ex Ministro dell’Intero Salvini, riconsegna ai 5 stelle la possibilità di alleanza con i nemici di sempre: il Pd. Un Governo, con evidenti lacune ideologiche e programmatiche, che si ritrova ulteriormente appesantito dalla complessa gestione dell’emergenza Covid.

Ed ora, con un Giuseppe Conte non più avvocato del popolo ma ago della bilancia in tema di (presunte) percentuali elettorali, i “grillini” si ritrovano più che mai spaccati con un fuggi fuggi generale acuito dalla conclamata possibilità di scissione da parte di Alessandro Di Battista in caso di mancata apertura di una fase congressuale. Le prospettive? Impossibili davvero da ipotizzare, ma una cosa è certa: il Movimento 5 Stelle non si è rivelato l’antipolitica, bensì uno strumento catalizzatore in grado di accelerare lo stato di decadenza di un sistema sempre più inefficiente e lontano dalle necessità reali dei cittadini.

Un partito, prima Movimento, la cui parabola politica è perfettamente esemplificata nel suo fiore all’occhiello: il “Reddito di Cittadinanza“. Una “mancetta”, o meglio un’elemosina, capace di spezzare anche l’ultimo barlume di vigore delle generazioni più giovani ed in generale di tutte quelle produttive, corrotte definitivamente da una forma becera di assistenzialismo, facilmente convertibile in attività clientelare.