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Caffè Lungo: Uomini giganti e umani piccolissimi

Scritto da il 3 Settembre 2019

Domenica sera, Sardegna Arena, Cagliari. Un ragazzone di quasi due metri, con la pelle color dell’ebano, si appresta a calciare un calcio di rigore; dalla curva di fronte a lui, iniziano a piovere fischi e ululati. Il ragazzone che di nome fa Romelu e di mestiere l’attaccante segna e viene abbracciato dai propri compagni di squadra. Un altro ragazzone che di nome fa Milan e di mestiere la saracinesca (tecnicamente sarebbe un difensore, ma questo è riduttivo), con la pelle bianca come il latte, si gira verso la curva e zittisce gli ululatori.

Che la Sardegna sia un posto ospitale e accogliente è fuori discussione, così come il fatto che chi si sgola facendo “Buuu” a un giocatore di colore sia un imbecille. Un fatto analogo è successo pure l’anno scorso nello stesso stadio e, andando più a nord di qualche centinaio di chilometri, anche nella civilissima Milano, con vittima un “corazziere” di 1,95 che di nome fa Kalidou, senegalese di nascita e napoletano d’adozione. Arrivati a questo punto, magari qualche lettore potrebbe pensare: “Ecco il buonista che sta per farci la morale con l’Italia cattiva e razzista”.

No, l’Italia non è cattiva e razzista, siamo un popolo meraviglioso. Ma chi dileggia una persona per il colore della pelle, lui sì che è un razzista. E, portate pazienza, ma nel ventunesimo secolo chiunque si professi o si comporti come razzista ha un problema; anzi, è un problema. A questi mi rivolgo: toglietevi dalla testa di essere portatori moderni del “destino manifesto” (ammesso che sappiate cosa sia). Vi do uno scoop: non c’è nessuna differenza tra voi e quel Romelu di cui sopra: siete entrambi esseri umani.

“Lo diciamo da anni e ancora non si vede nessuna azione. Signore e signori, è il 2019, invece di andare avanti, andiamo indietro, e penso che come giocatori abbiamo bisogno di unirci e tracciare una linea su questo argomento per mantenere questo gioco pulito e piacevole per tutti” ha scritto Romelu. Insomma, diamoci una svegliata invece di darci appuntamento al prossimo ululato.  Federico Bonati