Vangelo della domenica, la riflessione del Vescovo Francesco Cavina: “Il Signore desidera che gli chiediamo molte cose”

Il commento al Vangelo di domenica 16 luglio 2020 di monsignor Francesco Cavina*:

“Il brano di Vangelo di questo domenica è dominato dall’ elogio che Gesù rivolge alla donna cananea: Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri. Che cosa ha fatto questa madre per meritarsi tanta ammirazione da parte di Cristo? Un’ammirazione che appare ancora più sorprendente dl momento che si tratta di una donna pagana. Ha creduto in Gesù.

Avere fede, credere, significa fidarsi, consentire, aderire a Qualcuno. Si tratta di un atto che coinvolge tutta la persona: l’intelligenza, la volontà, la struttura psicologica. In definitiva impegna tutta la nostra storia personale.

Un luminoso esempio di fede lo troviamo in Abramo, che la Parola di Dio qualifica come “amico di Dio”. Egli ricevette un ordine: “ vattene dal tuo paese, farò di te un grande popolo”: Abramo si è fidato e ha firmato al Signore, se così si può dire, un assegno in bianco. A settantacinque anni lasciò tutte le sue sicurezze umane e religiose per incamminarsi verso un mondo sconosciuto.

L’esperienza di Abramo ci illumina sul significato della fede. Credere non significa principalmente dare il proprio assenno a verità su Dio, ma consegnarsi a Lui, alla sua volontà, fonte d’amore. Quando una persona giunge ad aderire in maniera esistenziale al Signore e alla sua volontà, allora tutto diventa possibile, anche il martirio, pur di non separarsi dal bene assoluto che è Dio e di non perdere la Sua amicizia. In questo caso la fede diventa testimonianza di una fedeltà piena di amore. Ne troviamo un esempio, tra i tanti, ne martirio di san Massimiliano Kolbe il quale affrontò la morte con una serenità e una pace che lasciò meravigliati i suoi aguzzini. Questa è la fede! Questo è il cristianesimo!

Nella donna cananea emerge l’amore che nutre per la figlia malata, la fede in Gesù e la sua umile e perseverante preghiera. Da una parte non ha dubbi circa il fatto che il Signore possa aiutarla; dall’altra riconosce che non ha nessun merito da accampare davanti a Lui per essere esaudita nella sua richiesta. Ebbene è proprio questa umiltà che commuove il cuore di Gesù-

L’episodio ci insegna, dunque, anche quali atteggiamenti rendono gradita la nostra preghiera agli occhi di Dio. Innanzitutto la perseveranza, la quale nasce dalla certezza che il Signore ci ascolta, anche quando sembra che la realtà smentisca questa verità. La preghiera fedele e perseverante porta ad abbandonarci alla volontà di Dio e ad accettarla, sapendo che lo sguardo del Signore va sempre oltre l’immediato.

Una seconda caratteristica della preghiera è l’umiltà. Il Signore infatti dà la sua grazia agli umili, ma resiste ai superbi. Il Signore desidera che gli chiediamo molte cose, ma in primo luogo ciò che è necessario alla salvezza della nostra anima e dei nostri fratelli.”

*Vescovo Emerito di Carpi