Vangelo della domenica, la riflessione del Vescovo Francesco Cavina: “Cristo non è venuto per risolvere i problemi materiali della vita”

La riflessione sul Vangelo di domenica 14 febbraio 2021 di monsignor Francesco Cavina*:

“La lebbra nel mondo antico era considerata una malattia terribile che condannava alla solitudine, ma quel che è peggio era percepita come una punizione di Dio. Gesù di fronte al lebbroso è “mosso a compassione” e lo tocca.

Nella compassione e nel gesto di Cristo verso il lebbroso noi vediamo il porsi di Dio nei confronti dell’umanità da Lui separata a causa del peccato, la vera lebbra, che distrugge la vita delle persone. Tutti, dunque, siamo lebbrosi e bisognosi di essere salvati. È per questa ragione che il Figlio di Dio si è fatto carne. È venuto tra noi per porre le infinite ricchezze della sua divinità al nostro servizio e così darci  la vita.

Ma in che modo Dio salva? Con un gesto – lo toccò – ed una parola: lo voglio, sii purificato. I gesti miracolosi di Gesù suscitano stupore, meraviglia e lasciano confusi. L’evangelista Marco ne riporta ben 17: La tempesta sedata sul lago, l’ esorcismo dei due indemoniati e la loro liberazione, la resurrezione della figlia di Giairo, la guarigione della donna che soffre di emorragia, di un sordo muto, di due ciechi, della suocera di Pietro, la moltiplicazione dei pani e dei peschi… Gesù, dunque, appare vittorioso sulla potenza violenta delle acque, sul Demonio, il nemico per eccellenza dell’uomo e di Dio, sulla malattia e sulla morte. I miracoli rivelano da una parte la straordinarietà di Gesù, cioè la sua divinità, il suo essere Figlio di Dio – che troverà la sua piena manifestazione nella resurrezione da morte – dall’altra parte sono la testimonianza della volontà salvifica di Dio. Sono un assaggio di vita eterna, di quel mondo, cioè, nel quale non esiste più né pianto, né sofferenza, né morte e che Cristo è venuto ad annunciare e nel quale, una volta che è tornato al Padre, ha preparato un posto per tutti coloro che credono in Lui .

Il lebbroso guarito dalla sua terribile malattia è così felice che racconta a tutti quanto Gesù ha operato per lui. Il Signore, anziché, cavalcare l’entusiasmo della folla,  si ritira in luoghi deserti perché teme che la sua missione possa venire fraintesa. Egli non è venuto per risolvere i problemi materiali della vita, ma ad annunciare il Regno di Dio e a chiamare l’uomo a credere in Lui per fondare la sua vita sulla roccia solida del suo amore. L’atteggiamento di Gesù ha un risvoltò molto concreto anche per la vita della Chiesa. Esso ci ricorda che non è il successo mondano il criterio per misurare l’efficacia della grazia e la riuscita della predicazione del Vangelo.

Per mezzo di questo miracolo veniamo condotti alla scoperta dei sacramenti della Chiesa per mezzo dei quali l’uomo incontra Gesù, la fonte di ogni grazia e di ogni bene. Gesù, in questi sette santi segni da Lui istituiti ci parla, ci perdona, ci fortifica, ci dà il bacio della riconciliazione e dell’amicizia, ci conferisce i suoi stessi meriti e il suo potere, ci dà tutto se stesso. Anche a noi, dunque, è dato di incontrarlo e di supplicarlo con le stesse parole del lebbroso: Se vuoi, puoi purificarmi!”

*Vescovo Emerito di Carpi