Hinchada Diferente – L’Argentina di Bielsa nel Mondiale 2002: da grande favorita a flop

Autore: Santiago Roque Favilla

Una squadra di all stars costruita e guidata da un allenatore innovativo. Poche volte l’Argentina era partita per un Mondiale con pronostici totalmente a favore. Ma, come succede spesso nel calcio, appare di prepotenza la legge di Murphy: se qualcosa può andare male, andrà male.

L’Argentina non vince un titolo con la nazionale maggiore dal 1993, ossia la Copa America disputata in Ecuador, con allenatore Alfio El Coco Basile e in campo Goycochea, capitan Ruggeri, Basualdo, Redondo, El Cholo Simeone, Pipo Gorosito e Batistuta. Da allora, escludendo i trionfi dell’Under 20 (come i Mondiali vinti nel 1995, 1997, 2001, 2005 e 2007), la Albiceleste dei grandi ha vissuto momenti più tristi che belli, sentendo sempre e comunque il peso di essere una potenza calcistica, con una quantità industriale di talenti che presagivano nella mente degli amanti del calcio successi in serie, come quelli del Brasile tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila o quelli della Spagna dal 2008 al 2012. Vincere o niente, senza vie di mezzo. E pochi allenatori hanno lasciato un segno, nel bene e nel male, come Marcelo Bielsa, tornato recentemente alla luce per aver riportato il Leeds in Premier League dopo 16 anni di assenza.

Bielsa è nato il 21 luglio 1955 a Rosario, città dove il calcio è rappresentato in tutto il suo calore dal derby Rosario Central-Newell’s Old Boys, la squadra dove Bielsa fu giocatore nella stagione 1978-1979 prima di ritirarsi alla soglia dei 25 anni nel 1980. Fu nel Newell’s che iniziò ad allenare e a reinventarsi come ricercatore di talenti girando in macchina per tutta la provincia, scoprendo gente come Sensini, Pochettino, Berizzo e Batistuta. Nel 1992 perse la Copa Libertadores ai rigori contro il São Paulo, ma si consolò con l’Apertura 1990 e il Clausura 1992. Seguirono poi esperienze poco soddisfacenti in Messico (America) e Spagna (Espanyol), inframezzate dal Clausura 1998 vinto al ritono in patria con il Vélez, dove ebbe alcuni screzi con il portiere-goleador Chilavert. Nel 1999 ecco arrivare la grande occasione: allenare l’Argentina dopo il ciclo controverso di Daniel Passarella, culminato nella dolorosa e sfortunata eliminazione ai Quarti di Finale del Mondiale di Francia ’98 contro l’Olanda (2-1 per gli Oranje con un gol capolavoro di Bergkamp all’89’).
Bielsa è già noto come El Loco (non serve tradurre) per via di un carattere al limite del bipolare: fondamentalmente molto educato e cortese, introverso fuori dal campo (sentirlo parlare in conferenza stampa è come ascoltare una lezione di psicologia all’università) quanto esplosivo dentro il terreno verde, con sfuriate rabbiose, passeggiate nervose nell’area tecnica e l’inconfondibile tic di vedere la partita accovacciato sulle ginocchia. Per i modi di fare eccentrici non è diverso da alcuni predecessori come César El Flaco Menotti campione del mondo nel 1978 (un gran fumatore); Carlos El Profesor Bilardo campione del mondo nel 1986 (per dirne una, quando mangiava con la squadra si sedeva sempre con le spalle al muro per poter vedere tutti i giocatori e decifrare gli stati d’animo); Passarella, capitano dell’Argentina “capellona” nel ’78 che però da commissario tecnico non tollerava giocatori coi capelli lunghi fino alle spalle e stava per tagliare fuori dal Mondiale di Francia un bomber come Batistuta (convocato a furor di popolo dopo l’epurazione di Redondo, allora IL cervello del Real Madrid, e del più ribelle Caniggia).

Il primo test per Bielsa è la Copa America 1999 in Paraguay. Dei 22 convocati ben 13 militano in Argentina e i risultati sono chiaroscuri: nel Girone C arrivano una vittoria per 3-1 contro Ecuador e un 2-0 sull’Uruguay (che arriverà in Finale e perderà per 3-0 contro il Brasile), ma in mezzo c’è un surreale KO per 3-0 contro la Colombia condizionato da tre rigori falliti da Palermo, centravanti del Boca chiamato a rimpiazzare (poco temporaneamente) Batistuta. Ai Quarti di Finale il Brasile passa per 2-1 (reti di Ronaldo e Rivaldo, capocannonieri del torneo con 5 gol a testa) rimontando il precoce vantaggio di Sorín. Dopo questi esperimenti c’è da prepararsi per le Qualificazioni al Mondiale di Corea-Giappone 2002. La mano di Bielsa comincia a vedersi e, tirando le somme, il suo lavoro promette bene: l’Argentina si qualificherà al Mondiale con quattro giornate di anticipo (decisivo il 2-0 in trasferta contro l’Ecuador), sommando 13 vittorie, 4 pareggi, solo 1 sconfitta alla sesta giornata contro il Brasile per 3-1, 42 gol segnati e 15 gol subiti. I punti di vantaggio sul secondo, il sorprendente Ecuador, saranno 12 punti. Il Brasile, che per tutte le Qualificazioni non contò sull’apporto di Ronaldo (infortunato al ginocchio), finirà terzo a -13 dall’Argentina. Alla terzultima giornata cade per 2-1 a Buenos Aires, in un Monumental tutto esaurito, e rischia seriamente di dover giocare almeno gli spareggi contro l’Australia. Successivamente batte per 2-0 il Cile, crolla per 3-1 in Bolivia e nell’ultimo turno supera per 3-0 il Venezuela. Una qualificazione al fotofinish, ma l’impressione è che i carioca non arriveranno al Mondiale così tanto favoriti come al solito. Invece, con un Ronaldo risuscitato, le cose andranno diversamente.

Bielsa schiera un 3-4-3 da fantascienza: in porta El Mono Burgos dell’Atlético Madrid; in difesa Pochettino del Paris Saint-Germain, The Wall Samuel della Roma e Ayala del Valencia (tra le riserve il milanista Chamot e il giovane Placente del Bayer Leverkusen, terzino spesso adattato a centrale sinistro); a centrocampo Javier Zanetti dell’Inter a destra, El Cholo Simeone della Lazio vertice basso (o il parmense Almeyda), La Brujita Verón del Manchester United quasi dietro le punte (l’alternativa sarà El Payaso Aimar del Valencia) e Sorín del Cruzeiro che a sinistra corre avanti-indietro e spesso si propone come quarta punta; in attacco un tridente composto dal Burrito Ortega del River Plate a destra, El Piojo López della Lazio a sinistra e in mezzo uno tra Batistuta della Roma e Crespo della Lazio (in panchina Cristian Kily González del Valencia, Gustavo López del Celta Vigo e Marcelo El Muñeco Gallardo del Monaco). La squadra gioca all’attacco quasi sempre a ritmi vertiginosi, cerca di sfruttare le fasce, ha un notevole possesso di palla e risulta difficile da superare in difesa. Quando sembra scoperta, riesce a tagliare immediatamente eventuali contropiedi. Bielsa, dal canto suo,sa gestire il turn-over. Il caso più spinoso riguarda la punta centrale: Batistuta inizia da titolare, segna gol pesanti ma i 33 anni e gli infortuni cominciano a farsi sentire; Crespo, la sua riserva nel Mondiale del ’98, è da qualche anno in rampa di lancio e lo dimostra nel girone di ritorno segnando 5 dei suoi 9 gol totali (sarà capocannoniere del girone sudamericano).

RISULTATI DELL’ARGENTINA NELLE QUALIFICAZIONI AL MONDIALE 2002

ANDATA

RITORNO

Argentina-Cile 4-1

Venezuela-Argentina 0-4

Argentina-Bolivia 1-0

Colombia-Argentina 1-3

Argentina-Ecuador 2-0

Brasile-Argentina 3-1

Argentina-Paraguay 1-1

Perù-Argentina 1-2

Argentina-Uruguay 2-1

Cile-Argentina 0-2

Argentina-Venezuela 5-0

Bolivia-Argentina 3-3

Argentina-Colombia 3-0

Ecuador-Argentina 0-2

Argentina-Brasile 2-1

Paraguay-Argentina 2-2

Argentina-Perù 2-0

Uruguay-Argentina 1-1

MARCATORI DELL’ARGENTINA

9 gol: Crespo.
5: Batistuta, C. López.
4: Verón.
3: Gallardo, Ortega, Sorín.
2: Samuel.
1: Aimar, Almeyda, Ayala, C. González, Husaín, G. López, Pochettino.
1 autogol a favore: Cris (Brasile).

Nel frattempo le vittorie in amichevole contro l’Italia a Roma (2-1, reti di Fiore, Kily González e Crespo)la Germania a Stoccarda (1-0, vedere il gol di Sorín di testa da vero numero 9 d’area) aumentano l’autostima del gruppo e la speranza dei tifosi. Il test contro i teutonici, datato 17 aprile 2002, sarà l’ultimo prima della partenza verso il Giappone e già si intravede quella che sarà la lista dei 23 convocati:

Portieri: 1 Germán Burgos (Atlético Madrid), 12 Pablo Cavallero (Celta Vigo), 23 Roberto Bonano (Barcellona).
Difensori: 2 Roberto Ayala (Valencia), 4 Mauricio Pochettino (Paris Saint-Germain), 6 Walter Samuel (Roma), 8 Javier Zanetti (Inter), 13 Diego Placente (Bayer Leverkusen), 22 José Chamot (Milan).
Centrocampisti: 3 Juan Pablo Sorín (Cruzeiro), 5 Matias Almeyda (Parma), 11 Juan Sebastián Verón (Manchester United), 14 Diego Simeone (Lazio), 15 Claudio Husaín (River Plate), 16 Pablo Aimar (Valencia), 17 Gustavo López (Celta Vigo), 18 Kily González (Valencia), 20 Marcelo Gallardo (Monaco),
Attaccanti: 7 Claudio López (Lazio), 9 Gabriel Batistuta (Roma), 10 Ariel Ortega (River Plate), 19 Hernán Crespo (Lazio), 21 Claudio Caniggia (Rangers).

Facendo il paragone con i convocati della Copa America del 1999, Bielsa porta in Asia solo 3 giocatori che non giocano in Europa (Sorín, Husaín e Ortega) e ben 8 in quel periodo giocano in Serie A (altri, come Ayala, Verón e Ortega erano andati via recentemente). La sorpresa della lista è Caniggia, eroe dal punto di vista argentino nel Mondiale di Italia ’90: El hijo del viento viene convocato a 35 anni nonostante dal 2000 militi nella Premier League scozzese, tra Dundee e i Glasgow Rangers, e abbia avuto un notevole calo nelle prestazioni. Arriverà persino infortunato, ma l’impressione è che possa recuperare.

L’Argentina, testa di serie, viene inserita nel Girone F insieme a Inghilterra, Svezia (entrambe in seconda fascia) e Nigeria (quarta fascia). In Argentina si parlerà di grupo de la muerte. Nulla a che vedere con il sorteggio del ’98, quando le avversarie furono tre esordienti come Giappone, Giamaica e Croazia.

Il 2 giugno a Ibaraki c’è il debutto contro la Nigeria. Le novità sono due: in porta Bielsa decide di schierare la riserva Cavallero al posto di Burgos, titolare durante le qualificazioni in tandem con Bonano; in difesa invece El Ratón Ayala alza bandiera bianca per un infortunio nel riscaldamento, quindi gioca Placente. L’Argentina affronta i nigeriani, che giocano in modo spensierato e senza troppi tatticismi, con la formazione tipo (Cavallero; Pochettino, Samuel, Placente; Zanetti, Simeone, Verón, Sorín; Ortega, Batistuta, Claudio López), domina senza rischiare ma non trova lo spunto vincente fino al 63′, quando Batistuta sul secondo palo insacca di testa un corner al bacio di Verón. I cambi saranno una costante: González per López, Crespo per Bati e Aimar per Verón. L’1-1 tra Inghilterra e Svezia dà una mano in classifica.

Argentina 3 punti, Svezia 1, Inghilterra 1, Nigeria 0.

Il 7 giugno a Sapporo c’è la sempre calda sfida (non solo per motivi calcistici) contro l’Inghilterra, che porta ancora in mente le eliminazioni del 1986 per mano (letteralmente) di Maradona nei Quarti di Finale e del 1998 ai rigori negli Ottavi. Bielsa propone un solo cambio (González a sinistra al posto di López). L’Argentina ha un paio di occasioni ma non ha la mira giusta. Gli inglesi, disinteressati al possesso palla, si chiudono negli ultimi 30 metri e puntano sui contropiedi veloci come nel ’98. Sven-Goran Eriksson, allenatore campione d’Italia nel 2000 con la Lazio, schiera in verticale (1-1) l’attacco del Liverpool ma a ruoli invertiti: il robusto Heskey alle spalle del piccolo e scattante Owen, Pallone d’Oro nel 2001 e già protagonista in Francia contro l’Argentina a 18 anni. La mossa paga perché la linea a tre biancoceleste resta senza riferimenti offensivi, in superiorità numerica (3 contro 1) ma non posizionale dato che Owen trova spesso in campo aperto uno contro uno: prima affronta Samuel e prende il palo, poi al 44′ dribbla Pochettino che lo stende in area e l’arbitro Collina fischia calcio di rigore. Beckham, espulso quattro anni prima per un calcione da terra a Simeone, si prende la rivincita segnando rasoterra al centro (Cavallero non si muove ma non allunga il piede). L’Argentina inizia la ripresa senza Verón, impreciso e spento come non mai, e Aimar al suo posto. La musica non cambia perché la fase offensiva è statica e l’Inghilterra spreca qualche contropiede. Intorno all’ora di gioco escono anche Batistuta e González, sostituiti da Crespo e López. La chance migliore per pareggiare arriva quasi allo scadere con Pochettino, ma il colpo di testa viene respinto sulla linea da Seaman che quindi blinda la vittoria per 1-0. Dall’altra parte la Svezia ha battuto per 2-1 la Nigeria. La situazione per l’Argentina diventa improvvisamente preoccupante.

Svezia 4 punti, Inghilterra 4, Argentina 3, Nigeria 0.

Il 12 giugno si decide tutto: l’Inghilterra affronta la Nigeria ultima a Osaka e l’Argentina, per evitare sorprese, deve vincere contro la Svezia del bomber del Celtic Larsson. Bielsa cambia qualche pedina: Chamot in difesa rileva Placente, disastroso contro l’Inghilterra; Almeyda esordisce per rimpiazzare l’acciaccato Simeone e Aimar prende le chiavi del centrocampo, quindi il criticatissimo Verón va in panchina; in attacco torna López a sinistra nel tridente completato da Ortega e Batistuta. La Svezia adotta la stessa tattica degli inglesi: gioca di fisico, lascia la palla agli avversari, si chiude di fronte al portiere Hedman ma non trova ripartenze insidiose. La mira storta dell’Argentina comincia a essere snervante e, dato che non trova la profondità, si punta tutto sui cross in area da parte di Zanetti e López: gran parte non trovano riscontri, altri come quelli per Sorín (tre colpi di testa, meglio delle punte), López e Batistuta non hanno esito. Al 58′ Bielsa toglie Batistuta e inserisce Crespo, ma un minuto dopo la Svezia pesca il coniglio dal cilindro e si porta in vantaggio con una punizione favolosa da oltre 30 metri di Anders Svensson. Bielsa fa immediatamente gli ultimi due cambi: fuori Sorín e Almeyda, dentro Kily González e Verón. L’Argentina si butta in attacco senza lucidità e la Svezia accarezza il raddoppio in contropiede per due volte (Cavallero evita un autogol di Pochettino su cross basso di Jonsson e manda sulla traversa un tiro di Andersson in area). Nel finale la pressione argentina diventa asfissiante e viene premiata con un rigore guadagnato da Ortega. El Burrito, autore di un Mondiale sottotono (fu ben ingabbiato e poco supportato), si fa parare la conclusione da Hedman e sulla ribattuta arriva rabbiosamente Crespo (invadendo l’area, ma nessuno svedese si lamenta) per fare 1-1. Non passa inosservato l’atteggiamento svogliato di Verón che cammina per battere punizioni o corner e invita Bielsa, con un gesto della mano, a stare tranquillo. L’ultima giocata, sbagliata, parte dai suoi piedi e finisce tristemente in rimessa dal fondo. L’arbitro degli Emirati Arabi Uniti Bujsaim fischia la fine e la Svezia festeggia il passaggio del turno. Tra gli scandinavi c’è il 20enne Ibrahimovic, entrato al posto di Larsson pochi secondi prima della battuta del rigore. L’Argentina è fuori dal Mondiale nella Fase a Gironi, come nel 1962 (ironia della sorte) in Svezia. La beffa è doppia perché l’Inghilterra passa da seconda dopo aver pareggiato per 0-0 contro la Nigeria.

Svezia 5 punti, Inghilterra 5, Argentina 4, Nigeria 1.

Questa eliminazione chiude un ciclo: lasciano immediatamente o da lì a poco Batistuta (che contro la Nigeria segnò l’ultimo dei suoi 54 gol in Nazionale, record che gli strapperà Messi nel 2016), Claudio López, Simeone, Almeyda, Pochettino, Ortega e González, mentre Zanetti, Samuel e Verón saranno tagliati fuori dal Mondiale di Germania 2006 e torneranno sporadicamente. La Brujita ritornerà nel giro per la Copa America del 2007 e il Mondiale del 2010, ma in patria si porta tuttora una fama di vendepatria, ossia di mercenario che cercò di facilitare direttamente e indirettamente l’Inghilterra in quanto allora militava nel Manchester United. Quello che non lascia o viene licenziato è Bielsa, sul quale piovono tante critich. Per esempio aver convocato tanti senatori a fine carriera o non in forma eccellente. Come succede spesso, si parla degli assenti: uscì fuori il nome di Palermo, silurato dopo i tre rigori falliti contro Colombia nella Copa America del ’99; di Juan Román Riquelme, il 10 del Boca Juniors campione d’America e del mondo, che poteva essere una valida alternativa a Verón e non fu mai convocato nelle Qualificazioni; e di due talenti campioni del mondo Under 20 nel 2001 in Argentina come il trequartista Andrés D’Alessandro del River o Javier Saviola, seconda punta scuola River che si perse il Mondiale nonostante i 21 gol nel suo primo anno a Barcellona. Almeno uno di loro, secondo molti giornalisti argentini, sarebbe stato più pronto all’uso di Caniggia. Nasce anche la polemica sull’impiego di Crespo e Batistuta, due numeri 9 che avevano le stesse caratteristiche e che per Bielsa non potevano essere complementari. Alla fine competizione, il dato statistico che fa più male è che l’Argentina è la difesa meno battuta del Mondiale: 2 gol subiti, entrambi a palla ferma e maledettamente decisivi.

Ci è mancata freschezza atletica. Dopo la stagione con i club, tutti siamo arrivati al Mondiale fisicamente al limite. Ognuno è arrivato con la benzina che aveva. Personalmente ero nel migliore momento della mia carriera, ma purtroppo mi sono infortunato nel riscaldamento contro Nigeria. Mi allenai separatamente con un preparatore atletico e contavo di tornare per gli Ottavi di Finale” (Roberto Ayala).

Dopo la partita contro Svezia, quando siamo tornati negli spogliatoi la prima cosa che vidi fu Bielsa distrutto. Piangeva sconsolato in una panchina. Mai avevo visto un allenatore piangere… Vederlo così ci ha sciolto un po’, anche perché alla lunga si fece voler bene” (Roberto Bonano).

Chi pensa che mi sono venduto contro Inghilterra è uno stupido” (Juan Sebastián Verón).

Bielsa sarà allenatore dell’Argentina fino al 15 settembre 2004, quando dà le dimissioni in piene Qualificazioni a Germania 2006. La squadra è seconda con 15 punti, il 4 settembre aveva battuto in trasferta per 3-1 il Perú, ma il c.t. non ha più energie e ha difficoltà nell’avere in prestito dall’Europa i giocatori che desidera. In quell’anno vivrà un’altra delusione e una grande soddisfazione: il 25 luglio perde la Finale di Copa America in Perú contro il Brasile (Adriano gli nega la gloria trovando il 2-2 al 93′, poi ai rigori i verdeoro vincono 4-2); e il 28 agosto vince l’oro olimpico ad Atene battendo in Finale il Paraguay per 1-0 con gol di Tévez. Per l’Argentina, capace di vincere 7 partite su 7 e senza prendere gol (ne farà 17, 3 dei quali all’Italia in Semifinale), questo titolo era l’unico mancante in bacheca.