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E’ morto Giampiero Boniperti: una vita in bianco e nero

Scritto da il 18 Giugno 2021

Vittorio La Verde / AGF

 

Boniperti, che negli ultimi anni si era ritirato a vita privata, avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma privata per volere della famiglia.

Di vittorie e soddisfazioni alla Juventus ne ha avute tantissime, sul campo, ma soprattutto dietro la scrivania: cinque scudetti da giocatore, nel ‘Trio magico’ con Charles e Sivori, tutti i trofei possibili, in Italia e nel mondo, nel suo ventennio da presidente. Nel club bianconero era arrivato a 17 anni, pagato 60mila lire. Ne è uscito 48 anni dopo, quando ha lasciato la presidenza effettiva della Juventus. E’ stato presidente dal ’71 al ’90 e poi, quando fu richiamato dalla famiglia Agnelli, amministratore delegato dal ’91 al ’94. Dal 2006 era presidente onorario.

La Juventus: una ragione di vita

“La Juve – è un’altra delle sue espressioni più amate – non è soltanto la squadra del mio cuore, è il mio cuore”. Da presidente, lasciava lo stadio alla fine del primo tempo, e seguiva alla radio il secondo; tra le tante sfide quelle più sofferte erano le stracittadine con il Torino, anche se ai granata ha segnato più di ogni altro bianconero: 14 gol (13 in campionato, 1 in Coppa Italia). “Il derby – aveva spiegato, da dirigente – mi consuma, amo troppo la Juve e ho così rispetto della Juve che non può essere altrimenti”. Con i giocatori aveva sempre il coltello dalla parte del manico, ma era lontano il tempo della predominanza dei procuratori. Dopo il Mundial vinto dall’Italia nell’82 in Spagna, aveva messo fuori rosa, perché avevano chiesto un aumento, nientemeno che Paolo Rossi, Tardelli e Gentile. Una settimana di stop, un’amichevole saltata, prima di essere nuovamente ricevuti da Boniperti, e di firmare il contratto, con la concessione di un piccolo ritocco. Dei tantissimi calciatori di grido che ha portato alla Juventus, due tra i più amati sono stati Scirea e Del Piero; alla Juve ha fatto venire, dal Milan, un giovane Giovanni Trapattoni con il quale ha condiviso dieci stagioni con i primi successi internazionali. Una scommessa vinta contro gli scettici: con il Trapattoni alla guida, la Juve vinse subito lo scudetto con il record a quota 51, quando le vittorie valevano ancora due punti. Fu europarlamentare dal ’94 al ’99 fra le fila di Forza Italia. La sua grande, vera e unica passione è sempre stata solo la Juventus.

L’inventore della Juventus “moderna”

Ha governato la Juventus in modo severo, ma nessuno ha mai potuto contestare la sua giustizia. Si è fatto la fama di negoziatore spietato in fatto di ingaggi, ma la sua generosità nei premi è ricordata da tutti i suoi giocatori. Ha importato la pianificazione aziendale nel calcio, programmando i cicli, reclutando i giovani italiani migliori allo scopo di farli crescere con i più esperti, evitando che la “pancia piena” dei successi compromettesse le motivazioni per la stagione successiva, cambiando anche quando non sembrava necessario cambiare. Concetti che oggi paiono scontati, ma che furono scolpiti dal Boniperti dirigente in un ventennio di dominio juventino in Italia, che culminò con la vittoria di tutte e tre le competizioni europee (primo club a riuscirci). Boniperti è stato il primo dirigente moderno della storia del calcio italiano e, forse, europeo. I Galliani e i Marotta ne hanno preso ispirazione, proseguendo su una strada aperta da lui.