Caffè Lungo: Di scorte e di sconfitte

Mi ci è voluto un intero fine settimana per assimilare, digerire, comprendere e ragionare su una notizia che nell’arco di poco tempo era già sulla bocca di tutti. Un intero fine settimana per cercare le parole giuste, provare a dare una lettura diversa, provate ad approfondire, entrare nei meandri di una questione che, ancora oggi, mi lascia allibito. Ebbene, dopo un weekend di riflessione l’unica cosa che ho da dire è che abbiamo perso.

Noi come nazione, noi come comunità ed anche noi come singoli esseri umani, abbiamo perso davanti all’assegnazione della scorta alla senatrice Liliana Segre. Non mi rivolgo a chi non le ha risparmiato offese e attacchi, esseri umani piccoli e vuoti, le cui esistenze abbondano solamente di rancore e livore, esalano frustrazione ad ogni singolo respiro. Desidero rivolgermi invece a chi vede un fallimento della nostra civiltà il fatto che la senatrice Segre abbia la scorta.

Non perché non le sia dovuta, ma perché siamo arrivati a ciò. Lei, scampata dall’inferno degli inferni, purtroppo esaltato ancora oggi da qualche subumano, spende il suo tempo ad incontrare giovani raccontando le sua vita, cercando di infondere scintille di speranza nelle nuove generazioni. Non siamo stati capaci di difenderla dagli attacchi di vili nascosti dietro schermi e nomi falsi, non siamo stati in grado di alzare la voce, non siamo stati capaci di contrastare l’odio, abbiamo preso la sua storia come esempio ma nel momento del bisogno dove eravamo?

Silenzi, astensioni, minimizzazioni: abbiamo permesso tutto ciò ed abbiamo perso come umanità. A questa donna che porta sulla pelle il marchio della più grossa infamia umana che di umano non ho proprio nulla e che, a distanza di anni, è vittima di un odio insensato e inconcepibile, noi tutti dovremmo chiedere scusa. Ammettendo la nostra sconfitta, ci perdoni, Liliana. Federico Bonati