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Abbazia di Valvisciolo, a Latina tra arte e misticismo

Scritto da il 25 Maggio 2021

Abbazia Valvisciolo

Foto Wikipedia, attribuzione Itto Ogami. Licenza Creative Commons Attribution 3.0

Fra Sermoneta e Norma, a pochi chilometri dall’incantevole Giardino di Ninfa e ai piedi del monte Corvino, si trova l’Abbazia di Valvisciolo, dedicata ai Santi Pietro e Stefano.

Edificata tra il 1150 e il 1170, prende il nome dell’omonima abbazia montana, situata in territorio di Carpineto Romano, abbandonata forse a causa delle dure condizioni ambientali e di cui oggi restano solo rovine.

Architettura

La facciata si presenta a capanna semplice caratterizzata da un solo portale centrale e un grande rosone. Lo stile architettonico riprende il tipico gotico cistercense delle abbazie dei monaci e all’interno troviamo tre navate scandite da otto pilastri di forma rettangolare con archi ogivali, mentre, a sorreggere la navata centrale, archi a tutto sesto.

Oltre la Chiesa, è possibile apprezzare un bellissimo Chiostro intorno a cui si ergono la Sala del Capitolo, il Refettorio, lo Scriptorium e lo spazio riservato alla Clausura.

Oltre lo stile architettonico suggeriamo di concedere uno sguardo alla natura: affacciandosi dal balcone antistante la Chiesa sarà possibile ammirare la pianura pontina fino ad intravedere il Monte Circeo.

La tradizione la vede abitata inizialmente da una comunità di monaci greci basiliani ma, a partire dal 1206, l’Abbazia di Valvisciolo fu considerato a tutti gli effetti uno dei monasteri dell’Ordine cistercense, rimasto alla sua guida sino ad oggi.

Curiosità

La curiosità che contraddistingue questo luogo è sicuramente legata ai vari riferimenti ai Cavalieri Templari. Si individua infatti, su uno dei bracci del rosone nella facciata, una piccola croce templare unitamente ad altri richiami della stessa matrice.

Esiste perfino una leggenda che lega una crepa sull’architrave del portale dell’Abbazia alla morte di Jaques de Molay, il Gran Maestro dei Templari messo al rogo nel 1341.

Un altro elemento di mistero è legato alla presenza, nel Chiostro, del Sator, cosiddetto “quadrato magico”, un’iscrizione palindroma composta da 5 parole disposte in modo circolare che si leggono nello stesso modo sia da destra che da sinistra.

Le parole sono: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas, il cui significato ancora oggi non è stato accertato.

Da una traduzione letterale dal latino potrebbe significare “Il Seminatore di un arepo mantiene con il suo lavoro il convento” e, in senso più lato, potrebbe voler dire “Il Creatore delle terre governa le ruote celesti” che vede Dio come governatore del mondo.

Tante possono essere le interpretazioni mistiche legate a questo luogo di culto; ai visitatori, dunque, il piacere di individuarne il misterioso fascino.

 

 

 

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