Martedì 9 giugno 2026, presso il parco di Casa Mantovani a Bologna, il Cardinale Matteo Maria Zuppi si confronterà con il neuroscienziato Vittorio Gallese e il professore Pier Paolo Bellini sulle derive dell’identità virtuale, anche alla luce della recente Enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas”
Il progresso tecnologico e l’avvento dell’era algoritmica stanno ridisegnando i confini dell’identità umana, proiettando la nostra mente in una dimensione costantemente mediata dagli schermi.
Per indagare questa profonda metamorfosi, martedì 9 giugno 2026, alle ore 18:00, nella splendida cornice del parco di Casa Mantovani (Via Santa Barbara, 9/2, Bologna), si svolgerà il convegno “Il sé digitale e la rivoluzione del sentire”.
L’evento, a ingresso libero (prenotazione gradita ma non obbligatoria), chiude il 28° Festival Internazionale delle Abilità Differenti e rappresenta un appuntamento di assoluto rilievo scientifico, culturale ed etico.
Il dibattito vedrà il confronto sinergico tra il celebre neuroscienziato Vittorio Gallese, il professore di Sociologia dei processi culturali Pier Paolo Bellini e l’autorevole intervento del Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.
L’incontro sarà moderato da Maila Quaglia, direttrice di Casa Mantovani. Il convegno è accreditato ECM (3 crediti formativi).
Il convegno
Il dibattito prenderà spunto dalla recente pubblicazione del Prof. Vittorio Gallese, “Il Sé digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica”, testo che esplora come l’esperienza digitale modelli la nostra percezione di presenza e relazione.
Nella prima parte del Novecento la psicologia ha definito il Sé come l’insieme delle rappresentazioni, delle valutazioni, delle emozioni e delle consapevolezze che permettono all’individuo di sperimentare l’Io autentico e continuo nel tempo.
Dalle storiche intuizioni di William James al “specchio” di Charles Cooley, l’identità umana si è sempre costruita guardando alle reazioni e ai corpi degli altri.
Oggi, tuttavia, la neurobiologia e la sociologia si trovano a dover decodificare il Sé digitale: la trasposizione, la costruzione e la narrazione della propria identità attraverso i media digitali, i social network e gli avatar virtuali.
Come evidenziato dalle ricerche di Gallese e dalle riflessioni di Pier Paolo Bellini, il Sé digitale non è un mero doppio virtuale, ma una vera e propria estensione incarnata del Sé, radicalmente riconfigurata dalle tecnologie.
Questo Sé parallelo si caratterizza per essere totalmente modificabile, permanente nel tempo e freddamente quantificabile attraverso le metriche algoritmiche di like, visualizzazioni e follower.
Online non ci limitiamo a essere, ma mettiamo in scena una “identità performata” per un pubblico potenziale. Ne derivano dinamiche patologiche e forme inedite di malessere psicologico: la sindrome della “vetrina” che genera ansia da prestazione e senso di fallimento; l’evaporazione dell’empatia, per cui l’altro viene percepito come oggetto bidimensionale, la sovrastimolazione neurologica con il conseguente crollo della capacità di attenzione e l’isolamento solipsistico e narcisistico a cui ci spinge l’intelligenza artificiale.
E proprio sull’IA e sul richiamo all’etica della comunicazione che è atteso il contributo del Cardinal Matteo Maria Zuppi anche alla luce della Lettera Enciclica “Magnifica humanitas”, firmata lo scorso 15 maggio 2026 da Papa Leone XIV.
Il pontefice lancia un duro monito contro il riduzionismo tecnologico e le derive del transumanesimo che considerano l’essere umano come un organismo difettoso da superare mediante le macchine.
L’Enciclica denuncia espressamente “l’opacità degli algoritmi quando riproducono pregiudizi e discriminazioni” e la riduzione della persona a mero dato statistico. Alla frammentazione identitaria del Sé digitale, Papa Leone XIV oppone una vibrante difesa dell’antropologia relazionale e invita a riappropriarsi della propria identità reale.
Accettare la fragilità biologica, la stanchezza, il corpo non filtrato e l’incontro reale con il prossimo è, secondo il Pontefice e secondo gli scienziati che interverranno a Bologna, l’unico vero atto di resistenza ed ecologia della comunicazione capace di salvare l’integrità della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Il Festival Internazionale delle Abilità Differenti
Il Festival Internazionale delle Abilità Differenti nasce nel 1999 per condividere con un pubblico sempre più ampio le consapevolezze maturate negli anni di lavoro artistico con ragazzi con disabilità accolti nei laboratori della cooperativa Nazareno: ogni uomo porta con sé un valore inestimabile e l’esperienza del limite non preclude a nessuno la possibilità di scoprire e di dimostrare la sua grandezza.
Anzi è proprio attraversando le contingenze più anguste e le condizioni più difficili che spesso l’essere umano scopre in sé un’indomabile spinta che lo porta a superarsi e a cercare una strada di ‘redenzione’ nella propria condizione, diventando sempre di più spettacolo di un’umanità che fa la differenza nella differenza.
Prima con la pittura, poi con il teatro, la danza e la musica, l’esperienza del Festival è cresciuta sempre di più e in quasi trent’anni ha proposto spettacoli, concerti, convegni, mostre, seminari, film, libri, workshop, tante testimonianze e storie di vita di giovani artisti, italiani e stranieri, con disabilità, che hanno toccato il cuore di migliaia di spettatori.
Molte le produzioni importanti con partnership prestigiose tra cui ben 9 mostre di Irregular Art realizzate tra il 2007 e 2026 a Carpi, Bologna, Milano, Torino, Lucca, Savona, Reggio Emilia, Torun e Bydoszcz (Polonia), Pregarten (Austria), Montecarlo, Monaco di Baviera, Londra.
Tra i tanti i testimonial, ospiti e amici del FIAD: Stefano Belisario (in arte Elio), Angelo Branduardi, Milva, Paola Cortellesi, Riccardo Milani, Daniele Mencarelli, Mogol, Tommaso e Gianluca Nicoletti, Giacomo Campiotti, Giuliana De Sio, Frida Bollani Magoni, Mago Casanova, Maria Teresa Ruta, Paolo Cevoli, Claudia Penoni, Fondazione Luciano Pavarotti e il Museo Ferrari.
La Cooperativa Sociale Nazareno
La Cooperativa Sociale Nazareno nasce a Carpi nel 1990, ispirandosi all’opera di don Ivo Silingardi, con l'obiettivo di promuovere l’integrazione delle persone con disabilità nella società.
Nel corso degli anni promuove strutture di accoglienza, centri residenziali e diurni, comunità educative integrate, laboratori socio-occupazionali artistici e artigianali.
Un mondo di grande creatività che oltre al centro di formazione professionale alberghiero, CFP Nazareno, ai negozi del Banco artigiano delle arti e dei mestieri conta esperienze come l’orchestra integrata permanente Scià Scià, la compagnia teatrale Manolibera, la compagnia di danza e il laboratorio di pittura, dalle cui attività è nato il Festival Internazionali delle Abilità Differenti giunto alla 28ma edizione, e più di recente, a completamento del CFP Nazareno, il Bistrò 53, esempio di ristorazione inclusiva, e la cooperativa agricola Buccia con produzione e vendita di prodotti da agricoltura biodinamica.
A Bologna presso Casa Mantovani RSR ha sede la Fondazione don Ivo Silingardi. La Cooperativa Sociale Nazareno è presente a Carpi, Mirandola, Castelfranco Emilia, Pavullo, Maranello, Modena e Bologna.

















