Gesù è la risposta al nostro bisogno di amore, felicità e giustizia

Scritto da il 6 Marzo 2026

Spiritualità – Terza domenica di Quaresima, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

Ascolta “Gesù è la risposta al nostro bisogno di amore, felicità e giustizia” su Spreaker.

 

Nei Vangeli troviamo tante pagine che raccontano gli incontri di Gesù con persone molto diverse tra di loro. In questa terza domenica di Quaresima il Vangelo ci presenta l’incontro di Gesù con la donna samaritana.

Di lei si dice che ha avuto cinque mariti e l’uomo con cui viveva non era suo marito. Non è soltanto un’informazione biografica quella che ci viene offerta: è il ritratto di una vita frammentata, di relazioni spezzate, di una continua ricerca di amore capace di colmare il vuoto del suo cuore.

Questo episodio ci permette di riconoscere che il Signore non si limita a camminare accanto a noi, ma prende sul serio il bisogno di  bene, di felicità, di amore e di giustizia presente nel cuore di ogni persona.

Forse anche noi, come la samaritana, facciamo fatica a comprendere come Gesù possa offrire tutto questo, tuttavia non possiamo negare che quando ascoltiamo davvero le sue parole queste sono capaci di toccare il cuore, di accendere la speranza, di donare consolazione e pace interiore. Avvertiamo che sono parole diverse, parole vere, capaci di corrispondere al bisogno della vita.

Perchè accade questo? Perchè, a un certo punto del dialogo, Gesù, non resta sul piano della discussione, ma attira l’attenzione su di sé e dice alla donna: “Sono io che parlo con te”, che equivale a dire: la risposta alla tua “sete” non è qualcosa, ma qualcuno, “ sono io!”. Ed è lo stesso annuncio che oggi rivolge a noi.

 

Gesù non è “semplicemente un viandante”

La donna samaritana è invitata a riconoscere in quell’uomo che le sta davanti  non semplicemente un viandante stanco, ma la presenza stessa di Dio e ad accoglierLo nella sua vita per avere luce sul mistero dell’esistenza umana. Di fronte al mistero della vita sono possibili due sguardi.

C’è lo sguardo privo della fede, che considera l’esistenza una passione inutile, segnata dal dolore e destinata al nulla. Ma  c’è anche lo sguardo della fede che ci porta a scoprire l’amore di Dio per noi qui e ora e dopo la nostra morte. Cristo, infatti, è il Figlio di Dio che ha scelto di mettersi alla  pari con noi per incontrarci nella precarietà e nella debolezza della nostra condizione umana ferita dal peccato e offrirci il dono della salvezza.

In Lui noi troviamo non una risposta teorica, ma una Presenza che riempie di senso. Per questo Egli può dire di essere l’acqua viva che disseta, il Pane che sfama, l’Amore che dà pienezza. Senza Cristo l’uomo è abbandonato a se stesso e vive una solitudine esistenziale che può diventare insopportabile perchè non è in grado di sapere chi è, da dove viene e dove sta andando.

La nostra presenza alla celebrazione domenicale nasce dal desiderio di incontrare il Signore. Egli sa che noi abbiamo bisogno di Lui e per questo ci parla attraverso la sua Parola e nel sacramento dell’Eucarestia si fa vicino in modo reale e personale e si dona a ciascuno di noi, perchè non vuole lasciarci soli “sulle strade a volte dissestate della vita”. Ci offre, così, la possibilità di confidarGli le ansie, le sofferenze, gli interrogativi che  inquietano e agitano il nostro cuore.

 

Apriamo la nostra vita all’amore di Cristo

Apriamo, dunque, la nostra vita all’amore di Gesù. Quando lo accogliamo davvero, la sua presenza è come una brezza che accarezza il nostro viso nelle giornate più calde: porta refrigerio, dona conforto e infonde consolazione. L’incontro con Cristo non è mai superficiale.

È uno sguardo che raggiunge le profondità del nostro cuore. Ma non è uno sguardo che schiaccia o umilia, ma al contrario risolleva, restituisce dignità, rimette in piedi. Quando si accetta l’amicizia di Gesù tutto assume una luce nuova: le gioie diventano più piene, le fatiche più sopportabili, le prove meno oscure.

Con Lui anche la porta oscura della morte può essere affrontata con fiducia perché essa, come ricordava Papa Benedetto XVI, non è “per una fine, ma per un Incontro”. Non è l’ultima parola sul nostro destino, ma il passaggio verso Colui che abbiamo imparato ad amare.

Ha scritto Gòmez Dàvila (scrittore e filosofo colombiano, morto nel 1994): Il cristianesimo non insegna che i problemi umani abbiano una soluzione, ma che l’invocazione viene esaudita. È un’affermazione profonda e realista. La fede non ci promette una vita senza difficoltà, né risposte facili a ogni interrogativo.

Ci promette, però, che il nostro grido non cade nel vuoto, che la nostra preghiera non si perde nel silenzio o nel nulla. Tutto nasce dalla nostra disponibilità a permettere al Signore di toccare il nostro cuore e di lasciarci attirare a Sè, così come è accaduto alla donna samaritana.

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)


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