Il nostro cuore accetterà la sfida della conversione?

Scritto da il 11 Luglio 2026

Spiritualità – XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A), la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

Ascolta “Il nostro cuore accetterà la sfida della conversione?” su Spreaker.

 

Il Vangelo di oggi ci presenta la parabola del seminatore che esce per seminare e il seme da lui gettato cade su terreni diversi con risultati differenti. Con questa parabola, il Signore ci pone davanti alla tremenda responsabilità della nostra libertà.

Quei diversi terreni, infatti, non sono altro che lo specchio del cuore dell’uomo e  delle modalità con cui accoglie la Parola di Dio.

Vi è il cuore superficiale, che non lascia approfondire nulla; vi è quello arido e sassoso, che si entusiasma, ma non ha radici; vi è il cuore dissipato, soffocato dalle preoccupazioni del mondo; e, infine, vi è il cuore buono, fecondo e aperto alla voce del Padre.

 

Cosa insegna Gesù

Davanti a questo affresco, sorge spontanea e inevitabile una domanda che interroga ciascuno di noi: “A quale categoria appartiene il mio cuore? Quale terreno sto offrendo oggi al Signore?”.

Tuttavia, per non scivolare nello sconforto o nel senso di inadeguatezza, vale la pena soffermare la nostra attenzione sull’aspetto positivo ed incoraggiante del Vangelo di oggi.

Gesù ci insegna che la Parola non va sempre perduta: essa trova  anche moltissimi cuori pronti, disponibili, terra buona. Terreno fertile fu quello di Maria Vergine, che custodiva ogni parola meditandola nell’intimo del cuore.

Terra buona furono gli apostoli e i discepoli, che accolsero il Vangelo e lo testimoniarono fino ai confini del mondo, irrigandola con il proprio sangue.

E terreno ricchissimo sono i martiri e i santi di ogni tempo, che hanno reso splendida la Chiesa con la bellezza della loro vita, dei loro scritti e delle loro opere.

 

Cosa deve fare il cristiano

Ma allora proviamo a chiederci: chi è oggi il terreno buono che produce frutto? È il cristiano che, avendo sete e fame della della Parola di Dio, la ama, si impegna ad ascoltarla, cerca di comprenderla, consapevole che “non di solo pane vive l’ uomo, ma anche di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Terreno buono è colui che cala la Parola nella propria esistenza; chi le concede spazio e tempo attraverso la riflessione, permettendole di attecchire nel profondo, di illuminare le scelte quotidiane e di dare vigore ai buoni propositi, affinché si trasformino in gesti concreti di carità.

È proprio in questa trama di fede vissuta che si compie quel “cento per uno” promesso da Gesù. In una parola saremo fecondi se il nostro cuore accetterà la sfida, sempre attuale, della conversione.

 

Cosa siamo noi per Dio

La pagina evangelica si apre mostrandoci Gesù che, salito su una barca, parla alle folle accalcate sulla riva. In un certo senso, noi oggi siamo quella stessa folla, radunata per0 ascoltarlo. A quanti rimasero ad ascoltarlo quel giorno, Gesù non offrì solo parole, ma poco dopo moltiplicò il pane nel deserto per nutrirli.

Anche per noi, in questa celebrazione eucaristica, si ripete lo stesso prodigio: il Signore moltiplica per noi il pane che diventa il Suo Corpo, offerto per la nostra salvezza.

È così che la Sua presenza in noi si fa totale e perfetta: Egli abita la nostra vita con la forza della Sua Parola e con la grazia del Sacramento che è la Sua stessa Carne.

Chiediamo allora la grazia di essere terra accogliente, perché questo duplice nutrimento possa trasformare la nostra vita e godere del dono della salvezza.

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

 

 


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *



Traccia corrente

Titolo

Artista

Background