Emilia-Romagna, Carpi – Per molte persone l’estate rappresenta un momento di svago e divertimento, associamo questo periodo alle vacanze, al bel clima e alla convivialità. Per altri invece, l’estate può rappresentare un periodo stressante in cui il senso di solitudine si acuisce per varie ragioni.
Abbiamo parlato di questo tema con la psicologa Monia Mescoli di Carpi alla quale abbiamo chiesto un focus sulla “solitudine in estate”.
Dottoressa, l’estate è un periodo che in genere rappresenta la vita e l’energia, ma sappiamo che per molte persone può invece rappresentare un momento nel quale la solitudine viene accentuata. Cosa ne pensa?
È vero, si tratta di un tema molto delicato e purtroppo molto attuale, in quanto il sentimento di solitudine durante l’estate è più comune di quanto si pensi, ma spesso viene nascosto o sottovalutato.
L’estate è socialmente rappresentata come una stagione di vacanze, svago e leggerezza, un tempo trascorso all’insegna del divertimento all’aria aperta con amici e familiari, ma proprio questa aspettativa collettiva può aumentare il senso di esclusione, vuoto e solitudine in coloro che non vivono quel tipo di esperienza.
Perché la solitudine può farsi più intensa in questo periodo?
Sono diversi i fattori che contribuiscono a questo, vediamone alcuni.
Innanzitutto ci sono aspettative sociali elevate, nel senso che sui social e sui media spesso ci sono immagini di felicità, contentezza e soddisfazione che creano un modello ideale per cui chi resta a casa, chi è solo o non ha relazioni significative può sentirsi inadeguato, escluso o “fuori posto”.
Nel periodo estivo le routine quotidiane alle quali siamo abituati durante il resto dell’anno si interrompono, in quanto il lavoro rallenta, la scuole chiudono e ci sono meno attività strutturate. Questa situazione lascia molto più spazio al silenzio, al “non sapere cosa fare” e alla riflessione, e può diventare terreno fertile per la solitudine. Di conseguenza se le persone non hanno intorno una rete familiare o amicale solida, un periodo anche temporaneo che vede assenza di inviti, messaggi o compagnia durante il tempo libero, può pesare e diventare una condizione di disagio o dolorosa.
Per altre persone l’estate può riattivare ricordi di momenti felici che oggi non ci sono più, ad esempio vacanze con una persona amata, amici che si sono allontanati o relazioni finite. Questo confronto tra “com’era allora” e “com’è ora” può accentuare il senso di solitudine e di mancanza.
Quali sono gli stati emotivi di disagio che possono emergere in questo periodo?
Questa è una domanda molto importante che può rappresentare una bussola, un orientamento proprio per coloro che restano soli in questo periodo e possono provare diversi stati emotivi di disagio.
Insieme alla condizione di solitudine, accentuata appunto dal periodo dell’anno, si possono vivere momenti di tristezza o malinconia, ma anche ansia o inquietudine, oppure una sensazione di vuoto, apatia e mancanza di stimoli. Ci si può sentire isolati, provare un senso di abbandono o rifiuto con l’emergere di un’emozione spesso secondaria dovuta a questa condizione, cioè rabbia o irritabilità alla frustrazione per la propria condizione e risentimento verso gli altri o verso sé stessi.
Non è da escludere che, se durante l’anno ci sono già condizioni psicologiche anche lievi di disagio, il periodo estivo potrebbe acutizzare tale condizione.
Come si possono affrontare queste emozioni emozioni?
Innanzitutto è fondamentale accogliere senza giudicare quanto stiamo vivendo. Non ci sono emozioni giuste o sbagliate, adeguate o inadeguate, ci sono “le nostre” emozioni e come tali vanno tenute in considerazione. Non aiuta “scacciare” quello che stiamo provando, anzi è proprio quando lo riconosciamo che possiamo fare qualcosa per noi stessi.
Per cominciare, per vincere un po’ il senso di solitudine può aiutare inviare qualche messaggio a qualcuno, anche solo per un saluto, perché a volte il senso di connessione si riaccende proprio con piccoli gesti. È importante anche partecipare ad eventi, molti dei quali sono gratuiti, che in estate vengono organizzati come concerti, cinema all’aperto, iniziative di quartiere e anche andarci da soli può ridurre la sensazione di isolamento. Oppure donare il proprio tempo agli altri, persone o animali, attraverso attività di volontariato; questo crea connessione e dà un senso profondo alle giornate.
Ugualmente fare piccole azioni che per noi sono nuove, ad esempio una colazione in un posto diverso, un’escursione da soli, la possibilità di qualche conversazione, possono creare nuovi ricordi, nuovi vissuti e aiutare a riconsiderare il significato dell’estate.
È bene limitare l’uso dei social. Sui social si vede una parte filtrata della vita degli altri, non la loro realtà completa e spesso confrontarsi con la “vetrina” altrui rischia di peggiorare la propria condizione. Può essere molto utile invece fare qualcosa che piace e fa stare bene, eventualmente mettendo “nero su bianco” una lista di nostre qualità o di cose che sappiamo fare. Questo aiuta a cambiare la visione da ciò che “manca” a ciò “che abbiamo”.
Per far fronte alla noia, si può pensare a una piccola routine estiva, ad esempio una colazione con a seguire una passeggiata, oppure una lettura quotidiana, viceversa si può pensare alla noia come, anziché qualcosa da evitare a un terreno fertile per riflessioni e nuove intuizioni.
Se proprio si vivono momenti di rabbia o frustrazione è possibile esprimerli in modo costruttivo, ad esempio attraverso la scrittura, oppure una camminata veloce o uno sport leggero, o ancora qualcosa legato all’altre, tutte attività che possono aiutare a scaricare la tensione. È importante darsi il permesso di essere arrabbiati, l’emozione va riconosciuta e non negata e può anche indicare bisogni non ascoltati.
C’è una fascia d’età più a rischio di isolamento e disagio durante l’estate?
La solitudine e l’isolamento possono colpire a qualsiasi età, ma ci sono alcuni gruppi di persone che risultano particolarmente vulnerabili durante questo periodo.
Gli anziani con un’età oltre i 75 anni, in genere sono la fascia più a rischio in quanto molti vivono da soli, oppure i loro familiari o vicini possono partire per le vacanze, lasciandoli temporaneamente senza rete sociale. Inoltre il caldo eccessivo o la presenza di problemi di salute, può limitare ulteriormente la loro mobilità o la possibilità di uscire.
Ci sono persone di mezza età, comprese tra i 45 e i 60 anni che possono vivere da sole dopo una separazione o un lutto, oppure avere figli già grandi e indipendenti, essere in pensione anticipata o ancora non avere una rete sociale forte.
Infine i giovani adulti, con età compresa tra i 18 e 25 anni, che possono sperimentare una situazione di isolamento dovuta al termine della scuola o dell’università con la conseguenza di una diminuzione di contatti quotidiani.
Questo viene amplificato se si trovano lontano da casa per studio o lavoro, e i social media possono aumentare il senso di esclusione, vedendo altri coetanei in vacanza o in compagnia.
Come è possibile riconoscere quando il disagio diventa qualcosa di più importante? E qualora le persone dovessero sentire di non farcela, cosa consiglia di fare?
Durante l’estate possono accentuarsi disagi emotivi che sono presenti anche durante il resto dell’anno ma, complici gli impegni lavorativi, la giornata più strutturata e maggiori scambi sociali, rimangono latenti.
Se le persone dovessero sentire di avere poca energia anche per fare piccole cose quotidiane come vestirsi, fare da mangiare e anche una piccola passeggia diventa difficile da affrontare, oppure che i pensieri diventano particolarmente tristi e negativi e non si vede una via d’uscita, è molto importante chiedere aiuto, in particolare a un professionista della salute mentale, come uno psicologo o anche rivolgersi al proprio medico di medicina generale.
Il medico di medicina generale, il così detto “medico di famiglia”, può essere il primo punto di riferimento per chiedere consiglio o avere un invio a uno specialista del servizio pubblico. Sul territorio ci sono diversi servizi pubblici, come il Centro di Salute Mentale, oppure il Centro per le famiglie, che offrono ascolto e supporto psicologico gratuitamente o a basso costo.
Ci sono anche numeri di emergenza per un intervento in caso di bisogno immediato, come il 112 o il 118, oppure ancora altri supporti come associazioni locali, ad esempio Croce Rossa e Caritas. Se la persona preferisce, c’è comunque molta offerta di professionisti della salute mentale, nella sfera privata.
È fondamentale riconoscere i propri sentimenti senza giudicarli, provare solitudine o sentire di avere bisogno d’aiuto, non significa essere deboli o sbagliati. È un’emozione umana che può essere ascoltata, accolta e condivisa senza vergogna.
In conclusione, cosa consiglia a chi leggerà questa intervista?
A mio parere, possiamo anche darci il permesso di vivere un’estate diversa. Non c’è bisogno che sia sempre piena, felice, entusiasmate o avventurosa, oppure qualcosa di forzato o obbligato perché temiamo il confronto con gli altri.
Può anche essere un periodo di raccoglimento, di riscoperta personale, di lentezza e riflessione. Un momento che dedichiamo a noi stessi, a prenderci cura della nostre cose e dei nostri pensieri, quando nel resto dell’anno il tempo non ci basta mai.
Non c’è infine un modo giusto di viverla, c’è il nostro modo, che può avere tante variabili e tanti risvolti, ma è pur sempre il nostro.

Monia Mescoli













