Spiritualità – Terza domenica di Pasqua, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
Il Vangelo di questa domenica ci presenta l’apparizione di Gesù risorto ai due discepoli di Emmaus, che inizialmente non lo riconoscono.
Nel dialogo che Cristo intreccia con questi compagni di viaggio, afflitti e delusi, emerge anzitutto un rimprovero: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti” (v.25). Ma poi li accompagna pazientemente, aiutandoli a comprendere il senso degli eventi vissuti.
Spiega loro che la sofferenza e la resurrezione non sono realtà opposte, ma un unico mistero già annunciato nelle Sacre Scritture.
Nei quaranta giorni in cui Gesù risorto rimane con gli apostoli li aiuterà proprio a leggere l’Antico Testamento alla luce della sua Pasqua, mostrando che la croce non è una sconfitta, ma la via necessaria per la gloria.
La gloria del Signore non nasce dal potere ma dall’amore
La gloria del Signore non nasce, come quella del mondo, dal potere, dalla ricchezza e dal dominio, ma dall’amore. Con l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto in tutto simile a noi e, nell’obbedienza al Padre, ha offerto la sua stessa vita per la nostra salvezza. Con la Sua resurrezione, sconfiggendo il peccato e la morte, ha riconciliato l’uomo con Dio e le porte del Paradiso si sono riaperte per noi. Per questo è davvero “E’ stolto e tardo di cuore” chi non riconosce nella nella Parola di Dio il mistero del Crocifisso risorto.
Nel racconto evangelico si dice che, mentre Gesù spiegava le Scritture, i due discepoli sentivano “ardere il loro cuore”. Queste parole ci interpellano: “Per quale motivo il nostro cuore quando ascoltiamo la Parola di Dio rimane freddo?”. Forse accade anche a noi ciò che è accaduto ai discepoli di Emmaus: conoscevano le Scritture, ma non ne avevano colto il significato più profondo. Il loro cuore comincia ad ardere solo quando Gesù spiega che ogni pagina della Sacra Scrittura parla di Lui e del suo mistero di morte e resurrezione. Infatti, nel testo sacro Cristo stesso si è, in qualche modo, incarnato. Lo ricorda san Bernardo di Chiaravalle: “Il Libro della vita è Gesù. Felice colui che viene a leggere questo Libro! Egli dovrebbe sempre avere dinanzi agli occhi e tra le mani – ossia nel cuore e nelle opere – questo libro che è Gesù”. La Bibbia, dunque, si risolve in Gesù Cristo. Lui è la lettera d’amore inviata da Dio all’umanità, alla Chiesa, al singolo cristiano.
Sacre Scritture, l’importanza di leggere la Bibbia
Si tratta di un insegnamento che appartiene alla vita della Chiesa e che san Ugo di san Vittore esprime con queste parole: “Tutta la Sacra Scrittura è un solo libro, e quell’unico libro è Cristo” (Ugo di san Vittore).
Quando leggiamo la Bibbia con questo sguardo, essa diventa una parola viva, capace di accendere il nostro cuore e dare slancio alla vita spirituale. La vicinanza a Cristo è come un fuoco che illumina e riscalda.
Lo sottolinea sant’Ambrogio di Milano, affermando che questo fuoco «illumina l’intimo recesso del cuore». Quando, invece, perdiamo la capacità di riconoscere la presenza di Cristo nella Scrittura, saremo, forse, persone erudite, ma interiormente fredde, spente e aride.
Come i due discepoli del Vangelo imploriamo: Signore, rimani con noi. Non lasciarci prigionieri delle ombre della sera. Donaci la grazia di camminare come pellegrini fiduciosi e gioiosi, con lo sguardo rivolto al traguardo della vita che non ha fine. Rimani con noi, Signore.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)







