Quaresima: riconciliarsi con Dio per tornare a essere pienamente vivi

Scritto da il 22 Febbraio 2026

Spiritualità – Prima domenica di Quaresima , la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

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In questa prima domenica di Quaresima la liturgia ci chiede con chi vogliamo stare: con Adamo ed Eva che hanno scelto la via della disobbedienza a Dio, oppure con Cristo, il nuovo Adamo che, invece, ha percorso la via dell’obbedienza e della fedeltà.

La prima lettura, tratta dal Libro della Genesi, ci conduce alle origini della nostra esistenza e ci aiuta a scoprire la verità su noi stessi. Ci ricorda che l’uomo è  plasmato dalla terra, è polvere, quindi creatura fragile, limitata, non autosufficiente. Ma quella polvere è stata raggiunta dal soffio di Dio. L’essere umano, dunque, non è soltanto materia, ma creatura voluta  a immagine e somiglianza di Dio, chiamata alla comunione con Colui che gli ha dato la vita. In questa sta la sua vera dignità e grandezza. Proprio per custodire questa verità, Dio pone un limite: non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. Non si tratta di un divieto capriccioso, ma del segno concreto che l’uomo non è il Creatore e a Lui deve la sua esistenza.

 

L’imbroglio della tentazione che allontana da Dio

È precisamente su questo punto che si inserisce la tentazione. Il serpente insinua ad  Eva un dubbio sottile che genera sospetto nei confronti di Dio: “Dio non ti vuole bene. Ti sta togliendo qualcosa. Ha paura di te, perché teme che tu possa diventare come Lui. Allora non obbedire”.

La tentazione nasce quando il limite, che è custodia della comunione, viene reinterpretato come ostacolo alla felicità. Da qui prende forma il peccato: la pretesa di essere la misura di tutto, di vivere senza riferimento a Colui dal quale veniamo.

La donna vede che il frutto è bello agli occhi, buono da mangiare, desiderabile per acquistare saggezza, e lo prende. Il testo è molto realistico: il peccato non si presenta mai come qualcosa di evidentemente brutto o distruttivo.

Non avrebbe presa su di noi. Si presenta, invece, sotto le apparenze del bene: come qualcosa di attraente, promettente, persino ragionevole. Non scegliamo il male perché lo riconosciamo come tale, ma perché lo scambiamo per un bene più facile, più immediato, più nostro. Ed è proprio in questo scambio che si consuma l’inganno. E quando ci si lascia ingannare, il risultato è drammatico: “Si aprirono gli occhi e si accorsero di essere nudi.” La promessa era: diventerete come Dio.

Il risultato è: paura, vergogna, rottura. Il peccato non rende più grandi; rende più soli.

 

Il Vangelo ci conduce nel deserto con Gesù

Il Vangelo ci conduce nel deserto, dove Gesù, come Adamo ed Eva, viene tentato dal diavolo. Anche qui risuona una voce che mette in discussione l’identità: Se tu sei Figlio di Dio…”. Il demonio utilizza la stessa tattica dell’Eden. Tenta di incrinare la relazione filiale, di separare il Figlio dal Padre, da Dio.

Le tentazioni a cui i Gesù è sottoposto toccano le dimensioni fondamentali dell’esistenza: il piacere e il bisogno materiale, il successo e il riconoscimento, il potere e il dominio. Sono le stesse seduzioni che attraversano la nostra vita quando diventano fini a se stesse e ragione ultima del nostro agire. Ma Cristo non cede. Dove Adamo ed Eva hanno scelto l’autonomia, Gesù sceglie l’obbedienza amorosa al Padre.

Dove il primo uomo ha dubitato, il Figlio eterno si affida. Egli non discute con il tentatore, non negozia, non cerca compromessi. Rimane saldo nella Parola di Dio. La sua forza non è l’esibizione del potere, ma la fedeltà alla propria origine, Dio.

Ogni giorno siamo posti davanti alla stessa alternativa: vivere come creature che ricevono tutto dal Padre oppure pretendere di fondarci da soli. E dobbiamo ricordarlo con lucidità: ogni volta che scegliamo di fare a meno di Dio, non diventiamo più liberi; diventiamo più vulnerabili, più esposti alle paure, alle illusioni che promettono molto e donano poco. Entriamo allora nella Quaresima con realismo e fiducia: realismo, perché riconosciamo la nostra fragilità e la nostra costante tentazione di autosufficienza; fiducia, perché il nuovo Adamo, Cristo, ha già vinto.

Mettiamoci dunque alla Sua scuola per vincere le insidie del maligno, per dominare le seduzioni del peccato, per praticare il digiuno non come semplice pratica esteriore, ma come segno concreto della nostra volontà di dissociarci da ciò che ci allontana da Dio e tornare alla casa del Padre per vivere da figli. E lasciamo che risuoni, come sigillo di questo cammino, l’insegnamento luminoso di sant’Ireneo di Lione: «La gloria di Dio è luomo vivente, e la vita delluomo è la visione di Dio

Ecco la meta della Quaresima: tornare a essere pienamente vivi, perché riconciliati con Dio, capaci di guardarlo e di lasciarci guardare da Lui.

 

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

 


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