Quando il cuore è conquistato da Cristo tutto trova un significato

Scritto da il 24 Luglio 2026

Spiritualità XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A), la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

 

 

Matteo 13,44-52

44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 51Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. 52Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

 

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Il Vangelo di questa domenica ci pone una domanda che attraversa tutta la Sacra Scrittura e raggiunge ogni uomo: a chi vogliamo consegnare la nostra vita? Qual è il bene che merita il nostro cuore? Gesù risponde a questi interrogativi con tre brevi parabole per svelarci che Lui è il tesoro e la perla preziosa che dona sapore alla vita.

Nella prima, quella del tesoro nascosto nel campo, vi è un particolare che merita di essere sottolineato. L’uomo trova il tesoro per caso e, dopo averlo scoperto, vende tutto ciò che possiede. Ma non lo fa con rassegnazione né per il peso di un dovere. Gesù sottolinea che lo fa pieno di gioia. E’ proprio questa gioia il segno della vera conversione. La fede, infatti, non nasce anzitutto da una rinuncia, bensì nell’incontrare qualcuno, Cristo che rivela all’uomo la verità più profonda della sua esistenza: egli è stato creato per Dio.

La seconda parabola ci presenta una figura diversa. A differenza dell’uomo del campo, il mercante non si imbatte casualmente in un tesoro: è un cercatore di perle preziose. E quando trova la perla di inestimabile valore, comprende che tutte le altre che già possiede, pur preziose, impallidiscono al suo confronto. Anche qui il centro del racconto non è ciò che egli lascia, ma ciò che finalmente ha trovato. Gesù ci insegna che ogni ricerca sul senso della vita e della realtà trova in Lui il suo compimento.

 

Come fa Dio a toccare il cuore dell’uomo?

In queste due figure possiamo riconoscere, in fondo, i due grandi cammini attraverso i quali Dio raggiunge il cuore dell’uomo. C’è chi, come l’uomo del campo, viene raggiunto da Dio in modo inatteso. Non stava cercando il tesoro e tuttavia il tesoro si lascia trovare. E’ il primato della grazia. Prima ancora che l’uomo cerchi Dio, è Dio che cerca l’uomo.

Così è stato per san Paolo, per Andrè Frossard, Alphonse Ratisbonne e tanti altri. È Lui che passa nella nostra vita, spesso in modo discreto, attraverso un incontro, una parola della Scrittura, una prova, una gioia inattesa, una persona che diventa segno della sua presenza. C’è poi chi assomiglia al mercante: porta nel cuore un’inquietudine, una sete di verità, di senso, di giustizia che spingono a cercare la Verità. E’ l’esperienza, ad esempio di sant’Agostino:«Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.»

Le due vie sembrano diverse, ma conducono entrambe allo stesso approdo: l’incontro con Cristo. Quando il cuore è conquistato dalla Sua bellezza, tutto trova il suo significato. Anche gli affetti più belli, il lavoro, la cultura, l’impegno sociale, quando sono vissuti nella luce di Dio, acquistano una profondità nuova. Se invece vengono separati da Lui, finiscono, prima o poi, per deludere il cuore umano, perché nessuna realtà finita può colmare il desiderio di infinito in esso presente. Si comprende allora che la fede non restringe l’orizzonte dell’uomo, ma lo dilata; non impoverisce la vita, ma la conduce alla sua pienezza, perché introduce nella comunione con Colui che è il Bene sommo e la sorgente di ogni altro bene.

 

Gesù e la parabola della rete gettata nel mare

Infine Gesù racconta la parabola della rete gettata nel mare. Essa raccoglie ogni genere di pesci. Solo alla fine avviene la separazione tra i buoni e i cattivi. Questa immagine ci ricorda una verità che oggi spesso si dimentica: la storia ha una meta e la vita dell’uomo è orientata verso il giudizio di Dio. La misericordia divina non elimina la responsabilità umana. Dio offre a tutti la possibilità della conversione, ma prende sul serio la nostra libertà. Il giudizio finale non sarà arbitrario; sarà la piena manifestazione della verità della nostra vita davanti all’amore di Dio.

Il tesoro nascosto e la perla preziosa non appartengono soltanto a una promessa futura: essi sono già misteriosamente presenti in mezzo a noi. Sull’altare non riceviamo semplicemente un dono di Dio, ma Dio stesso, il Signore Gesù, morto e risorto, realmente presente, che si dona come nutrimento per il nostro cammino.  E’ Lui il bene per il quale vale la pena vivere, sperare e affidare la propria esistenza.

 

 

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

 

 


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