Spiritualità – VI domenica di Pasqua, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
Ascolta “La presenza di Cristo in noi si manifesta nell’amore” su Spreaker.
In questa VI domenica di Pasqua la liturgia ci offre un primo, prezioso insegnamento sulla terza Persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo, tratto dai “discorsi di addio” di Gesù, che abbiamo iniziato a meditare già domenica scorsa.
Le letture proposte ci guidano ad entrare più profondamente nel mistero pasquale di Cristo, che non si esaurisce nella Sua passione, morte e resurrezione nel suo vero corpo, ma si apre ad altri due straordinari eventi: la sua Ascensione al cielo e la Pentecoste, ovvero l’invio dello Spirito Santo.
La promessa di Cristo nel Vangelo
Ci soffermiamo sulle parole di Gesù: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi” (Gv.14.18). In esse è racchiusa una promessa di straordinaria consolazione. Gesù annuncia una nuova modalità di presenza fra i suoi.
La Sua presenza fisica, legata alla condizione terrena, è necessariamente passeggera; quella nello Spirito, che Egli inaugurerà, invece, si prolunga fino al consumarsi dei secoli. Con il dono dello Spirito Santo si compiono pienamente le parole che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 27.20). E’ lo Spirito Santo che rende attuale e continua la presenza del Signore, assicurando così alla comunità cristiana una vicinanza e una guida costanti.
Alla luce di questo insegnamento, diventano più comprensibili anche le parole, apparentemente sorprendenti, di Gesù: “E’ meglio per voi che io me ne vada”. Il Figlio di Dio, che duemila anni fa si è fatto carne per salvarci dal peccato, continua oggi ad essere presente tra noi mediante il suo Spirito, i sacramenti e la sua parola. In virtù di tutti questi doni la gioia della presenza di Cristo non è limitata al piccolo gruppo degli apostoli e dei discepoli della prima ora, ma si estende, attraverso la missione della Chiesa, a tutte le generazioni e a tutti i popoli.
Anche noi, che non abbiamo condiviso fisicamente la vita con Gesù, possiamo gioire della sua amicizia ed essere introdotti, in modo misterioso, ma reale nella sua intimità.
Gesù non impone la sua presenza ma ci lascia liberi
Questa presenza di Cristo in noi si manifesta nell’amore. Gesù infatti afferma: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15). Nel linguaggio di Giovanni, i “comandamenti” non indicano un insieme di precetti esteriori, ma l’adesione viva alla parola di Gesù, che trova il suo centro nel duplice comandamento dell’amore: verso Dio e verso i fratelli. Il discepolo dimostra che Cristo vive in lui quando ama Dio con tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente e tutte le forze, e il prossimo come se stesso. Se mi amate. Quel “se”, così semplice nella forma, rivela in realtà qualcosa di essenziale. Non introduce una condizione fredda o un requisito da soddisfare, ma richiama la libertà dell’uomo.
Gesù non impone la sua presenza, non costringe a seguirlo, pur potendolo fare; si affida alla libertà, anche a rischio del rifiuto. Ma quando questo “se” viene accolto, quando l’uomo risponde liberamente all’amore ricevuto, la sua vita si apre a un cammino nuovo, che è cammino di santità, frutto della presenza di Cristo in lui.
La tradizione della Chiesa chiama lo Spirito Santo il “dolce ospite dell’anima” che silenziosamente lavora per rendere il nostro cuore una dimora idonea ad accogliere Cristo. Preghiamo, allora, con cuore sincero: Vieni, Spirito Santo. Vieni come luce nelle nostre oscurità, come pace nelle nostre inquietudini, come forza nelle nostre debolezze. Vieni a preparare in noi la dimora di Cristo.
E così, poco alla volta, quasi senza accorgercene, scopriremo, con gioia grande che non siamo più soli, perché Cristo abita in noi.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)














