Pregare significa entrare nella volontà di Dio affidandoci a Lui

Scritto da il 14 Agosto 2026

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

 

 

Spiritualità –  Omelia XX Domenica fra l’Anno, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina.

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Il Vangelo di questa domenica ci presenta un episodio che, a prima vista, può lasciarci quasi disorientati. Gesù sembra non ascoltare la richiesta di una madre; addirittura, di fronte alla sua supplica, risponde con parole dure, difficili da comprendere: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».

Eppure, proprio questa donna, una pagana, una straniera, diventa per Gesù esempio luminoso di fede: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».

 

Credere e fidarsi di Gesù

Che cosa ha fatto questa madre per meritare un elogio tanto grande? Ha creduto in Gesù. Si è fidata di Lui. Ha continuato a rivolgersi a Lui anche quando tutto sembrava dirle che non sarebbe stata ascoltata. Avere fede significa proprio questo: fidarsi, affidarsi, aderire a Qualcuno.

La fede non è semplicemente accettare con l’intelligenza alcune verità su Dio. È molto di più: significa consegnargli la propria vita, riconoscere che Egli è il Signore della nostra storia e continuare a fidarci di Lui anche quando non comprendiamo ciò che sta accadendo.

La fede coinvolge tutta la persona: l’intelligenza, la volontà, i sentimenti, le scelte, le paure, le speranze. In definitiva, coinvolge tutta la nostra storia.

 

Essere amici di Dio 

Un luminoso esempio di questa fede lo troviamo in Abramo, che la Scrittura presenta come uomo che si è fidato di Dio fino in fondo, tanto da essere chiamato «amico di Dio». Il Signore gli dice: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò». Abramo non conosce ancora quella terra. Non possiede garanzie sul futuro. Eppure parte. È come se Dio gli chiedesse di firmare un assegno in bianco. E Abramo lo firma con la propria vita. A settantacinque anni lascia le sue sicurezze, le sue abitudini, il suo mondo conosciuto e si mette in cammino verso ciò che Dio gli mostrerà.

Questa è la fede: non sapere tutto, ma sapere nelle mani di chi ci si mette: in quelle di Dio.

Abramo e la donna cananea ci insegnano, allora, qualcosa di fondamentale sulla preghiera. La preghiera autentica non è un modo per piegare Dio alla nostra volontà. Non è una lista di richieste con cui pretendiamo che Dio realizzi i nostri progetti. Pregare significa entrare nella volontà di Dio e imparare ad affidarci a Lui. Possiamo chiedere tutto al Signore. Possiamo portargli le nostre sofferenze, i nostri desideri, le nostre preoccupazioni, le persone che amiamo.

Dio vuole che gli parliamo con la sincerità dei figli. Ma, alla fine, la preghiera più vera è quella che dice: «Signore, io ti presento ciò che desidero, ma mi affido a ciò che Tu sai essere il bene». Perché noi vediamo soltanto una piccola parte della realtà. Dio vede tutta la storia.

Per questo la fede ci educa ad attendere, a perseverare, a non pretendere risposte immediate. La prima caratteristica della preghiera della cananea è dunque la perseveranza: non smettere di cercare Dio quando Dio sembra tacere.

 

La preghiera e l’umiltà 

Una seconda caratteristica della preghiera è l’umiltà. «Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili». L’umile non è colui che si disprezza, ma colui che riconosce la verità su se stesso: «Signore, ho bisogno di Te».

E c’è un terzo insegnamento che possiamo raccogliere da questa pagina evangelica: la fede della cananea è una fede che ama. Questa donna non chiede qualcosa per se stessa. Intercede per sua figlia. Il suo dolore diventa preghiera. Il suo amore diventa intercessione.

La fede vera non ci risparmia le prove. La fede ci permette di attraversarle senza perdere Dio. E forse questa è la grazia più grande che possiamo chiedere oggi: non tanto che Dio faccia sempre ciò che noi desideriamo, ma che ci doni una fede capace di rimanere salda anche quando non comprendiamo.

 

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

 


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