
Gian Luca Barneschi
Libri – Nel libro “Mafalda di Savoia Il martirio di una principessa italiana” (Cantagalli, 2026) l’autore, Gian Luca Barneschi, ci aiuta a riscoprire la figura della principessa, figlia di Vittorio Emanuele III e moglie di Filippo, langravio d’Assia, tragicamente morta nel campo di concentramento di Buchenwald il 28 agosto 1944.
Perché ha deciso di scrivere questo libro su Mafalda di Savoia e cosa l’ha colpita di più del personaggio?
Mio padre nel 1983 fu il primo esordiente a vincere il Premio Bancarella con la sua biografia di Mafalda di Savoia, che beneficiò dei suoi rapporti con la famiglia della sfortunata principessa. Io all’epoca partecipai ad alcune interviste con parenti e testimoni oculari.
Poi, purtroppo, a seguito della prematura scomparsa di mio padre, il suo lavoro è stato saccheggiato da molti.
Solo recentemente, riordinando l’archivio di famiglia, mi sono reso conto di quante informazioni preziose ed inedite sulla vicenda di Mafalda e sugli eventi del 1943 vi fossero contenute. A ciò si aggiunga che negli ultimi 30 anni, ho studiato, pubblicato saggi e articoli, organizzato e partecipato eventi proprio sul periodo 1943-1945.
Ma la scintilla finale è provvidenzialmente venuta da mia moglie: allorché le ho esternato la mia soddisfazione per il lavoro compiuto con il nuovo editore per “Il disastro dimenticato Treno 8017 – Balvano 1944”, mi suggerì la cosa più giusta e logica: “Perché non gli proponi anche un saggio sulla tragedia della principessa Mafalda, aggiungendo tutto quanto hai raccolto e scoperto in questi anni sulle vicende del periodo?”.
L’idea è stata condivisa dall’editore ed anche dal pubblico a quanto pare, visto che è in uscita la terza edizione.
Per quanto riguarda Mafalda e la sua vicenda, la mia lettura del suo martirio e del suo contegno è diversa da quella prevalente, ma trova conferma nei ricordi di tutti i suoi parenti più stretti. Infatti la principessa non era una persona triste, introversa e timida, quasi presaga del suo destino, ma estremamente determinata. Per quanto gracile fisicamente, fu madre di quattro figli e andò incontro al proprio destino, pur avendo possibilità di evitarlo, per amore della sua famiglia e nel tentativo di riunirla.
Nel libro si scoprono alcuni aspetti inediti su Mafalda, quali crede che siano gli aspetti più importanti a livello storico ad oggi ancora poco noti?
Sì, a parte gli aspetti caratteriali della principessa, dopo più di ottanta anni, come per i miei precedenti saggi, ho avuto la fortuna di scoprire molti dettagli fondamentali sconosciuti, come: l’isolamento informativo del quale fu vittima la famiglia Savoia (partendo dal padre di Mafalda, Re Vittorio Emanuele III), prima e durante il cruciale e tragico 8 settembre 1943; i comportamenti ambigui e sorprendenti di alcune persone che avrebbero dovuto aiutare Mafalda e la sua famiglia; le vere ragioni della morte del cognato Boris III di Bulgaria.
Un elemento toccante è l’attaccamento di Mafalda per la sua famiglia, in particolare per i figli…
Sì, come ho già accennato, il martirio della principessa fu diretta conseguenza di ciò. Al suo ritorno in Italia, l’11 settembre 1943, la nazione non esisteva più, ma invece di raggiungere padre, madre e fratello a Brindisi, il suo unico obiettivo fu sempre e solo quello di riunire la famiglia.
Si sarebbe potuto fare di più per salvare Mafalda di Savoia e se sì, cosa?
La principessa fu la vittima collaterale della disastrosa capitolazione del Regno d’Italia agli Alleati, divulgata l’8 settembre 1943. L’essere figlia del re non le servì ad avere un destino diverso da quello dei soldati italiani e dell’intera nazione, anche se le possibilità di salvarsi ci sarebbero state. Ma, per destino e scelte volontarie, la principessa Mafalda morì nell’agosto del 1944 nel campo di sterminio di Buchenwald.
Tutto andò nel peggiore dei modi e tutti, partendo da Mafalda potevano immaginare che una principessa italiana e tedesca potesse fare quella fine.
Nel libro parla di “lunga sparizione della vicenda dalla memoria collettiva” (pp. 301), perché ciò accadde?
Beh ciò è stata tipica e grossolana declinazione del “buttar via il bambino con l’acqua sporca”: descrivere semplicemente e rigorosamente quanto accaduto a Mafalda per me non mira certo ad alleggerire il quadro delle responsabilità per quanto suo padre, il re Vittorio Emanuele III, fece e non fece.
Come al solito ho cercato con estremo rigore di riepilogare ed illustrare i fatti e le testimonianze (in buona parte inedite), evitando al massimo aggettivi, avverbi e commenti, rispettando i miei lettori e senza alcuna volontà di influenzarli.
Per molti l’approccio – in un senso o nell’altro – è opposto, ma ciò non è un metodo, ma una grave e incidente tara operativa, che affligge giornalisti e storici, nel segno di un moralismo postumo, facile da praticare, ma irrilevante in sostanza.
Ad oggi crede che la figura di Mafalda sia stata sufficientemente valorizzata e approfondita a livello storico?
No: come dimostrano le considerazioni precedenti e per motivazione alquanto superficiali e bieche.
Che ruolo ebbe la fede nella vita di Mafalda?
La principessa era credente e praticante ed era figlia di una donna (la regina Elena), che aveva fatto della generosità e dell’aiuto ai bisognosi la propria ragione di vita.
Il libro contiene anche un interessante inserto fotografico, è stato complesso reperire questi materiali?
In realtà no, in quanto per il 70% si trattava di materiale raccolto da mio padre e fortunatamente integro. È stato solo difficile selezionare, data la mole di materiale a disposizione che utilizzerò anche per i miei prossimi scritti…
Mafalda di Savoia. Il martirio di una principessa italiana

“Mafalda di Savoia. Il martirio di una principessa italiana” di Gian Luca Barneschi (Cantagalli, 2026)
Il 28 agosto 1944 si compiva il martirio della principessa Mafalda di Savoia.
La figlia di Vittorio Emanuele III, nonché moglie di Filippo, langravio d’Assia, moriva nel campo di concentramento di Buchenwald, dopo una serie di vicende crudelmente incredibili ed incredibilmente crudeli, conseguenti ai macroeventi storici dell’estate del 1943. Con un certosino lavoro di indagine archivistica, riflessione critica e contestualizzazione storiografica, Gian Luca Barneschi ricostruisce l’ultimo anno di vita di Mafalda di Savoia. L’autore getta nuova luce, grazie alla scoperta di molti inediti, sui presupposti geopolitici e bellici e sui comportamenti incomprensibili, illogici e crudeli di chi è stato attore del martirio di Mafalda di Savoia. Una principessa italiana uccisa molte volte e da molte persone.
Il perverso accanirsi di eventi storici, criminalità, vigliaccheria ed egoismo sono le cause che hanno determinato lo sviluppo e la conclusione tragica della morte di Mafalda. Una tragedia nel cui svolgimento la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione.
Gian Luca Barneschi
Gian Luca Barneschi, Avvocato specializzato in diritto dei media, ha pubblicato scritti in Nuova Storia Contemporanea, Gnosis e in vari quotidiani e periodici, partecipando e organizzando decine di eventi dedicati alla storia.
Tra le sue pubblicazioni: Balvano 1944 (Premio Basilicata 2005); L’inglese che viaggiò con il re e Badoglio (Premio Cerruglio Unuci 2014), tradotto in inglese (An Englishman Abroad, 2019). Per Cantagalli ha pubblicato: Il disastro dimenticato. Treno8017 Balvano 1944 (2024).














