Lettera del Vescovo Francesco Cavina a ospiti e operatori del “Quadrifoglio” di Carpi

Contattato da alcuni ospiti ed operatori del “Quadrifoglio“, Residenza per Anziani sita in Carpi, alla ricerca di una parola di conforto e una preghiera, il Vescovo Emerito Mons. Francesco Cavina ha risposto con una sua personale lettera che pubblichiamo in forma integrale:

Lugo, 7 novembre 2020

“Carissimi ospiti e operatori,

desidero rendermi presente anche solo attraverso un semplice messaggio in mezzo a voi, perché è proprio dell’amicizia condividere le gioie e i dolori degli amici. Tanti e diversi sono stati i momenti di gioiosa fraternità e condivisione vissuti insieme nei miei anni di episcopato in mezzo a voi. Per questo, ora che mi è stato comunicato quanto state soffrendo a causa del coronavirus desidero dirvi che sono con voi con il mio affetto e la mia preghiera.

Prima di scrivere questa lettera, mi sono recato davanti ad una statua che riproduce l’Assunta che si venera nella Cattedrale di Carpi e a Lei ho affidato le vostre persone, chiedendo nella mia preghiera che infonda nei vostri cuori coraggio per perseverare nel servizio, forza per continuare a lottare e tanta speranza. A Lei, inoltre, ho chiesto di portare conforto alle famiglie che sono rimaste colpite dalla tribolazione e di accogliere nella gioia del Paradiso le vittime del virus. A voi, cari operatrici e operatori rivolgo tutto il mio ringraziamento  perché so con quale cura avete servito e continuate a servire il volto sofferente del fratello nel quale riconoscete non un “oggetto” a cui prestare attenzione, ma una persona da amare. 

Cari fratelli e sorelle lo so bene: nel momento del buio tutto sembra venire meno, anche quelle sicurezze e certezze sulle quali avevamo fondato le nostre esistenze. Rimane solo un sentimento di solitudine, di abbandono, di scoraggiamento e a volte, ingiustamente, di colpa. Eppure anche in questa desolazione permane nel nostro cuore un  desiderio di trovare un senso a quanto sta accadendo. Un grande scrittore cattolico, Charles Peguy, racconta che, a causa della morte del suo unico figlio in giovane età, nel suo cuore era montata tanta rabbia contro il Signore da non riuscire più a pregare. Le sole parole che uscivano dalle sue labbra erano “Ave Maria”. E grazie a questa invocazione uscì dalla sua disperazione. Egli ha definito l’Ave Maria l’ultima risorsa della vita. 

Sì, care sorelle e fratelli la Vergine Maria è il nostro porto di salvezza. Mettiamo nelle sue mani la nostra vita e quella dei nostri cari perché allontani da noi la tentazione di pensare che il Signore si sia dimenticato di noi. Riconosciamo nel sorriso affaticato e nel gesto amorevole di chi ci sta accanto un riflesso di quell’amore e di quella premura che non verrà mai meno: perché noi siamo tutti preziosi per il Signore che per noi è morto sulla croce! 

Vergine santissima, soccorrici perché da soli siamo poveri. La tua presenza accarezzi il nostro cuore perché “più si fa buio intorno a noi e più dobbiamo aprire il cuore alla luce che viene dall’alto” (Edith Stein).

Vi abbraccio tutti con affetto”.