Spiritualità – Omelia XXIII Domenica fra l’Anno, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
Ascolta “Siamo chiamati a lasciarci cambiare da Cristo” su Spreaker.
Il Vangelo di questa domenica ci conduce nel cuore della vita della Chiesa. Gesù oggi ci parla di una realtà tanto bella quanto esigente: la fraternità.
La Chiesa, nella quale vive il Signore risorto, è una famiglia: siamo tutti figli dello stesso Padre e, per questo, siamo fratelli e sorelle. Ma proprio perché è una famiglia vera, la Chiesa non è una comunità di persone perfette. In essa ci sono uomini e donne che cercano, amano e servono sinceramente il Signore, ma ci sono anche fragilità, ferite, incomprensioni e peccati. E tutto questo emerge in maniera ancora più evidente quando viene meno ciò che sta alla radice della comunione: l’unità nella fede.
Se Cristo non è più riconosciuto per quello che realmente è – il Figlio di Dio, l’unico Salvatore e il modello compiuto dell’uomo – anche la comunione ecclesiale si indebolisce. Non esiste vera fraternità cristiana se non nasce dalla comune appartenenza a Cristo.
Gesù e la Verità del Vangelo
Gesù, tuttavia, non ci chiede di custodire soltanto la Verità del Vangelo, ma anche il fratello che sbaglia. «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo».
Il Signore non invita a diffondere l’errore del fratello, chiede, invece, un incontro personale, discreto, sincero.
Il peccato, infatti, non è mai soltanto una questione privata. Ferisce la persona che lo compie, ferisce gli altri e il corpo stesso della Chiesa. Per questo la comunità cristiana non può rimanere indifferente davanti al male. Ma per vincere il male, deve farlo con lo stile di Cristo: non attraverso l’umiliazione, ma attraverso la verità unita alla carità.
San Tommaso d’Aquino lo esprime con grande chiarezza: Questa correzione deve provenire dalla carità, che è amore di Dio e amore del prossimo. Se ami, devi amare la salvezza del tuo fratello. Ma se lo vuoi salvare, devi avere cura della sua buona fama, e lo farai se lo correggi con un contatto personale, non se lo rimproveri davanti a tutti.
La correzione fraterna è, dunque, un cammino paziente, progressivo, rispettoso. Non si corregge per allontanare, ma per ricondurre. Non per umiliare, ma per salvare. Non per affermare la propria superiorità, ma perché si ama il fratello.
La grande novità del cristianesimo
Ed è proprio qui che comprendiamo anche le parole con cui Gesù conclude il Vangelo: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Questa è la grande novità cristiana.
Noi non siamo semplicemente persone che si riuniscono perché condividono delle idee, dei valori o una tradizione religiosa. Al centro della Chiesa c’è una Persona: Gesù Cristo. È Lui che ci raduna. È Lui che ci unisce. È Lui che rende possibile una fraternità che, con le sole nostre forze, non saremmo capaci di costruire.
Perché la pace non nasce semplicemente dal chiedere alle persone di smettere di litigare. Non basta invitare a essere più comprensivi, più tolleranti, più disponibili. Occorre qualcosa di più profondo: occorre un cuore rinnovato, che solo Cristo può dare. Prima ancora di chiedere che cambi l’altro, siamo chiamati a lasciarci cambiare da Cristo. Prima di cercare il colpevole, dobbiamo lasciare che il Signore converta il nostro cuore.
Alla Madonna che Cristo ci ha lasciato come Madre della Chiesa, chiediamo di custodirci nell’unica fede ricevuta dagli Apostoli; di preservarci dalle deformazioni del Vangelo e da quelle ideologie che, poco alla volta, rischiano di ridurre Cristo, di deformarne il volto o addirittura di sostituirlo con altro.
Ma Le chiediamo anche di liberare le nostre comunità dalle divisioni, dalle rivalità, dai giudizi e dai risentimenti che lentamente trasformano i fratelli in avversari e così testimoniare che la pace possibile è il frutto dell’amicizia di Cristo.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)








