Grazie alla presenza materna della Vergine Maria possiamo camminare sicuri

Scritto da il 13 Giugno 2026

Spiritualità – XI domenica del Tempo Ordinario, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

Ascolta “Grazie alla presenza materna della Vergine Maria possiamo camminare sicuri” su Spreaker.

 

 

Il brano di Vangelo di questa domenica è interamente illuminato da uno sguardo.«Vedendo le folle, Gesù ne sentì compassione», perchè erano «stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore».

La stanchezza e lo sfinimento di cui parla l’Evangelista non sono soltanto legati alla fatica fisica, ma toccano le corde più intime dello spirito.  È la pesantezza di chi vive senza una meta, di chi cerca un senso alla vita senza riuscire a trovare risposte.

Proprio dentro questa ferita si innesta il mistero dell’Incarnazione: il Figlio di Dio è venuto tra noi per insegnarci a vivere nell’amore e liberare l’uomo dalle prigioni della solitudine, della sofferenza e della morte.

 

 

L’opera di Gesù per la salvezza dell’umanità

Gesù, per continuare la sua opera di salvezza in favore dell’umanità, sceglie di affidarsi alla collaborazione di dodici persone, poste come colonne della Chiesa. E’ Lui stesso a chiamarle. La missione, infatti, non nasce mai da una iniziativa umana, da un progetto a tavolino o da un’ambizione personale.

Gli apostoli — custoditi in un elenco  che si apre con il primato di Pietro e si chiude con l’ombra di Giuda, «che poi lo tradì» — sono costituiti per condividere l’autorità stessa di Cristo che si esprime nel «scacciare gli spiriti immondi e guarire ogni sorta di malattia e di infermità».

Gli apostoli, e più in generale la Chiesa, non hanno nulla di proprio da annunciare. Ogni azione, ogni iniziativa, ogni proposta pastorale nasce e deve nascere unicamente da quell’originario sguardo compassionevole di Cristo.

Se la Chiesa smarrisse questo modo di guardare il mondo, se smettesse di osservare la storia con gli occhi di Gesù, rischierebbe di smarrire la propria identità, trasformandosi in una fredda struttura burocratica o in una sterile agenzia di servizi.

Come è stato acutamente scritto: “Una gerarchia possessiva o delusa, dei sacerdoti che non vivono la dipendenza da Cristo, o che fanno altro, rispetto a quello per cui lui stesso li ha inviati, non si può certo dire che siano in missione”.

 

La responsabilità della Chiesa

Insieme al mandato Gesù affida alla sua Chiesa una responsabilità precisa e inderogabile: “pregate il padrone della messe mandi operai nella sua messe”. Le vocazioni alla vita sacerdotale sono un dono di Dio che la comunità cristiana ha il dovere di implorare in ginocchio.

Una Chiesa che non si preoccupi di generare e custodire i suoi sacerdoti, che non soffra per la loro mancanza e non interceda incessantemente per averne, è una Chiesa che non pulsa all’unisono con il Cuore di Cristo.

Infine, il Signore  ci indica lo stile che deve animare ogni opera di evangelizzazione. Il primo, fondamentale presupposto è un’amicizia personale, intima e totale con Lui. Se manca questo legame vitale, se l’annuncio del Vangelo si scollega dall’unione con il Maestro, la missione rimane incompiuta o, peggio, viene tradita.

Il secondo tratto distintivo è la gratuità: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Sono parole che ci ricordano come la vita, la fede, la salvezza e l’amicizia di Gesù non abbiano un prezzo e non possano essere acquistate in alcun modo.  Per questa ragione, il Signore chiede a ciascuno di noi, qualunque sia lo stato di vita o la situazione in cui si trova a operare, di farsi canale limpido attraverso cui possa scorrere l’immenso oceano dell’amore di Dio.

 

Il mistero nella Santa Messa e nel Vangelo

Tutta questa straordinaria compassione di Gesù non appartiene solo al passato delle pagine evangeliche, ma è un mistero vivo e in atto in ogni santa Messa, dove il Signore torna realmente tra noi.

Diventa nostro contemporaneo, compagno discreto del nostro cammino quotidiano e cibo celeste per sostenerci, passo dopo passo, fino al conseguimento della meta ultima e splendida: l’abbraccio eterno del Padre in Paradiso.

Insieme all’Eucarestia Cristo ci ha lasciato anche sua Madre. Nel suo Cuore Immacolato contempliamo riflesso lo stesso amore del Figlio. E così uniti al Signore Gesù e sostenuti dalla presenza materna della Vergine Maria possiamo camminare sicuri e custoditi.

 

 

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)


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