Spiritualità – XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A), la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
Ascolta “La presenza di Gesù dà forza nel cammino della vita” su Spreaker.
Il Vangelo di oggi ci introduce in uno dei momenti più intimi e luminosi della vita di Gesù. Egli innalza al Padre una preghiera di lode e di ringraziamento, piena di gioia e di fiducia e nello stesso tempo rivela il mistero della sua Persona. Fino a questo momento Gesù non ha ancora dichiarato apertamente di essere il Figlio di Dio.
Ora, invece, in poche righe, per ben cinque volte chiama Dio con il nome di Padre e parla con Lui davanti ai discepoli e alla folla. Gesù, dunque, non si presenta semplicemente come un profeta o un maestro di sapienza: rivela di essere il Figlio eterno di Dio, Lui stesso Dio.
Le parole di Cristo “ai piccoli, agli umili, ai semplici di cuore“
Ascoltiamo le Sue parole: “In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.
Poi rivolgendosi ai discepoli aggiunge: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”. Il Vangelo ci pone allora una domanda decisiva: a chi il Padre rivela il mistero del Figlio?
La risposta è sorprendente: non anzitutto ai sapienti e agli intelligenti secondo i criteri del mondo, ma ai piccoli, agli umili, ai semplici di cuore. Non perché Dio rifiuti chi possiede cultura o intelligenza, ma perché la fede nasce da un cuore disponibile, non da una mente orgogliosa.
La superbia chiude l’uomo alla verità; l’umiltà, invece, lo rende capace di accogliere il dono di Dio. La storia della salvezza lo conferma.
I primi chiamati da Gesù furono pescatori, persone semplici, poveri, peccatori, malati ed emarginati. Anche uomini colti e preparati, come Nicodemo o Saulo di Tarso, poterono incontrare davvero Cristo, ma soltanto dopo un profondo cammino di conversione, imparando a mettere da parte ogni presunzione per lasciarsi afferrare dalla Grazia.
Il valore della ragione per il cristianesimo
Il cristianesimo, dunque, non è contro la scienza né contro la vera sapienza. Al contrario, riconosce il valore dell’intelligenza come dono di Dio. Ciò che il Vangelo denuncia è l’orgoglio di chi pensa di bastare a se stesso e di non avere bisogno del Signore.
Per questo Gesù ci invita a rivestirci degli stessi sentimenti del Suo Cuore, che trovano la loro sintesi in due virtù: l’umiltà e la mitezza. L’umiltà è la virtù che ci custodisce nella verità dinanzi a Dio. Ci spoglia, infatti, da ogni tentazione di orgoglio e autosufficienza. La mitezza ci apre alla compassione e alla misericordia, rendendoci strumenti di salvezza per i fratelli.
Ma come possiamo vivere queste due virtù fondamentali? Mettendo il Signore al centro della nostra vita: dei nostri pensieri, delle nostre decisioni, dei nostri affetti e dei nostri progetti.
Quando il Signore occupa il primo posto, molte inquietudini perdono forza, il cuore ritrova pace e comprendiamo che ciò che conta davvero non si trova nei riflettori del mondo, ma nella fedeltà quotidiana all’amore di Dio e al servizio dei fratelli.
Gesù e il Vangelo
Per questo Gesù ci rivolge uno degli inviti più consolanti di tutto il Vangelo: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Egli non ci offre soltanto una dottrina o un insieme di regole morali. Ci dona se stesso.
È la sua presenza che sostiene, consola, rialza e dà forza nel cammino della vita. La fede non impoverisce l’uomo, ma lo arricchisce infinitamente, perché gli rivela la sua vera dignità: ciascuno di noi è voluto, conosciuto e amato personalmente da Dio. Nessuna vita è casuale, nessuna esistenza è destinata al nulla. La nostra vocazione ultima è la comunione eterna con il Signore Gesù.
Questa presenza di Cristo continua oggi nella Chiesa, in modo eminente nel sacramento dell’Eucaristia. Il Corpo che riceviamo nella Santa Comunione è lo stesso Corpo nato dalla Vergine Maria, offerto sulla croce, risorto glorioso e asceso al cielo. Nell’Eucaristia il Signore si dona realmente a noi, affinché la sua vita diventi la nostra vita.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)







