La Passione di Cristo salva l’uomo e rivela l’amore di Dio

Scritto da il 27 Marzo 2026

Spiritualità Domenica delle Palme, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

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Con la Domenica delle Palme entriamo nella settimana più santa dell’anno. È il tempo in cui la Chiesa celebra i misteri centrali della fede: la passione, la morte, la sepoltura, la discesa agli inferi e la resurrezione di Cristo. Con questi eventi Gesù conclude la Sua esistenza terrena e prende avvio il tempo della Chiesa, chiamata a continuare l’opera stessa di Cristo.

Siamo introdotti a questi giorni santi dalla processione con i rami di ulivo, memoria viva dell’ingresso solenne e trionfale  di Gesù nella città di Gerusalemme. Un trionfo, però, di breve durata! Nei giorni successivi, infatti, vedremo Cristo rifiutato, tradito e condannato ad una morte atroce. È proprio per questo che la Chiesa, in questa domenica, ci porta a meditare il racconto della Passione.

 

Gesù di Nazareth è Dio stesso

Nel racconto emerge una verità sconvolgente: Gesù di Nazareth – disprezzato, torturato e condannato a una morte ignominiosa – non è un profeta tra i tanti, ma è Dio stesso, che offre la propria vita per liberarci dalla schiavitù del peccato, quella schiavitù che ci impedisce di amare Dio e di amarci gli uni gli altri. Nella morte di Cristo in croce, dunque, non contempliamo soltanto l’ eroismo di un uomo che muore innocente, ma l’amore infinito di Dio per l’umanità.

La narrazione evangelica è popolata da molte figure, ciascuna delle quali si relazione a Cristo in modo diverso. Alcune sono esempi da seguire, altre, invece, ammonimenti da non ignorare. Non sono modello per noi la figura inquietante e tragica di Giuda, che tradisce; la mancata vigilanza degli apostoli che, pur animati da un sincero amore per Gesù, sono vinti dal sonno e dalla paura; la chiusura ostinata alla grazia dei capi del popolo; il rinnegamento di Pietro; l’atteggiamento incoerente e opportunista di Pilato; la crudeltà dei soldati, che insultano e scherniscono il Signore.

Sono invece da accogliere e imitare l’amore delicato e gratuito della donna che versa il profumo sul capo di Gesù; la fedeltà silenziosa e coraggiosa delle donne che accompagnano Cristo lungo la via della croce; la professione di fede del centurione, che vedendo come il Signore muore lo riconosce come vero Figlio di Dio; l’eroica fede della Vergine Madre, che ai piedi della croce rinnova il proprio “fiat” alla volontà di Dio e, così, viene associata all’opera di redenzione del suo divin Figlio; il coraggio di Nicodemo e di Giuseppe di Arimatea, che chiedono il corpo di Gesù, mettendo a repentaglio la loro stessa vita.

 

La Passione di Cristo salva l’uomo

È la Passione di Cristo che ci salva, perché è in essa che si rivela pienamente e si compie l’amore di Dio. A salvarci, dunque, non è il dolore – che lasciato a se stesso conduce alla disperazione – ma l’amore del Figlio di Dio, portato fino al dono totale di sè. Un amore che chiede di essere  riconosciuto, accolto e ricambiato

A illuminare questa esigenza ci viene in aiuto un grande pensatore cristiano, Pascal, che un giorno percepì  la voce del Signore che gli diceva:

Io ti sono più amico che il tale e il talaltro; io ho fatto per te più di essi: essi non soffrirebbero da te quello che io ho sofferto e non morirebbero per te, come io ho fatto e sarei disposto a fare ancora…vuoi tu che io continui a versare per te il sangue della mia umanità, senza che tu mi doni neppure una lacrima?”

 

Entriamo allora in questa Settimana Santa con cuore desto e disponibile, lasciandoci coinvolgere profondamente dal mistero che celebriamo. Non restiamo spettatori distratti, ma discepoli che scelgono di stare accanto al Signore.

Così, accompagnandoLo nel cammino della croce, potremo giungere con Lui alla gioia piena della risurrezione.

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)


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