La fede ci ricorda che non siamo soli nella tempesta

Scritto da il 3 Ottobre 2026

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti».

 

Spiritualità –  Omelia XXVII Domenica fra l’Anno, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

Ascolta “La fede ci ricorda che non siamo soli nella tempesta” su Spreaker.

 

 

Le parole che abbiamo ascoltato nella seconda lettura di questa Santa Messa sono, in un certo senso, autobiografiche. San Paolo non scrive ai Filippesi da una situazione comoda e protetta, ma dall’oscurità della prigionia, dove sta sperimentando sulla propria carne il peso della sofferenza. Ed è proprio per questo che le sue parole acquistano una forza e una profondità particolari:«Non angustiatevi di nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste»(Fil 4,6). Paolo conosce l’angoscia, conosce la preoccupazione, conosce il peso delle incomprensioni e delle persecuzioni a causa della fede. Sa che l’ansia ha il potere di paralizzare l’azione e di spegnere la gioia. Che cosa possiamo fare, allora, quando l’affanno si fa pesante e sembra occupare ogni spazio del nostro cuore?

 

La strada della preghiera 

San Paolo indica una strada possibile a tutti: la preghiera. Una preghiera spontanea, semplice e perseverante, attraverso la quale impariamo a deporre nelle mani di Dio il peso che portiamo sulle nostre spalle. È un modo concreto per dire: “Signore, questo peso non voglio più portarlo da solo; lo affido a Te”. Questa preghiera, che si snoda nella domanda e nella supplica, trova il suo compimento nel ringraziamento. Quando impariamo a fermarci per dire grazie a Dio, gli ostacoli non scompaiono e le difficoltà non cessano, ma cambia il nostro sguardo: non vediamo più la vita soltanto attraverso ciò che ci manca, ma impariamo a riconoscere con gratitudine anche tutto ciò che ci è stato donato.

È da questo affidamento che, dice san Paolo, nasce una pace che il mondo non può dare, perchè non la conosce: «La pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù». Vale la pena soffermarsi sul verbo che l’Apostolo utilizza: “custodirà”. La pace di Dio non è una semplice tranquillità psicologica o l’assenza di problemi, ma agisce come una sentinella che protegge il nostro cuore dalla disperazione e mantiene la nostra mente salda in Cristo, anche quando attorno a noi tutto sembra vacillare.

Ma san Paolo va ancora oltre. Dopo aver parlato della preghiera e della pace, ci invita a nutrire i nostri pensieri: «Tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri». Con queste parole, l’Apostolo  ci ricorda che anche la mente ha bisogno di essere educata e custodita. Possiamo lasciare spazio nei nostri pensieri al risentimento, al sospetto, alla banalità, alla cattiveria, all’odio; oppure possiamo scegliere di nutrire la nostra vita di ciò che è vero, bello, giusto, puro, buono e degno di essere amato. Non dobbiamo dimenticare che ciò che coltiviamo nei nostri pensieri, poco alla volta, plasma il nostro modo di vivere. Per questo la vita cristiana è anche un esercizio quotidiano di custodia del cuore e della mente, attraverso la pratica delle virtù umane e soprannaturali.

A questo punto, san Paolo aggiunge un passaggio decisivo:«Mettete in pratica queste cose». Dopo averci insegnato a pregare, ad affidarci e a custodire i nostri pensieri, ci chiede di trasformare tutto questo in vita concreta. La pace cristiana, infatti, non può rimanere soltanto un sentimento interiore: deve diventare uno stile di vita, un modo nuovo di affrontare le difficoltà e di stare davanti agli altri.

 

La presenza di Cristo

Ed è proprio quando la pace diventa vita che si compiono le parole dell’Apostolo: «Il Dio della pace sarà con voi». La pace cristiana, in fondo, non è semplicemente l’assenza di turbamento: è una Presenza. È Cristo stesso che abita la nostra vita. È Lui la nostra pace. Come nella barca degli Apostoli, anche il nostro mare può agitarsi, il vento può soffiare con forza e le onde possono sembrare più grandi delle nostre forze. Ma la fede ci ricorda una cosa essenziale: non siamo soli nella tempesta. Cristo è con noi. E se Lui è nella nostra barca, anche il mare più agitato non ha l’ultima parola.

In questo cammino di affidamento non siamo soli. La Vergine Maria è per noi la prima e più grande maestra della fiducia. Lei, sotto la Croce, con il cuore trafitto dal dolore, rimase salda nella fede e nella speranza. Guardando a Lei, impariamo a trasformare l’angoscia in preghiera, la paura in fiducia e l’incertezza in un abbandono sereno nelle mani del Padre.

 

 

 

 

 

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

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