Il nostro tempo è sedotto dall’individualismo: Gesù ci chiama a spalancare le porte del cuore

Scritto da il 27 Giugno 2026

Spiritualità– XIII domenica del Tempo Ordinario, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

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Gesù, che ha donato la sua vita per tutti, ci ha insegnato ad amare senza distinzione alcuna. Tuttavia, oggi nel Vangelo ci ricorda che Lui va amato più di tutti, merita un amore senza misura e senza limiti.

Niente e nessuno può prendere il suo posto nel nostro cuore, può essere preferito a Lui; neppure i legami familiari possono entrare in concorrenza con l’amore che a Lui si deve. Lui, infatti, è la misura della validità di ogni altro amore”.

 

Comprendere le parole di Dio

Solo alla luce di questa precisazione è possibile comprendere le parole del Signore, che in un’ottica puramente umana appaiono di una durezza incredibile e quasi disumane. In realtà, la sequela di Cristo può provocare l’opposizione di coloro che sono a noi più vicini. E se questo dovesse accadere, Gesù ci chiede di preferirlo.

Quella di Gesù è una pretesa che è possibile accettare solo se si riconosce in Lui il Figlio di Dio, la piena e perfetta manifestazione della volontà di Dio. L’amicizia con Lui è più importante della vita terrena, perché tramite Lui entriamo in relazione con Dio, fonte della vita.

L’altro insegnamento che raccogliamo oggi dalla pagina di Vangelo riguarda il mistero della Croce. Dice Gesù: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”(Mt 10,38). Con Cristo la croce si trasfigura e acquista senso; senza di Lui sprofonda, spesso, nell’abisso della disperazione. La sofferenza e il limite, come ben sappiamo, non sono un retaggio solo dei cristiani. E’ un’esperienza comune a tutti gli uomini.

Credenti o non credenti, presto o tardi, si imbattono nel dolore, nel declino fisico, nel silenzio della morte. Senza la fede,  dinanzi alla sofferenza, l’uomo rischia di ripiegarsi nell’amarezza o nella ribellione sterile.

 

Credere e partecipare alle sofferenze di Cristo

Chi crede invece può “prendere la sua croce” come un mezzo prezioso di purificazione interiore e di partecipazione alle sofferenze di Cristo per la redenzione dell’umanità. È unicamente a partire dal Crocifisso Risorto che l’uomo comprende davvero se stesso, decifra l’enigma della storia e impara la grammatica dell’amore autentico.

Gesù conclude il suo discorso con un invito all’accoglienza reciproca. Il nostro tempo, ferito da profonde frammentazioni e sedotto da un individualismo esasperato, tende a scorgere nell’altro non una ricchezza o un dono, bensì una minaccia alla propria autorealizzazione. Non a caso, il pensiero contemporaneo è giunto a formulare l’atroce assioma secondo cui “l’inferno sono gli altri”.

Il Vangelo ribalta radicalmente questa prospettiva: Gesù ci chiama a spalancare le porte del cuore, poiché il fratello — chiunque egli sia — è epifania e viva presenza del Signore che passa.

L’accoglienza diventa così la forma sorridente, concreta e quotidiana dell’amore cristiano, capace di rinnovare ogni ambiente in cui siamo chiamati a operare.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)


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