Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!» (Matteo, 14,22-33)
Spiritualità – Omelia XIX Domenica fra l’Anno, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina.
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La tradizione della Chiesa
La tradizione della Chiesa ha sempre visto nell’episodio della barca sbattuta dalla violenza delle onde, l’immagine della Chiesa stessa che attraversa il mare della storia tra difficoltà, prove e tempeste. San Giovanni Paolo II diceva che essa è “come nave che avanza tra i flutti, non raramente avversi, delle vicende umane» (Omelia a Efeso 1979).
Quando le difficoltà sembrano moltiplicarsi e le forze contrarie diventano più forti, è facile lasciarsi prendere dalla paura e dall’inquietudine per le sorti della Chiesa stessa e del mondo.
La vicenda di san Pietro, al riguardo, è illuminante. L’Apostolo, finché tiene lo sguardo fisso su Gesù, riesce a camminare sulle acque. Comincia ad inabissarsi e a soccombere quando smette di guardare il Signore e si lascia impressionare dalla violenza dei fenomeni naturali. E così la paura prende di nuovo il sopravvento.
Questo episodio ci insegna che la fede rende partecipi della signoria di Gesù, dona sicurezza al nostro cammino e fa scoprire che il Signore sa trarre il bene anche da quelle situazioni che, ai nostri occhi, sembrano destinate al fallimento.
Gesù non rimane indifferente
Il Vangelo di questa domenica è davvero una buona notizia. c davanti alle difficoltà, alle paure, alle sofferenze e alla richiesta di aiuto dei suoi amici. Al contrario, si fa vicino e li rassicura con parole piene di affetto e di consolazione: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”.
La parola coraggio, nel suo significa originario, significa “dare il cuore”. Egli, dunque, ci assicura, innanzitutto, che il suo amore non viene meno e che il suo cuore è per noi e per la sua Chiesa.
Quando, poi, afferma: Sono io, il Signore garantisce la Sua presenza, ci ricorda che la Chiesa appartiene a Lui, gode della Sua protezione e che anche noi siamo suoi e gli apparteniamo.
Queste parole ci liberano dalla tristezza e dal pessimismo e ci impediscono di cadere nella trappola in cui tante persone, così dette di cultura e anche cristiani, vogliono portarci, e cioè di pensare che la Chiesa sia prossima a scomparire e la fede sia ormai alla fine.
Da sempre, nel corso della storia, qualcuno ha annunciato la fine della Chiesa. Sono profezie che si ripetono da duemila anni e che sono sempre state smentite.
Non per i nostri meriti, ma perché il timone della Chiesa è nelle mani di Cristo. Come accadde agli apostoli, anche oggi il Signore può sorprenderci nel modo in cui interviene.
Non spetta a noi dirgli come deve agire. A noi è chiesto di fare una cosa sola: continuare tenere gli occhi fissi su di Lui.
Perché dobbiamo fidarci di Cristo
Ma perché possiamo fidarci così pienamente di Gesù? La risposta ci viene dal dialogo con Pietro, che termina con una delle più belle professioni di fede del Vangelo «Davvero tu sei il Figlio di Dio».
Gesù può camminare sulle acque e mettere a tacere la tempesta, qualunque forma essa assuma, perchè è il Figlio di Dio. Se Gesù non fosse Dio la fede in Lui non avrebbe alcuna ragion d’essere.
Per questo il Vangelo non vuole semplicemente mostrarci l’umanità di Gesù, che è evidente, ma soprattutto la sua divinità.Gesù è sulla barca della Chiesa e della nostra vita con la forza onnipotente della sua divinità. La Sua presenza non è eclatante, ma certa ed efficace.
Gesù, nell’Eucarestia, si rende presente nuovamente tra noi e anche a noi, come a Pietro, tende oggi la sua mano e ci attira a sè e ci tiene saldi nelle prove…fino a quando saremo eternamente uniti a Lui.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)














