Emilia-Romagna, Parma – Giovedì 18 dicembre lo psichiatra Paolo Crepet sarà al Teatro Regio di Parma per l’evento che trae il nome dal suo ultimo libro dal titolo “Il reato di pensare“.
Un momento dall’alto valore formativo dove si affronterà il tema importante e attuale riguardante la libertà di pensiero. In vista dell’evento abbiamo contattato il dottor Crepet per porgli qualche domanda:

Per iniziare questa intervista volevo prima chiederle come sta? Si ritiene in una fase felice della sua vita?
Abbastanza bene, sì, sono consapevole dei miei anni, ma anche abbastanza orgoglioso di com’è andata finora.
Come si descriverebbe ad un persona che ancora non la conosce?
Sono una persona libera, una persona che cerca di ragionare con la propria testa, sono una persona che ha fatto tanti mestieri. Ho cambiato molte volte nel corso della mia vita i miei obiettivi e anche il mio metodo di lavorare. Sono una persona fondamentalmente curiosa. Tutto qua: è un po’ difficile mettermi dentro una categoria professionale.
Tema dell’evento è la libertà di pensiero e il fatto che l’autocensura stia lentamente minando la creatività, la morale e il ragionamento: secondo lei, quanto costa agire sempre secondo il proprio pensiero in un mondo nel quale, apparentemente, appare difficile e non conveniente farlo?
Costa molto. La libertà costa, le cose belle in generale costano, nessuno te le regala per fortuna, se no sarebbe veramente orrendo.
Da cosa nasce secondo lei questa forma di autocensura? E soprattutto come possiamo evitarla?
Si cura facendo le cose che ti sembrano giuste, informandosi su quello che accade ma senza poi seguire necessariamente le opinioni. Bisogna farsi delle opinioni proprie, non bisogna seguire quello che è di moda, quello che gli altri ti consigliano. Bisogna sempre ascoltare, ma poi alla fine devi fare quello che credi davvero di dover fare.
Secondo lei fino a che punto ha senso seguire i propri sogni e quando invece bisognerebbe lasciarli andare?
Senza i sogni non so che cosa sia la vita. Non capisco come si faccia. Forse c’è qualcuno che non ha nessuna ambizione, non ha sogni, non ha un obiettivo. Mi pare un po’ strano.
I sogni hanno di bello che sono proprio fatti per essere realizzabili.
Le farei una domanda che sta a cuore a molti giovani, che oggi si trovano ad affacciarsi al mondo del lavoro. Sempre più spesso i giovani non si sentono compresi nel lavoro e soprattutto non sentono di star facendo qualcosa per il bene del proprio futuro. Cosa direbbe a un giovane che, entrando nel mondo del lavoro, non sente di star intraprendendo il giusto percorso?
I lavori si possono cambiare.
Molte volte l’ho sentita dire che dare troppo ai figli porta a togliere il desiderio, e che la perdita del desiderio in un figlio porti poi a perdere tante cose di conseguenza. Però sarà d’accordo che anche dare troppo poco a un figlio può rivelarsi pericoloso per la sua crescita. Allora il mio dubbio è: qual è il limite fra dare troppo e dare troppo poco per un genitore?
Non so. Gli adulti possono dare quello che credono di dover dare. Poi ci sono delle responsabilità che credo debbano assumere le persone a qualsiasi età. Non c’è un’età della responsabilità. Anche una persona molto giovane deve essere responsabile per ciò che fa, deve essere responsabile per mandare avanti i suoi studi; se lavora, altrettanto. Quindi non dipendiamo solo dagli altri. E voi, che siete giovani, non dovete dipendere dagli adulti.
Per info e partecipazione all’evento clicca sul link:
https://www.teatro.it/spettacoli/parma/regio/2025-2026/paolo-crepet-il-reato-di-pensare














